Amore 14: Recensione del nuovo film di Federico Moccia

Dopo il grande successo di Tre Metri Sopra il Cielo, Federico Moccia torna con 14, nuovo film dedicato agli amori giovanili.

Amore 14: Recensione del nuovo film di Federico Moccia
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Parliamoci un momento a viso aperto e consentitemi di abbandonare per una volta quel "plurale accademico" solitamente utilizzato su queste nostre pagine web di Everyeye.
Se dovessi tentare di parlare di Federico Moccia in modo tale da non far piovere una denuncia sulla testa del sottoscritto, potrei fare un enorme sforzo di coscienza e dire che se non altro come autore televisivo alla fin fine è passabile. I Ragazzi della 3a C, College sono nei ricordi di tutti quelli cresciuti negli anni 80, mentre programmi come Ciao Darwin e Chi ha incastrato Peter Pan, nonostante il trashume pop, si lasciano guardare grazie alla presenza del sempre professionale Paolo Bonolis, amico di vecchia data di Moccia.
Passando ai suoi exploit letterario cinematografici, il discorso cambia: tentare di mantenersi su toni urbani diviene una prova di volontà ferrea. Mi limiterò a dire che per dovere di cronaca (cosa che da alcuni potrebbe essere definito come autolesionismo), ho dovuto vedere i vari 3 metri sopra il cielo, ho voglia di te e Scusa ma ti Chiamo Amore (che trovate recensito sulle nostre pagine da un Nicolò Carboni in stato di grazia in quanto a lettere al vetriolo). Ho anche provato a leggere uno dei suoi libri, nello specifico quello di Tre metri sopra il cielo, ma ammetto che a metà, per sopraggiunta gastrite, ho dovuto smettere fiondandomi in farmacia per acquistare un adeguato dosaggio di lansoprazolo. Il lansoprazolo è una manna per l'ulcera gastrica e duodenale. Fortunatamente è un farmaco mutuabile e non ho dovuto mettere mano al portafoglio, perché sennò avrei dovuto mandare delle indignate lettere di protesta all'ufficio del nostro entrando in modalità "Nonno Simpson".
Voi mi domanderete allora perché io abbia di nuovo perseverato in questa forma di masochismo cinematografico con questo Amore 14.
Dovere di cronaca appunto.

Carolina o Caro?

Carolina, detta Caro (Veronica Olivier che ovviamente non ha nulla a che vedere con Lawrence, ma su questo c'erano pochi dubbi al riguardo considerata la dizione con un "vago" accento romanesco), abita nella capitale. Ha una sorella che detesta cordialmente e un fratello aspirante scrittore, soprannominato Rusty James (se Coppola fosse morto, probabilmente si starebbe rivoltando nella tomba), che adora. Il padre lavora come infermiere, mentre mamma lavora in una stireria. Come da copione ha anche due amiche del cuore, Alis e Clod, con le quali condivide tutto, e trascorre con loro le giornate tanto a scuola quanto fuori. Proprio a loro svela i segreti dei primi amori estivi, dato che a 14 anni, come ci suggerisce Moccia, si è del tutto digiuni di sessualità and co. Evidentemente nell'universo del nostro autore internet ed affini non esistono, ma andiamo avanti.
Durante una ricerca effettuata in una libreria - l'argomento della recherche è proprio l'erotismo - s'imbatte in Massi, un ragazzo di 17 anni. La cotta scatta istantanea. Saranno solo rose e fiori o le delusioni si nascondono dietro l'angolo?

Adolescenti di plastica.

