Recensione Another Earth

Un'affascinante opera prima che mescola dramma e fantascienza

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Dopo il pianeta Melancholia firmato Lars von Trier, un nuovo evento planetario dalle influenze drammatiche è destinato a invadere le sale italiane. Another Earth, pellicola indipendente diretta nel 2010 dall'esordiente Mike Cahill e accolta con grandi lodi al Sundance Film Festival (dove ha vinto il premio speciale della Giuria e il premio Sloan), sarà distribuito il 18 maggio dalla divisione italiana di 20th Century Fox. Laddove ormai le pellicole action a tema fantascientifico sembrano vivere un periodo di stasi a livello di idee, il genere si contamina sempre di più con visioni intimiste e drammatiche appartenenti al cinema d'autore. Come per Melancholia quindi, ci troviamo dinanzi a un'opera che usa il mezzo fantastico per raccontarci una storia interiore ricca di bruciante umanità.

Tra terra e cielo

Sin dal Solaris originale, firmato dal maestro Andreij Tarkovskij nel lontano 1969, la figura di un nuovo pianeta che improvvisamente compare nel cielo è ricca di una grande carica simbolica, non solamente per ciò che concerne il versante visivo. In questo caso poi il racconto offre diversi spunti di riflessione, visto che il corpo celeste che appare improvvisamente nelle fasi iniziali di Another Earth, è nientemeno che una versione identica della nostra Terra. Il destino, come sempre tragico, vuole che sia proprio la comparsa di questo nuovo astro la causa di un terribile incidente nel quale rimane coinvolta Rhoda, studentessa appena ammessa al MIT (Massachusetts Institute of Technology). La ragazza sopravvive, ma nello scontro a perdere la vita sono la moglie e il figlio piccolo di John Burroughs, noto compositore, in quel momento al volante ma incredibilmente scampato alla morte. Dopo aver trascorso alcuni anni in carcere, la giovane decide di aiutare Burroughs, ormai finito negli abissi dell'alcoolismo, tenendo nascosta la sua identità (essendo minorenne all'epoca del reato, il suo nome non risultava agli atti e l'uomo era perciò ignaro di chi fosse l'involontario assassino della sua famiglia.
Another Earth è un'opera emblematica, non di facile assimilazione, ma ricca di un silente fascino che pervade questa storia di espazione e rimorsi narrata all'ombra di una nuova era per l'umanità intera. Una catarsi personale, raccontata con delicatezza e sobrietà, osservando da vicino gesti ed emozioni della protagonista, anima inquieta in cui ora l'unico sogno è quello di raggiungere la nuova Terra, nella quale la vita sembra seguire parallelamente la nostra in maniera speculare anche per quanto riguarda gli esseri umani (con dei veri e propri "doppi"), per poter iniziare nuovamente a vivere. Cahill è bravo a giocare sul filo dell'ambiguo, dei segreti, delle realtà difficili da affrontare e delle possibili vie di fuga, dove il reale collide con l'irreale, il dolore con la gioia, la vita con la morte. L'apice emotivo raggiunto nei minuti finali, pregni di un'intensa tensione emotiva, e lo splendido colpo di scena dell'epilogo, rendono Another Earth una pellicola misteriosa, sospesa proprio come la sua protagonista (interpretata in maniera sublime da Brit Marling, di cui sicuramente sentiremo parlare negli anni a venire) tra due mondi simili ma distanti.

Another Earth Un'altra Terra, identica in tutto e per tutto alla nostra, compare improvvisamente nel cielo. Una tragedia incombe nella vita della giovane Rhoda. Mike Cahill usa l'espediente fantastico per raccontarci una storia di rimorso e di espiazione ricca di implicazioni morali in grado di affascinare con lucida sobrietà.

7.5

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