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Recensione Arance e Martello

Diego 'Zoro' Bianchi, sulle orme di Spike Lee, porta in scena una commedia di satira politica ambientata a Roma

Recensione Arance e Martello
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È l'estate del 2011. Nella cosiddetta “giornata più calda degli ultimi 150 anni” raccontata in Arance e martello arriva, nel popolare e popoloso quartiere San Giovanni di Roma, la notizia della chiusura del mercato rionale, con conseguenza sgombero dei banchi ed eventuale trasferimento, in altro luogo da definirsi, dell'attività commerciale dei commercianti locali. Scatta così il malcontento generale tra pescivendoli, macellai e fruttivendoli italiani e stranieri, proprio mentre il circolo locale del PD inizia una raccolta firme contro Berlusconi. Proprio la sede del circolo sarà il luogo strategico dal quale si muoverà una protesta “bipartisan”volta a fare arrivare al Municipio e in Campidoglio la voce del popolo, di destra e di sinistra. Ma non senza qualche intoppo... prontamente documentato dalla web radio locale e da un improvvisato reporter nostalgico della sinistra “di un tempo”, armato di videocamera e tanta, tanta pazienza! Nelle sue riprese troveranno spazio “compagni” e “camerati”, “fasci” e “zecche”, “celerini”, partigiani, apolitici e uomini della strada, sindaci e onorevoli.

Sulle orme di Spike Lee

Diego “Zoro” Bianchi, videoblogger antelitteram attivo dal 2003 e ideatore della serie Tolleranza Zoro nonché autore televisivo e scrittore, arriva al cinema sulle orme di Spike Lee e del suo Fa' la cosa giusta con un film molto sopra le righe che vuole, scherzosamente, rappresentare lo scontro tra civiltà locali e realtà politiche del territorio. I riferimenti a Lee sono espliciti ma il tutto è calato in un contesto assolutamente italiano e romano, con tutte le idiosincrasie del caso tra giovani e anziani che si riconoscono, più o meno, nelle ideologie di destra e di sinistra, tra tradizione e opportunismo.
Vengono infatti portate in scena le piccole ipocrisie e i sogni infranti dei rappresentanti di entrambi gli schieramenti, spesso nostalgici di un passato che è spesso diverso da come lo ricordano e in perenne lotta, all'acqua di rose, con il “nemico” salvo allearsi con esso per convenienza, opportunismo o un bizzarro senso di comunanza nel momento del bisogno. Il film di Bianchi inanella tutta una serie di situazioni e personaggi surreali e sopra le righe, anche se spesso calati in un contesto decisamente realistico e con precisi riferimenti alla realtà, soprattutto quando si mette a nominare (quasi) tutti i grandi esponenti della sinistra del passato e mette in campo il praticamente obbligato richiamo a Berlusconi e ai sindaci capitolini, anche se, probabilmente per evitare qualsivoglia problema relativo ad eventuali denunce, la palese (e decisamente aspra) caricatura di Gianni Alemanno viene sempre e comunque appellata come “il Sindaco”.

Arance e Martello Arance e martello è una commedia surreale, divertente e divertita, con la quale Diego “Zoro” Bianchi intende colpire, bonariamente, la politica del nuovo millennio divisa tra due schieramenti confusi, organizzati male, discretamente ipocriti e, a volta, addirittura intercambiabili, data la perdita di molti dei loro valori fondamentali. L'ironia non risparmia nessuno: i destrorsi ciechi e i radical chic di sinistra, i vecchi partigiani e i neofascisti, tutti accomunati dall'occhio (relativamente) super partes dell'alter ego del regista, che documenta tutto con camera a mano in prospettiva di realizzare un documentario degno di essere ricoperto di premi. In realtà lo sguardo di Bianchi rimane comunque abbastanza superficiale e racconta situazioni divertenti ma anche diversi luoghi comuni, a volte anche veritieri, ma certo non lungimiranti. E la parte finale, come si direbbe a San Giovanni, “la butta in caciara”. Insomma, per raggiungere Spike Lee la strada è ancora (molto) lunga, ma l'autore di Tolleranza Zoro si è incamminato nella giusta direzione.

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