American Graffiti Recensione: il cult senza tempo di George Lucas

Un capolavoro nostalgico, un classico del cinema americano che ci trasporta negli anni Sessanta tra sogni e speranze di una generazione indimenticabile.

American Graffiti Recensione: il cult senza tempo di George Lucas
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La fotografia di un'epoca, lo spaccato di una generazione unica - come uniche d'altronde sono tutte, almeno per chi le vive in prima persona. Ma a rivedere oggi American Graffiti si respira realmente un'America che non c'è più, fatta di sogni e speranze, dove la guerra del Vietnam avrebbe poi presto sconvolto tutto, come sottolineato dalle amare scritte in sovrimpressione che compaiono prima dei titoli di coda. Ma tolto quel laconico epilogo, che chiude con la consapevolezza che quei giorni non torneranno più, il cult di George Lucas è altrimenti un puro visibilio di emozioni e divertimento, uno scavo nostalgico che cesella e suggella molteplici percorsi di formazione nel dipingere una gioventù sui generis, figlia dei propri tempi e di una società assai diversa da quella odierna, con tutti i pro e i contro del caso. Ne riparliamo oggi, in occasione della trasmissione televisiva, in prima serata sul canale Mediaset 27 Twenty Seven.

Girato nel 1973 ma ambientato nel decennio precedente, American Graffiti non è un semplice film ma un vero e proprio memorandum nostalgico, dolce e cinico al contempo nella sua lucidità di sguardo, che permette di dar vita a personaggi indimenticabili che intrecciano le loro storie nell'arco di una notte che nessuno, per un motivo o per l'altro, potrà mai dimenticare. Il sorgere del sole porterà con sé nuove certezze, tra amori dal destino incerto e altri destinati invece a nascere proprio nell'arco di quelle intense ore di bagordi, dove tutto può succedere.

American Graffiti: la notte del giudizio

E viene voglia di esser lì con Curt, Steve, John e Terry - quattro amici inseparabili ognuno ricalcato su gradevoli stereotipi che dietro la loro sobria caricatura nascondono più di un fondo di onestà. I primi due sono prossimi a trascorrere l'ultima giornata nella cittadina di Modesto - un nome, un programma - perché la mattina successiva li attende un volo che li condurrà nell'East Coast per studiare al college. Ma mentre Curt è dubbioso sulla partenza, Steve è invece carico a mille, nonostante questo voglia dire separarsi per quasi un anno dalla fidanzata Laurie, sorella di Curt, che non ha ancora metabolizzato la situazione e spera in un ripensamento da parte del compagno.

John è il tipico "duro" del gruppo, sempre preso di mira dalla polizia anche per via del suo correre a bordo della sua quattro ruote, con la quale è solito sfidare rivali di zone vicine. Terry è l'opposto, il classico secchione, che non crede alle proprie orecchie quando Steve decide di affidargli la sua macchina nel periodo che sarà lontano da casa. A questi quattro personaggi principali si uniranno le vicende di diversi personaggi secondari e all'arrivare dell'alba tutti i nodi verranno infine al pettine.

Giorni felici

Anticipatore delle atmosfere della futura serie cult di Happy Days, trasmessa dall'anno successivo, con la quale condivide anche uno degli iconici protagonisti ossia il giovane Ron Howard - leggete qui la recensione di Tredici vite, il suo ultimo lavoro da regista - , American Graffiti è l'occasione ideale per un malinconico tuffo nel passato, ricettacolo di atmosfere ed emozioni nel quale Lucas ha riversato tutto l'amore per quegli anni, trovando una magia rara e capace di stare al passo con i tempi.

Candidato a cinque premi Oscar (film, regia, attrice non protagonista, sceneggiatura originale e montaggio) senza vincerne nessuno, ha di fatto gareggiato con Guerre Stellari (sapete quali sono le migliori battaglie di Star Wars?) nelle fasi di produzione e ha infine vinto in quanto progetto più economico: gli studios infatti ancora non si fidavano ad affidare a un regista a secco di blockbuster quella che poi sarebbe diventata la saga fantascientifica più redditizia della storia del cinema.

Una vera e propria fortuna giacché se le riprese fossero partite qualche anno dopo probabilmente non si sarebbe assistita a quest'incredibile congiunzione astrale che ha permesso tutto andasse letteralmente per il verso giusto, dalle scelte di casting fino ad una colonna sonora entrata di peso nel mito, dai The Platters a Chuck Berry, dai The Beach Boys a Buddy Holly e poi ancora, e ancora, tanto che la stessa OST è diventata oggetto di venerazione.

La genesi del rock'n roll e l'amore per le macchine sono tra gli elementi centrali che caratterizzano le fasi salienti della narrazione, tra gare all'ultimo sangue e rapporti fisici che hanno luogo - con tutte le censure ad hoc - proprio al di dentro delle vetture. Buona parte dell'azione si svolge proprio all'interno dei vari abitacoli, dove si assiste ai battibecchi più o meno accesi tra le varie figure a bordo: tra i legami più sinceri e accattivanti che si sviluppano in questa notte che appare infinita vi è senza dubbio quello tra John e la giovanissima Carol, dodicenne affidatagli con l'inganno da delle ragazze che cercava di abbordare.

Emozioni sincere

La forza saliente è proprio nella caratterizzazione del nucleo di protagonisti, ognuno con qualcosa da dire e non figlio di algoritmi nonostante gli esibiti cliché: tra litigi e riavvicinamenti, l'amicizia - o l'amore a seconda dei casi - tutto appare genuino e permette di immedesimarsi pienamente e gioire e soffrire insieme a loro.

Una serie di vignette che collega i vari tasselli, con il prologo che separa e l'epilogo che riunisce i quattro sodali, che ricostruisce appieno usi e costumi di un periodo allora da poco trascorso ma ancora ben vivido non solo negli occhi di Lucas ma anche del pubblico, che non ha caso lo ha premiato garantendo un incasso stratosferico al botteghino: duecento milioni a scapito di un budget che non ne raggiungeva manco uno. Deve aver gongolato non poco Francis Ford Coppola, che ha prodotto e convinto l'amico a realizzare finalmente questo coming-of-age tanto agognato. Un successo che ha dato vita ad un seguito molto meno fortunato, sia a livello di fama che di incassi, uscito sei anni dopo, ovvero American Graffiti 2 (1979): chissà, magari torneremo a parlarne proprio su queste pagine...

American Graffiti Il ritratto di una generazione tutto in una notte, quella che segnerà forse per sempre il destino dei quattro protagonisti, amici inseparabili che si trovano di fronte a svolte forse cruciali per il loro intero futuro. American Graffiti è la lucida fotografia di un'epoca iconica per il popolo americano, dove la spensieratezza era di casa e la polvere era nascosta sotto l'armadio: un decennio di sogni e divertimento, all'ignaro di quanto la guerra del Vietnam avrebbe portato via da lì a poco. Ma tolta l'amara postilla finale, George Lucas si concentra su un intrattenimento nostalgico e amabile, che gioca con gli stereotipi in maniera onesta e credibile, equilibrando in maniera a dir poco magica romanticismo e risate, con una colonna sonora indimenticabile ed uno slancio emotivo che sgorga potente e fluente nelle distinte storyline che si intrecciano, prima del sorgere di un'alba dopo la quale niente sarà più come prima.

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