Arkansas, la recensione del thriller con Liam Hemsworth

L'esordiente Clark Duke scrive, produce, interpreta e dirige questo non così riuscito adattamento dell'omonimo romanzo di John Brandon.

Arkansas, la recensione del thriller con Liam Hemsworth
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Aspirando alla metrica tarantiniana, Arkansas di Clark Duke è suddiviso in capitolo. Nel primo facciamo la conoscenza del piccolo trafficante di droga Kyle Ribb (Liam Hemsworth), che viene promosso allo smercio del prodotto all'ingrosso nel territorio dell'Arkansas - appunto. Fa parte di un'organizzazione criminale indipendente gestita da un uomo che si fa chiamare Frog. Fatta la conoscenza del suo nuovo partner in crime, Swin Horn (Duke), i due incontrano anche il loro "superiore", Bright (John Malkovich), che spiega loro di essere un ranger al soldo di Frog e che lavoreranno per lui sotto falsa identità con il solo compito di smerciare più droga possibile lungo tutti gli Stati Uniti Meridionali.

La voglia di crescere all'interno dell'organizzazione, la paura di essere giudicati come "poco di buono", tanti malintesi, soldi, confronti e minacce daranno poi il via a una serie di rocamboleschi avvenimenti che metteranno in più di una spiacevole situazione i nostri protagonisti, costringendoli a drastiche decisioni per la loro stessa sopravvivenza.

Sul treno degli anni '90

Il libro di John Brandon da cui è tratto questo adattamento di Clark Duke è un prodotto che viaggia tra le corde di un Joe R. Lansdale e qualche piccola e tormentata ispirazione presa dalla grande letteratura di Cormac McCarthy, sicuramente da leggere per tutte le sue idee narrative e vezzi tematici. Una diretta trasposizione del romanzo non poteva che essere dunque una black comedy mascherata da thriller con toni e situazioni assurde e un'eccentricità caratteriale ed espositiva decisamente marcata.
Il parterre di protagonisti è strambo e variegato, dove giusto il Kyle Ribb di Hemsworth è forse il più normale, sempre interpretato dell'attore con quel freno passionale tirato, un po' inespressivo, mai realmente divertente o tragico. Funziona però bene in coppia con l'autore del progetto, che avendo macinato decine e decine d'esperienze in tanti prodotti di genere, dal cinema alla televisione (Greek, Kick-Ass, Sex Movie), sa come comportarsi a seconda dei momenti in gioco, siano essi torture, sparatorie, fughe o disattesi qui pro quo. Non la sua prima esperienza come sceneggiatore, comunque, e si nota anche da determinate scelte adoperata per dialoghi e racconto, ma il suo essere esordiente è decisamente sbandierato in lungo e in largo per tutto il film, che non vive mai di idee forti o davvero originali, che imita anche abbastanza spudoratamente altri prodotti e non fa mai quel passo in più per mostrare il massimo sforzo creativo, raggiungendo infatti risultati buoni ma superficiali, che intrattengono senza sorprendere.

La suddivisione in capitoli, per quanto riuscita, è banale e non ha un suo reale senso all'interno della storia a parte per il secondo arco narrativo, quello dove ci viene presentato il Frog di Vince Vaughn, personaggio abbastanza sopra le righe interpretato con grande spirito dall'attore, che mescola insieme due parti del Vaughn feticcio di S. Craig Zahler e una parte del Vaughn protagonista e caratterista della commedia americana.

In linea di massima la cosa migliore del film insieme a qualche passaggio violento e inaspettato, che vorrebbero essere anche questi à la Tarantino e che invece, pur godibili, lasciano purtroppo il tempo che trovano. In mano a un autore più navigato nel thriller, nel western e in alcune esagerazioni splatter come Jim Mickle, Arkansas sarebbe potuto essere davvero un grande adattamento, proprio come lo fu Freddo a Luglio. Invece è l'ennesimo prodotto che aspira alla sufficienza impegnandosi il giusto per non strafare, quando invece avrebbe potuto e dovuto.

Un titolo che sembra uscire direttamente dagli anni '90, rifinito ovviamente in chiave moderna ma con le stesse intenzioni produttive di allora, persino simile a un clobber movie anni '70, quelli tutti serietà, tono, cazzotti e passatempo. Per il grande ritorno al cinema di genere non è fuori tempo massimo ma è tutto il resto che sembra non essere davvero abbastanza per dirsi completamente riuscito. Potete vederlo in streaming su Amazon Prime Video.

Arkansas Il debutto alla regia dell'attore e sceneggiatore Clark Duke non è il massimo. L'adattamento dell'omonimo romanzo di John Brandon è un film che imita un po' Tarantino, un po' John Mickle e un po' persino Zahler, che tenta un mix di toni tra il tragico e il commediato, muovendosi tra buddy crime e picchiaduro anni '70. Non sorprende o cattura mai realmente, comunque, risultando evidentemente derivativo nella sua natura filmica, dove c'è poca originalità. In Arkansas funziona magnificamente Vince Vaughn come villain e anche lo stesso Duke regala un'interpretazione abbastanza riuscita, al cuore resta un titolo di genere godibile in più di una sua parte, anche se nel complesso non sorprende, non cattura e non convince del tutto.

6

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