Ammonite Recensione: convince la storia d'amore tra Winslet e Ronan

La coppia Kate Winslet-Saoirse Ronan si spoglia di orpelli per vivere di vero amore in Ammonite, sotto l'occhio attento di Francis Lee.

Ammonite Recensione: convince la storia d'amore tra Winslet e Ronan
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Lontana, isolata, Mary Anning è della stessa sostanza degli ammoniti che cerca, raccoglie, scopre sulle spiagge di Lyme Regis in ogni stagione, baciata dal sole o bagnata dalla pioggia. Senza discendenti, vive come se fosse un automa, sola, spogliata della sua umanità. Imprigionata in una routine pedissequamente ripetitiva, copia e incolla ciò che è stato ieri nella potenza del domani; così facendo Mary affronta l'oggi in maniera granitica, senza stimoli, ritrovando nella sua ricerca l'unico brivido che le permette di far battere elettricamente il proprio cuore, e così vivere.

Poi arrivano i capelli raccolti di Charlotte Murchison, i suoi modi gentili, gli occhi azzurri, e per Mary quella corazza inizia a sciogliersi dall'interno, lasciando che pochi segnali esterni denuncino il crollo della donna sotto la forza dell'attrazione e del fuoco della passione. Questo è Ammonite, il lungometraggio con Kate Winslet e Saoirse Ronan che debutta sul piccolo schermo tra i film Sky e NOW di dicembre 2021.

La leggenda di un amore universale

Quello diretto da Francis Lee non è Ritratto della donna in fiamme, capolavoro di Céline Sciamma e non ha pretese di esserlo. Inserendosi autonomamente tra gli interstizi spigolosi della sempre più interessante e colma galleria di storie a carattere LGBT, Ammonite si libera dai legami pseudo biografici, per aspirare all'universalità.

Seguendo la nascita, esplosione e dolorosa stasi del legame tra la misconosciuta pioniera della paleontologia Mary Anning e Charlotte Murchison (moglie di quel Roderick Murchison, fondatore della Geological Society of London) la regista narra semplicemente una storia d'amore, vestendola di quella riservatezza mista a paura e insicurezza che chiunque può sperimentare sulla propria pelle, moltiplicandola all'ennesima potenza per rispondere a un contesto colmo di pregiudizi e ostracismo come quello dell'Inghilterra dell'Ottocento (sebbene la contemporaneità non abbia dato molto spesso adito a qualche cambiamento, si pensi ai casi di cronaca, o alla nostra recensione di Carol e a La vita di Adele).

Il cuore caldo di un battito glaciale

Può apparire freddo, glaciale, apatico Ammonite, quando nella profondità della sua messa in scena, batte invece un cuore sincero, passionale; basta solo ascoltare attentamente.

La regista lascia che le emozioni prendano corpo nello spazio del fuori campo, costruendo una fortezza che tenta inizialmente di non fuoriuscire i sentimenti. La sua cinepresa rimane ferma, limitandosi a qualche movimento in camera a mano per seguire a dovuta distanza le sue protagoniste con fare quasi neorealista. Senza intromettersi, lascia così che siano esse a mostrarsi, presentarsi, farsi conoscere al proprio pubblico. Ma Mary è restia ad esporre parte di sé a occhi sconosciuti, mentre Charlotte è fin troppo fragile, timida e insicura per rivelarsi immediatamente nella sua vera veste di donna acuta, allegra, passionale. Ciononostante qualcosa di magico accade: le mani si sfiorano, gli occhi si incrociano e i cuori riprendono a battere all'unisono. La nascita della passione tra le due donne prende il suo tempo, si affida a un montaggio disteso, esplodendo in sprazzi momentanei, fulminei, racchiusi quasi nello spazio di un sogno. Una dicotomia dell'essere e dell'apparire sostenuta soprattutto cromaticamente da una fotografia che alterna sapientemente il freddo della quotidianità ai toni caldi delle notti lontane da occhi indiscreti, notti in cui, abbracciate dal caldo focolare domestico, le due donne possono amarsi, conoscersi e unirsi. La dualità che diventa unità dopotutto non può che manifestarsi se non tra le mura di una camera. Non vogliono sfidare il sistema Mary e Charlotte. O meglio, non vogliono farlo più di quanto abbiano già fatto (soprattutto Mary che con la totale dedizione al suo lavoro rifugge da una maternità a cui non intende sottostare).

La regia di Francis Lee risponde pertanto alle esigenze delle due donne di tenere nascosta la propria intimità; anche a costo di far risultare la propria poco empatica e scevra di sentimenti, si veste con i colori freddi di sentimenti costretti a rimanere sospesi, nell'eterna attesa di una loro soddisfazione. Ma le emozioni ci sono, scorrono silenti nel sottosuolo epidermico della narrazione, rivelandosi in pochi, preziosi, momenti o dettagli, come i primissimi piani sui volti delle donne, o nelle mani che si incrociano, toccano, sfiorano.

Vestirsi di sentimenti

Sembra reale, vera, tangibile la Mary di Kate Winslet. Talmente fredda e granitica, psicologicamente completa e infusa di vita dalla sua attrice; ciò che riusciamo a percepire della donna è la sua indipendenza e apparente asocialità.

Nella sua glaciale monoespressività Mary nasconde un maelstrom di emozioni pronte ad esplodere. Ne consegue un personaggio fermo su se stesso, sui suoi ideali, impassibile, immutabile, come i suoi vestiti. Sempre gli stessi: azzurri come il mare che le si staglia davanti e riveste le conchiglie, le ammoniti che ricerca con cura e attenzione. Nulla deve intromettersi in una routine divenuta equilibrio, dominata da quel lavoro elevato a dichiarazione di rivendicazione femminile e distaccamento dall'immagine impostale dalla società. Ma se è vero che sono i costumi a farsi portavoce interiori e traduttori di emozioni, è soprattutto così per la Charlotte di Saoirse Ronan. Il nero della disperazione che logora la giovane dentro, e la veste al di fuori, lascia pian piano spazio a un sorriso, una felicità resa visibile e offerta agli occhi dello spettatore con i tessuti colorati e accesi, che le coprono il corpo solo nel momento in cui la serenità farà capolino nella sua esistenza grazie a Mary. Non ha bisogno di una mimica facciale caricata per raccontare ciò che provano i rispettivi personaggi, la coppia Winslet-Ronan.

Le loro sono due performance giocate in sottrazione, minimali, che vivono della potenza di un singolo gesto, o impercettibile espressione, per esaltare la sincerità di una passione. Ammonite si affida così al simbolismo, a elementi terzi, per mostrare i sentimenti quando chi li prova li disconosce per paura, timore degli altri, ma soprattutto di se stesso. È una storia d'amore che chiede tempo. Tempo per comprenderla, interiorizzarla, assimilarla con apprensione, attenzione, dedizione, la stessa cura e pazienza con cui si cerca un'ammonite, la si pulisce, la si etichetta per poi regalarla alla visione di tutti, con orgoglio e sincero sentimento d'amore.

Ammonite Concludiamo questa nostra recensione di Ammonite sottolineando come il film con protagoniste Kate Winslet e Saoirse Ronan è solo apparentemente un iceberg sentimentale, che nasconde un cuore caldo pronto a svelarsi agli occhi più attenti e a uno sguardo colmo di sincera emozione.

7

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