Ancora auguri per la tua morte, recensione: l'horror diventa sci-fi

Dopo il successo di Auguri per la tua morte, arriva il sequel Ancora auguri per la tua morte, dove l'horror ha ceduto il passo alla fantascienza.

recensione Ancora auguri per la tua morte, recensione: l'horror diventa sci-fi
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Immaginate che sia il giorno del vostro compleanno. Un giorno speciale, che probabilmente vorreste non finisse mai, come fosse una sorta di sogno a occhi aperti. Per Tree, la protagonista di Auguri per la tua morte, tale utopia si è trasformata in un incubo appena due anni or sono: inseguita da un killer intenzionata a ucciderla, la ragazza è costretta a rivivere da capo sempre il medesimo giorno ogni volta che muore, con lo stesso nefasto epilogo.
A ogni "giro di giostra" si risveglia nel letto di un compagno di college, Carter, un siparietto interrotto dopo qualche minuto da Ryan, nerd della peggior specie che tenta di riappropriarsi del suo letto. È proprio il giovane e scapestrato Ryan, studente di scienze e personaggio di terz'ordine del primo film, ad avviare il meccanismo di Ancora auguri per la tua morte, all'interno del quale i ragazzi protagonisti rimarranno incastrati in un nuovo, tragico loop temporale.

Multi-dimensione

Il primo capitolo è stato per certi versi una sorpresa, una novità: una commedia horror con tinte slasher divertente e curiosa, con una Jessica Rothe in grado di dare il giusto ritmo alla narrazione. L'attrice statunitense torna su grande schermo anche in questo sequel, rappresentando inoltre uno dei pochi aspetti positivi della produzione, attorno a lei però guadagnano spazio anche figure secondarie che diventano di fondamentale importanza. Nel 2017 noi spettatori vivevamo la storia fianco a fianco con Tree, con lei dovevamo capire cosa stesse succedendo e come si poteva interrompere il tremendo loop in cui era (ed eravamo) finita.
Questa volta gli sceneggiatori, non potendo più contare sul fattore sorpresa, hanno deciso di dare al pubblico qualche informazioni aggiuntiva, chiamando in causa la più classica fantascienza "di formazione", con piccoli geni all'opera fondamentali per la risoluzione del buco temporale che genera gli eventi. È infatti un grande dispositivo di metallo che causa anomalie nel continuum spazio-tempo, aprendo inoltre le porte a diverse dimensioni e realtà. Dal punto di vista formale, tutto si complica dunque, non è però il divertimento a giovarne.

Horror/Sci-Fi/Teen Comedy

Ancora auguri per la tua morte appare sin da subito, purtroppo, un prodotto forzato, creato quasi ed esclusivamente per via del grande successo ottenuto con il film originale. Un contenitore di idee ormai già viste che fatica a far entrare lo spettatore nella storia. Se nel 2017 le tinte horror erano marcate, in grado di regalare persino qualche attimo di tensione, questa volta abbiamo a che fare con una Teen Comedy a tutti gli effetti, con il target generale del progetto riveduto e corretto al ribasso.
Il focus non è più evitare di morire e mettere nel sacco l'assassino, ci si è spostati su una improbabile corsa a ostacoli contro il tempo, animata da personaggi il più delle volte stereotipati e pronti a tutto pur di mettere i bastoni fra le ruote - anche senza apparente motivo. Il vero villain di questa iterazione è in effetti rappresentato dal tenace e pasticcione preside di facoltà del college, non dall'assassino vero e proprio. Qualcuno muore, effettivamente, nel corso dei 99 minuti di visione, ma sono morti senza significato, quasi fini a loro stesse; proprio Tree, capito il meccanismo, finisce per suicidarsi più volte finché non trova la via di fuga finale
Il "franchise", se così vogliamo chiamarlo, di Auguri per la tua morte si è dunque riempito di sfumature demenziali, che non convinceranno il pubblico più adulto. Discorso diverso invece per gli adolescenti, che troveranno in Ancora auguri per la tua morte un'occasione d'oro per evadere dalla realtà, mettendosi alla pari con i protagonisti del film - uno di questi afferma, in una battuta, di non aver mai visto Ritorno al Futuro, è proprio questo il target di cui stiamo parlando.

Fuori strada

Il flusso degli eventi, che comunque ha un ritmo sospinto, è poi inframezzato da momenti in cui si spinge il pubblico a pensare, a fare le scelte giuste, ad accettare le perdite che - prima o poi - arrivano sempre a bussare alla nostra porta nel corso della vita. La stessa Tree viene portata fra l'incudine e il martello, di fronte a un bivio che la obbliga a scegliere l'amore o la famiglia.

Righe di sceneggiatura intrise di valori del tutto sani, genuini, anche se un tantino didascalici, che servono però a dare un'anima a un progetto altrimenti freddo, superficiale, del quale avremmo potuto perfettamente fare a meno. Sul piano tecnico, il regista e sceneggiatore Christopher Landon appare meno motivato rispetto al lavoro precedente, in fase di scrittura poi si percepisce l'assenza di Scott Lobdell, il cui talento aveva forse aiutato il primo capitolo a essere più omogeneo, diretto, meno propenso a uscire di strada. Le scene post credit, che rimandano di fatto a un terzo capitolo, purtroppo non aiutano, al contrario inseriscono nella storia ulteriori elementi di disturbo affatto originali. Il destino di Tree è oggi più che mai incerto.

Ancora auguri per la tua morte Tree Gelbman pensava di essere uscita dal loop temporale che la teneva schiava in Auguri per la tua morte, non aveva però fatto i conti con il marketing e l'industria di Hollywood. Dopo il clamoroso successo del primo film, la Blumhouse ha deciso ovviamente di concedere al pubblico un bis, rischiando però di uscire clamorosamente di strada. Ancora auguri per la tua morte perde quella leggera tensione e il divertimento genuino del film originale per cedere il passo alla fantascienza, alla commedia demenziale, abbassando ulteriormente il target di riferimento. Non potendo più contare sull'effetto sorpresa del loop temporale, la sceneggiatura si appoggia a idee deboli, tutt'altro che originali, e a figure secondarie eccessivamente stereotipate. Noncuranti, le scene post credit aprono la strada a un terzo capitolo che si espone a un plot ancora più superficiale. La storia, del resto, è destinata a ripetersi, ripetersi, ripetersi ancora.

5

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