Argentina, 1985 Recensione: un film che lascia il segno su Prime Video

La ricostruzione storica di un processo epocale brilla in una pellicola dall'umorismo raffinato, capace di straziare con il racconto di un dramma recente.

Argentina, 1985 Recensione: un film che lascia il segno su Prime Video
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I cinque terribili anni vissuti dall'Argentina sotto il mandato dittatoriale di Jorge Rafael Videla si sono manifestati nella morte, nella tortura e nella sparizione di migliaia di cittadini liberi, oppressi nel sangue dal regime fascista e militare in nome di una sicurezza pubblica che si dimostrò a più riprese vigliacca e assassina, finendo finalmente sotto processo nell'85 per i crimini contro l'umanità in quello che fu il più grande processo civile della storia mondiale.

Santiago Mitre porta su pellicola quel doloroso spiraglio storico in nome di una memoria che non deve essere evanescente, imbastendo una storia dal taglio documentaristico che equilibra con saggezza i suoi tratti umoristici con quelli spietati e drammatici. Dopo essere passato per la laguna italiana, in concorso e con serie possibilità di vittoria alla 79a Mostra del Cinema di Venezia (trovate qui tutti i vincitori di Venezia 79), Argentina, 1985 arriva sul catalogo di Amazon Prime Video di ottobre portando con sé il ritratto di un Paese ferito ma indomito, coltivato con cura all'interno di una cornice a metà tra la storia e l'ironia, che sorprende e rende eterno un dolore che deve essere condiviso col mondo.

A un anno dalla storia

La democrazia, nel paese sudamericano che pochi anni prima era stato sconvolto dalle lotte intestine tra peronisti, esercito regolare e bande paramilitari di estrema destra, venne formalmente ristabilita nel 1981 con la deposizione del sanguinario dittatore Videla.

Al suo posto venne insediato Roberto Eduardo Viola, facendo succedere un Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ad un altro, continuando in questo modo l'orribile tradizione armata che vedeva i militari assumere le posizioni del comando politico. Il popolo argentino reagisce alla successione con una vigilanza elevatissima, spingendo con ondate di ribellione verso una forma di governo che fosse legittimata dai cittadini, e questo anelito democratico dovette per forza di cose passare attraverso un corretto processo nei confronti delle autorità appena deposte, perché i loro sottoposti si erano macchiati di crimini indicibili contro l'umanità, nascondendosi dietro una facciata di sicurezza che avrebbe dovuto giustificare la violenza contro i sovversivi. Solitamente questo compito viene svolto da un tribunale militare, ma i colleghi di quei mostri accusati non avevano alcuna intenzione di giudicare le alte cariche in divisa, ancora capaci di profonde ingerenze con le loro macchinazioni, per questo si decise di trasferire l'onere ad un tribunale ordinario, nella speranza che il terrore di ripercussioni si manifestasse in un processo nullo.

È in questo modo che il pubblico ministero Julio Strassera e Luis Moreno-Ocampo si trovano a portare in giudizio il dittatore Videla ed i suoi fedeli commilitoni, all'interno di quel complicato caso giudiziario che dovette navigare tra minacce ed attentati per arrivare finalmente all'agognata assunzione di responsabilità che ridarà un briciolo di pace alle migliaia di vittime argentine.

Sangue ed ironia

L'approccio particolare alla narrazione di Argentina, 1985 si riflette in tutte le sue componenti fondamentali, dalla sceneggiatura - scritta dallo stesso regista con il contributo di Mariano Llinàs - al taglio visivo, passando per una propensione ad un fine umorismo che spezza con giovialità il racconto altrimenti tragico di un processo storico.

Non è un vero documentario quello di Santiago Mitre, non può esserlo in quanto rivisitazione filmica, ma si avvicina con convinzione ai lidi della ricostruzione fedele attraverso le tappe giudiziarie curate sullo schermo con profondo rispetto, le quali tratteggiano il quadro drammatico di un Paese lacerato da sparizioni e torture, atti ignobili perpetuati da uno Stato che si professava al lavoro per la sicurezza pubblica. È nelle deposizioni angoscianti dei sopravvissuti ai militari, ma anche in quelle dei parenti di chi è scomparso senza lasciare traccia, che si delinea il lato umano e terribile della pellicola, dentro un'aula di tribunale in cui si svolge un processo in larga parte paragonabile a quello di Norimberga, lasciando ai fatti ed alle ricostruzioni il fardello di descrivere al pubblico le atrocità subite dagli argentini. Mitre puntella questo orribile racconto reale con la quotidianità dei due pubblici ministeri, consci di essere chiamati dalla storia in nome dell'umanità intera, ma allo stesso tempo costretti a portare avanti le loro vite ordinarie, tra i figli orgogliosi ma sarcastici di Strassera (Ricardo Darìn) che commentano l'andamento del processo e ignorano le minacce anonime sempre più pressanti, mentre i familiari di Moreno-Ocampo (Juan Pedro Lanzani) riflettono la classe media del Paese con la loro vicinanza al regime dittatoriale coltivata da anni di propaganda di Stato, con l'accumularsi delle prove che li costringerà a prendere coscienza delle ignobili azioni di quelle divise che giuravano di proteggere e servire.

Un falso documentario

L'umorismo che alleggerisce la pellicola non è rumoroso, ma fine ed umile come i protagonisti descritti da una sceneggiatura inappuntabile, portati in scena da un cast di attori decisamente in parte, capace di gestire la drammaticità degli eventi così come i sensibili tempi comici dei loro dialoghi.

Tra chiamate anonime e intimidazioni che diventano sempre più oppressive, fino a sfociare in veri e propri attentati, Argentina, 1985 porta sullo schermo le repliche del Paese al lavoro degli avvocati e del loro giovanissimo team di supporto, e lo fa inquadrando le immagini all'interno di un formato video che riporta ad un'epoca poco lontana, mentre una regia dinamica e molto vicina agli attori contribuisce alle sensazioni documentaristiche con il suo perpetuo girare intorno ai personaggi, analizzandone le espressioni ed i gesti in brevi inquadrature dei dettagli, valorizzando i pochi interni illuminati da una luce calda dal taglio decisamente sudamericano.

Argentina 1985 Santiago Mitre scrive e dirige una pellicola dalle sensazioni documentaristiche, brutalmente onesta nella ricostruzione di un'orribile regime dittatoriale ma allo stesso tempo docile ed umoristica nel suo puntellare la visione con la quotidianità delle esistenze dei due pubblici ministeri, facendo da contraltare all'elevatissimo peso storico del processo che guidano contro Videla ed i suoi subordinati. Argentina, 1985 ha la peculiare capacità di dilaniare l'anima con le deposizioni dei sopravvissuti alle torture militari, ma anche di far sorridere nei piccoli momenti di un'intimità familiare portata sullo schermo da attori di elevata caratura, gestendo con estrema saggezza le due anime contrastanti di una sceneggiatura capace di lasciare il segno.

8

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