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Anima: recensione del corto Netflix diretto da Paul Thomas Anderson

In occasione del lancio del suo nuovo album, ANIMA, il musicista Thom Yorke ha commissionato a Paul Thomas Anderson un corto disponibile su Netflix.

recensione Anima: recensione del corto Netflix diretto da Paul Thomas Anderson
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Nonostante duri poco più di un quarto d'ora, ANIMA racchiude al suo interno tantissime idee e soprattutto tantissimo cinema. Parliamo del nuovo film diretto da Paul Thomas Anderson commissionato dal frontman dei Radiohead Thom Yorke e dal servizio di streaming on demand Netflix, che lo distribuisce dopo averlo presentato a sorpresa con un ipnotico trailer.
Pensato per promuovere l'uscita del nuovo e omonimo album da solista del cantante, dopo The Eraser, Tomorrow's Modern Boxes e il recente Suspiria - colonna sonora per il film di Luca Guadagnino - ANIMA arriva come una sorta di chiosa per un discorso iniziato già da qualche anno (nel 2016 il regista de Il Filo Nascosto aveva diretto tre videoclip per il gruppo musicale di Yorke, Daydreaming, Present Tense e The Numbers, tutti estratti dall'album A Moon Shaped Pool), un discorso che, nel mescolare immagini potenti e, per quanto astratte (una caratteristica che generalmente il cinema di PTA non ha), pregne di significato (cosa che invece il cinema di PTA ha sempre avuto: con questo autore ogni frame mostra una cosa ma significa altro), rinunciasse in un certo senso al pensiero lineare della narrazione audiovisiva canonica per andare a giocare nel campo della musica onirica, feroce, irrequieta e brillante del compositore.

Eppure allo stesso tempo ANIMA quel discorso sembra volerlo ampliare, vantando quell'afflato da one-reeler che distingue i videoclip - anche i migliori - da progetti più ambiziosi: si inizia su un treno della metropolitana di Praga con i pendolari a bordo vestiti con uniformi incolori, un'atmosfera che rimanda a un dipinto avanguardista di Matisse. Sono tutti addormentati eccetto Yorke (che dimostra due cose, a) di essere un bravissimo attore e b) quanto un grande regista sia in grado di trasformare chiunque in un bravissimo attore), pronto ad appisolarsi.
Il mondo dorme, Yorke prova a resistere. Ma sta cedendo.

"Che cosa è successo ai tuoi sogni?"

Lo chiede un annuncio pubblicitario nella metropolitana dalla quale il film parte, e in un certo senso ANIMA è raccolto in questa domanda: appena prima di crollare Yorke intravede la più bella fra le compagne di viaggio (Dajana Roncione, compagna di vita del musicista) e quindi si parte davvero. Non è chiaro in quale mondo siamo, se in quello della veglia o in quello del sogno, né se Yorke sia riuscito a tenere gli occhi aperti o se si è inconsapevolmente abbandonato a qualsiasi sia la realtà che ospita la donna che lo ha attratto. Il nostro "eroe", che in una certa misura - soprattutto per le movenze e i tempi da cinema muto che comunica col corpo, in particolar modo nella scena del tornello - Anderson potrebbe aver creato avendo in mente il Vagabondo di chapliniana memoria, finirà su una lastra grigia inclinata il cui scopo è quello di fargli perdere l'equilibrio, dando il là a una follia visiva che fa pensare ai coreografi di un wuxia movie sotto metadone in scena sul palco di un concerto. Poi si inizierà a vagare per corridoi dalla fotografia acquosa di Jordan Cronenweth in Blade Runner di Ridley Scott (leggi: Everycult di Blade Runner) ma più astratta, che proietta immagini-pensieri che non hanno corpo ma solo significati.
La cosa che più si avvicina a uno stacco-punto narrativo arriva quando la traccia "Traffic" sfuma nel synth di "Dawn Chorus", che forse è anche il momento migliore di tutto il film: i due personaggi, Thom e Dajana, lui e lei, forse due componenti della stessa psiche/anima, o due proiezioni della stessa mente sognante, o forse ancora chi sogna e la personificazione di una sua reminiscenza, si riconciliano nei vicoli con poesie e musica per il loro ballo estivo.

La carica romantica che viene espressa dalla sequenza è pura, incontaminata, sembra non avere nulla a che fare con tutte le oscurità che circondano il resto della produzione, dei testi e delle musiche, e ha quella stessa euforia malinconica che bagnava i fotogrammi della scena di Doc Sportello e Shasta Fay sotto la pioggia in Vizio di Forma. È come scavare sotto la nostalgia, i dolori e le paure che opprimono il mondo - un mondo grigio e metropolitano, quello dal quale ANIMA parte - per arrivare a toccare uno spruzzo serale di felicità insperata, qualcosa di così bello e vero che era impensabile si trovasse così sotto la superficie.
Non si teme il sonno per gli incubi che potrebbe celare, al contrario ci si abbandona a esso nella speranza che faccia riaffiorare attraverso i sogni dei ricordi meravigliosi che il dolore del mondo reale aveva cancellato. Che Anderson riesca a esprimere questo concetto con le immagini, usando la musica come spunto, ha quasi del miracoloso.

Anima Perfino su commissione Paul Thomas Anderson dimostra di non essere in grado di sbagliare: il cineasta dalla filmografia praticamente illibata realizza la sua ennesima grandissima opera, onirica, astratta, cullata dalle musiche e dai testi evocativi di Thom Yorke. Quindici minuti di grande cinema in formato ridotto cortesemente offerti da Netflix e disponibili per tutti gli abbonati, per i fan del musicista e soprattutto per gli appassionati dell'arte audiovisiva.

9

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