Vedere un regista/scrittore (?) alla soglia dei cinquantanni che indossa quasi perennemente un baseball hat è piuttosto fastidioso, a patto che costui non risponda al nome di Steven Spielberg. Se questo è un modo per dichiarare un maniera velata e subliminale il fatto che si è ancora gggiovani (mi raccomando le tre g) dentro e in contatto con una realtà della quale invece non si è mai posseduta una vera cognizione di causa, malgrado le cinque decadi dichiarate dalla carta d'identità, non lo sappiamo. Una cosa è sicura: il successo che ha baciato il novello cantore degli adolescenti italiani ha delle connotazioni inquietanti. Già perché al posto di godersi le fortune derivate dall'essere autore televisivo e l'eredità di papà Giuseppe Moccia, più conosciuto col nome d'arte di Pipolo, con il quale ha firmato alcuni classici della commedia italiana insieme al suo compare Franco Castellano, il nostro ha trovato una vera miniera d'oro con il minimo degli sforzi. Storie facili facili, costruite tutte allo stesso modo. I suoi adolescenti sono schiavi del consumismo, delle apparenze, delle categorizzazioni più becere per le quali si è solo "sfigati o fighissimi", e hanno lo spessore della carta velina. Nonostante i mille problemi che affliggono i teenager italiani (e non solo), definire come semplicistica la visione che di essi ha Moccia sarebbe già tanto. E questo Amore 14 non fa eccezione. Viene da chiedersi perché in America un figlio d'arte come Jason Reitman sia in grado di partorire una pellicola come Juno, in cui il tema della maternità adolescenziale viene affrontato con maturità ed intelligenza senza per questo scadere nel drammatico fine a se stesso, mentre in Italia tutto quello che possiamo chiedere è di vedere delle/dei tredici/quattordicenni mediamente burine/i, di buona famiglia che parlano e si comportano come se quello contenuto fra le loro orecchie non fosse altro che una landa desolata nella quale è difficile trovare anche la minima parvenza di attività neuronale. La dimensione del giovane ritratto da Moccia non è quella sfaccettata e conflittuale, fatta di luci ed ombre, che connota gli step che conducono all'età adulta, ma quella patinata di uno spot in cui tutto è lindo, pinto e romacentrico. Sono i figli di una borghesia da cartolina, progenie di un qualunquismo consumistico che traspare in maniera limpida dalle immagini del film. E tutto ciò mentre, a giorni, debutterà nelle sale un'altra storia di adolescenza difficile, quel Marpiccolo di Alessandro di Robilant che con molta più audacia ci racconta uno spaccato di vita ben più crudo e realistico. Sia ben chiaro che la nostra critica a Moccia non scaturisce dal suo essere popolare, ma nel suo essere del tutto scollato da quello che vuole narrare, dalla falsa ingenuità che in realtà è calcolata a tavolino perché tutti noi che abbiamo cugini, fratelli o sorelle minori, sappiamo che magari abuseranno un po' troppo di "k" quando scrivono gli sms, ma sono di certo più complessi dei "bimbiminkia" di Moccia. Come minimo, qualche critico, avrà di sicuro il coraggio di scrivere che quelle del MocciosoMoccia (l'alliterazione è quasi piacevole quindi continueremo ad utilizzarla) è una semplificazione atta a creae un qualche grado di complcità con le menti dei coetanei dei suoi protagonisti, perché questo mondo fatto di product placement ruffiano, canzonette trucide figlie della Tv più deleteria e triviale, non a caso è stata scelta Senza Nuvole di Alessandra Amoroso (uno dei parti della de Filippi) come main track, e quesiti esistenziali che sembrano ripresi dalle pagine di Cioè sembrano essere l'unico riferimento esistenziale. In Amore 14 c'è tutto questo: c'è la protagonista che a 14 anni non sa nulla del sesso (MocciosoMoccia, facci almeno la cortesia di guardare un Tg o di leggere un quotidiano), c'è l'amica ricca, quella un po' più cicciotella e sfigata, il belloccio, tutto il prevedibile susseguirsi di delusioni che nascono dai tradimenti e dai problemi di chi sta accanto alla protagonista con famiglia che parte felice e attraversa il classico attimo di dramma, e ci sono dei dialoghi dal quale emerge non il vuoto pneumatico dei personagi scaturiti dal cappellino da baseball di MocciosoMoccia. Perché qua non c'è un intento satirico o come tante volte accade in certi film statunitensi, pensiamo in automatico a lavori come Mean Girls di Mark Waters, ma delle velleità quasi neorealistiche, la volontà di fotografare una dimensione che non è stata mai vista neanche da lontano con un binocolo. E la semplificazione non è un metodo per creare empatia. E' solo l'ennesima dimostrazione dell'assoluta ignoranza dell'universo-giovani.

Amore 14 Qualsiasi commento sulla regia kitsch imbastita da Moccia è superfluo: animazioni, trucchetti digitali, voce narrante della protagonista alla quale la produzione poteva pagare almeno un corso mensile di dizione, fotografia piatta e un co-protagonista che pare il fratello minore di - ma guarda un po'che strano! - Riccardo Scamarcio. Ma, come ribadito più volte, l'aspetto più fastidioso di tutto il Moccia Affair è l'atteggiamento falsamente genuino di chi vuole raccontare i giovani senza avere la minima cognizione di ciò che si va a descrivere. Quelli di Moccia non sono dei ritratti: sono degli spot televisivi particolarmente lunghi e brutti in cui delle macchiette prive di consistenza si agitano e blaterano davanti all'obbiettivo. Se se vi va di vedere un gradevole film italiano che parla di una ragazzina che si aggira attorno ai 14 anni di età, non possiamo esimerci dal consigiarvi di recuperare in dvd L'estate del Mio Primo Bacio di Paolo Virzì. Giusto per capire cosa sia la differenza fra un narratore e un dispenser umano di lucchetti dell'amore (sob!). Perché siamo tutti consapevoli del fatto che l'adolescenza sia un periodo difficile, che essere teenager è realmente arduo e che molte sono le problematiche dei “giovani d'oggi”. Tutti tranne Moccia.

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