L'angelo del crimine, la recensione del film di Luis Ortega

Un thriller-crime biografico ispirato alla figura del serial killer argentino Robledo Puch, conosciuto negli anni '70 come l'angelo della morte.

recensione L'angelo del crimine, la recensione del film di Luis Ortega
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È stato il film argentino più visto di sempre nei cinema nazionali, presentato in competizione a Cannes nella sezione Un Certain Regard e candidato, senza entrare nella cinquina finale, dal proprio Paese all'edizione 2019 degli Oscar. L'angelo del crimine, distribuito in sala anche in Italia, è ispirato a un personaggio controverso come Robledo Puch, criminale e serial killer che per il suo aspetto piacente e innocente, tale da far strage nel cuore delle ragazze, è stato soprannominato l'angelo della morte. Condannato all'ergastolo per undici omicidi, diciassette rapine, violenze sessuali e altri reati di "minore entità", Robledo è stata la fonte di ispirazione per il protagonista.

Le apparenze ingannano

La trama vede quindi per protagonista Carlos, studente diciassettenne senza freni inibitori. Il ragazzo, che vive con i genitori di povere origini, ha un vero e proprio talento/ossessione per il furto e fa irruzione in appartamenti di lusso portando via ogni volta oggetti preziosi o mezzi costosi. La definitiva svolta nella sua carriera da piccolo delinquente avviene tra le aule scolastiche, dove incontra Ramón, dal quale si sente fisicamente attratto (Carlos infatti manifesta tendenze omosessuali, nonostante abbia una fidanzata) e lo sceglie come suo partner criminale. Ramón infatti è figlio di una coppia nota per aver avuto guai con la giustizia, e insieme a loro Carlos inizia a progettare piani e colpi sempre più ambiziosi, durante l'esecuzione dei quali cominciano a "scapparci" le prime vittime. Il protagonista, apparentemente all'oscuro della distinzione tra giusto e sbagliato e apatico nel manifestare le proprie emozioni, viene consumato sempre più dalla cupidigia ed è determinato a ottenere quanto più possibile, incurante che le conseguenze delle sue azioni possano ripercuotersi su persone innocenti o sulla sua stessa famiglia.

Male allo stato puro

Un'operazione sulla scia di altri titoli similari quali il nostrano Vallanzasca - Gli angeli del male (2010) e il più recente Ted Bundy - Fascino criminale (2019), in cui rispettivamente Kim Rossi Stuart e Zac Efron rivestivano i crudeli panni delle icone criminali. A ricoprire per l'occasione lo scomodo ruolo è l'esordiente assoluto Lorenzo Ferro: ricci biondi e fascino sbarbino per un'interpretazione che restituisce appieno il carattere scostante dello spietato protagonista. L'angelo del crimine, promosso nientemeno che da Pedro Almodòvar (il cui nome compare anche nella locandina), è un'operazione che crea un voluto fastidio nei confronti dello spettatore, poco restio a identificarsi con figure così subdole e prive di un qualsiasi senso di rimorso o dubbio.
Un'esaltazione del male in forma cinematografica che convince a metà, e nel quale la suspense si manifesta come costante e amorale sottofondo alla vicende compiute dai personaggi principali (nella parte di spalla anche il figlio d'arte Chino Darín), tra voice-over e improvvise quanto inaspettate stoccate di cieca e gratuita violenza.

Con l'omosessualità latente di Carlos al centro di alcuni passaggi potenzialmente controversi, con l'ossessione per i genitali maschili che diventa ben presto ripetitiva, e il solo rapporto con la madre (una sempre ottima Cecilia Roth) a restituire una parziale verosimiglianza drammatica, il regista e sceneggiatore Luis Ortega (i cui lavori passati sono inediti nel BelPaese) insiste eccessivamente su atmosfere torbide e asettiche, dando vita a una massa cinematografica sì affascinante ma priva di un reale appiglio empatico per entrare pienamente nel cuore nero del racconto.

L'angelo del crimine Record d'incassi in Argentina, L'angelo del crimine si ispira alla figura criminale realmente esistita di Robledo Puch, ladro e assassino che all'inizio degli anni '60 si macchiò di svariati crimini e delitti e venne soprannominato, per via del suo aspetto candido e ingenuo, l'angelo della morte. Il film scritto e diretto da Luis Ortega mette in luce, con una marcata caratterizzazione su toni apatici, i controversi lati del personaggio, spietato esecutore a sangue freddo e privo di rimorsi e morale. Allo stesso modo il regista si concentra sulla latente omosessualità del protagonista con un tono morboso e ambiguo, nel tentativo di infondere verve a una narrazione altrimenti ciclica. Le due ore di visione possiedono una propria, istintiva e ferale personalità nel ritrarre questo insospettabile volto del Male, ma il vuoto emozionale rischia in più passaggi di smorzare l'interesse verso la storia e il suo protagonista. Il film andrà in onda stasera, martedì 11 febbraio, alle 21.10 su RAI4 in prima visione assoluta.

6

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