Antboy, la recensione del cinecomic su Prime Video

Adattamento dell'omonimo fumetto, il film vede per protagonista un bambino timido e impacciato che acquista superpoteri dopo il morso di una formica.

recensione Antboy, la recensione del cinecomic su Prime Video
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Pelle è un ragazzino di dodici anni timido e impacciato, innamorato della bella Amanda - la ragazza più popolare della sua classe - che però non si accorge nemmeno della sua esistenza.
Un giorno al termine delle lezioni è inseguito da due bulli e finisce per nascondersi nel giardino di una solitaria e misteriosa villa. Qui viene morso da una formica e sviene per qualche ora.
Tornato a casa, durante la notte successiva Pelle soffre di strani incubi e la mattina seguente scopre che, nel sonnambulismo, ha ingurgitato enormi quantità di cibo. Sarà soltanto la prima delle stranezze che il giovane noterà; dopo aver spaccato un pezzo di porta con il semplice tocco delle mani e steso il suo professore di educazione fisica, il compagno Wilhelm - grande appassionato di fumetti - si convince che in seguito al contatto con l'insetto abbia ereditato dei superpoteri.
Un sospetto fondato che porterà Pelle a trasformarsi nel giustiziere ben presto conosciuto come Antboy, terrore del crimine locale.

Piccoli supereroi crescono

È vero che l'MCU ormai ci ha abituato a tutto e di più - basti pensare alle geniali contorsioni metacinematografiche-televisive di WandaVision - ma come il titolo potrebbe ipoteticamente suggerire non ci troviamo di fronte a un prequel sulle origini di Ant-Man, bensì a una versione della mitologia supereroistica ad altezza di bambino di produzione scandinava.
Questo è quanto proposto nei settanta minuti di Antboy, primo capitolo di una trilogia danese iniziata nel 2013, che ci racconta le incredibili avventure dell'omonimo protagonista, un ragazzino dal carattere introverso che si ritrova da un giorno all'altro dotato di una forza incredibile e di sensi iperacuti.
Un cinecomic in piena regola, in quanto il film è tratto dalla serie di fumetti creata da Kenneth Bøgh Andersen che, fin dal suo incipit, prende a piene mani dal relativo universo a stelle e strisce: il principale punto di riferimento è senza dubbio Spider-Man, con tanto di morso di un insetto a infondere le incredibili capacità al piccolo Pelle.
Da quel momento il racconto si instrada su un percorso sempre più classico, con l'entrata in scena del macchiettistico villain e una manciata di rese dei conti a caratterizzare la mezz'ora finale, con le porte aperte ai due ulteriori sequel poi effettivamente realizzati.

Un plot lineare

Il risultato è narrativamente elementare, rivolto principalmente a un pubblico di piccoli spettatori che potranno facilmente appassionarsi alla vicende del coetaneo protagonista, alle prese con tutti i vari step tipici di quell'età. La prima cotta, la presa di coscienza del proprio posto nel mondo e la scoperta dell'amicizia fanno parte di questo semplicistico coming-of-age in salsa fantastica.
Le sorprese sono pressoché al minimo e l'epilogo è già scritto, con un percorso privo di eccessivi scossoni atto a concludere questa prima avventura di Antboy.
Il regista esordiente Ask Hasselbalch, autore anche dei successivi episodi, dirige col pilota automatico sfruttando i discreti effetti speciali - le peculiarità delle formiche garantiscono d'altronde poteri non da poco - e chiama a vestire il ruolo di supercattivo un performer di navigata esperienza come Nicolas Bro, popolare attore danese visto tra gli altri in titoli impegnati del calibro di Le mele di Adamo (2006) e Brotherhood - Fratellanza (2009).
Disponibile, come l'intera saga, nel catalogo di Amazon Prime Video, il debutto di questo giovanissimo eroe mascherato è consigliato esclusivamente al relativo target di riferimento e a chi vive di fumetti dal mattino alla sera.

Antboy Una formica al posto di un ragno per contraddistinguere la genesi di questo piccolo supereroe made in Danimarca, nato prima sulle pagine dei fumetti e poi trasposto su grande schermo in una trilogia. Il primo capitolo, Antboy, si predispone come vera e propria origin-story, seguendo nell'incipit le basi narrative di Spider-Man con, appunto, un cambio di insetto a giustificare poteri di ben altro tipo. Un pizzico di ironia e il continuo citazionismo ai classici Marvel e DC non bastano però a rendere questa prima avventura degna di nota anche per il pubblico adulto, tanto che i settanta minuti di visione sono caratterizzati da un divertimento ad altezza di bambino, coetaneo o meno del piccolo protagonista.

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