American Animals, la recensione: Evan Peters e la rapina d'arte del secolo

Attraverso un interessante esperimento di genere, Bart Layton dirige abilmente la ricostruzione semi-fiction di una spericolata rapina d'arte.

recensione American Animals, la recensione: Evan Peters e la rapina d'arte del secolo
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Quando, in una pellicola, Mr. Green, Mr. Yellow, Mr. Black e Mr. Pink si incontrano, possiamo intuire che qualcosa di inaspettato sta per accadere. I nostri eroi non sono i tragicomici sicari de Le iene ma quattro studenti americani, pronti a imbarcarsi nel più spericolato colpo nella storia delle rapine d'arte.
Cogliendo a piene mani dal genere, American Animals tenta di incrociare il documentario true crime con la pura fiction dell'heist movie, lasciando volutamente intravedere le diverse influenze dalle quali ha preso forma: si alternano così il montaggio "musicale" e la sintesi visiva del regista di Snatch - Lo strappo Guy Ritchie, con i precisi movimenti di macchina e una sottile profondità di campo tipica di David Fincher.

Quella noia che dà la carica

Scritto e diretto dal documentarista inglese Bart Layton, acclamato dalla critica per il suo lungometraggio d'esordio The impostor (2012), American Animals si basa sul fatto di cronaca che coinvolse quattro studenti di Lexington, Kentucky, che, nel giro di poche settimane, riuscirono a organizzare e mettere a segno uno dei più grossi furti d'arte della storia recente.
La vicenda prende avvio dal nostro primo protagonista Spencer Reinhard, studente di pittura senza un particolare talento ma con la giusta voglia di essere protagonista della propria storia, ispirato dalla convinzione che dietro ogni grande artista ci sia una vita fatta di avventure e tribolamenti. È la noia in cui affonda, il melanconico torpore della vita suburbana, che lo avvicina a Warren Lipka, teppista scapestrato per nulla reticente a prendere la vita "nell'istante" e sempre pronto a sfruttare l'occasione, seppure illecita, al fine di sentirsi ancora vivo.

Tra i due nasce una complicità imprudente e se Spencer fa brillare la scintilla, Warren avvicina la miccia al fuoco. Infatti, durante una gita scolastica alla libreria del suo ateneo, la Transylvania University, Spencer rimane stregato dal preziosissimo The birds of America, gigantesco tomo illustrato di John James Audubon, il cui valore, sia per bellezza che rarità, supera ampiamente il milione di dollari.

Eccitati dall'idea di poter fuggire la monotonia e liberarsi da una situazione personale e familiare tutt'altro che stabile, i nostri studenti nichilisti, Mr. Green e Mr. Yellow, mettono su una banda, arruolando prima Mr. Black, Eric Borsuk, studente di economia e abile stratega, poi Mr. Pink il pilota, Chas Allen, un ragazzotto alto borghese, spinto solamente dal desiderio del profitto infinito ed esperto nella guida ad alta velocità.
La sceneggiatura di American Animals si dimostra forte nella prima parte, capace di intrecciare abilmente parti dialogate, per lo più informative, con scene più visive ed evocative, in cui il carattere dei personaggi emerge lentamente. Cede, a tratti, brillantezza nella seconda, perdendo, alle volte, il ritmo della narrazione. Seppur il film decresca nella parte finale, rimane un buon prodotto d'intrattenimento che prova ad aprire uno spiraglio verso il tragico ma silenzioso malessere in cui, fin troppo facilmente, affoga la condizione giovanile.


Docu-heist movie

La regia di Layton arricchisce non poco uno script complesso da rappresentare, trovando felici intuizioni sia in precisi movimenti di macchina che in creative soluzioni di montaggio, riuscendo a combinare le testimonianze dirette dei protagonisti e l'azione scenica in modo dinamico e più volte sorprendente, anche grazie alla notevole prova dei due talentuosi attori principali.
Barry Keoghan, dopo le sue apparizioni in Il sacrificio del cervo sacro e Dunkirk, intrepreta Spencer Reinhard, arricchendo il personaggio con il suo modo di fare irlandese e un assonnato sguardo azzurro, perfetta metafora della noia melanconica che permea il quartiere suburbano di Lexington.

Menzione positiva per la prova attoriale di Evan Peters, che ricordiamo soprattutto per aver interpretato Quicksilver in X-Men - Giorni di un futuro passato, nonché nei due capitoli finali della trilogia prequel X-Men - Apocalisse e il recente X-Men - Dark Phoenix. Peters, tra movimenti slapstick ed espressioni da fumetto, è il mattatore che regge la trama dell'azione, la componente spicy atta a condire con misurata ironia le lunghe battute informative che per "regola di genere" sostengono la sceneggiatura di un heist movie.

Il resto del cast vede la partecipazione di Jared Abrahamson, apparso nella serie Netflix Travelers, e Blake Jenner, cantante-attore, presente soprattutto in produzioni televisive come Glee e Supergirl, nei ruoli rispettivamente di Mr. Black e Mr. Pink. Va segnalata inoltre la presenza di Udo Kier, attore tedesco tra i volti più riconoscibili del cinema contemporaneo, che in questa pellicola veste i panni del colto ricettatore d'arte, la cui generosa offerta spingerà i nostri a provare il colpo. Kier va ricordato per aver lavorato spesso per Von Trier e Van Sant, così come in blockbuster del calibro di Armageddon - Giudizio finale di Michael Bay e nell'adattamento cinematografico Far Cry dell'omonimo videogioco Ubisoft.

Sul versante tecnico, American Animals è, per così dire, un film "fatto dal montaggio" (così come potrebbe esserlo un documentario), nel lavoro di Nick Fenton e Chris Gill si percepiscono piuttosto chiaramente le forti capacità cine-musicali che i due (soprattutto Fenton) sono riusciti a coltivare durante la loro carriera, lavorando a music-documentary quali Björk: Biophilia Live o Arctic Monkeys at the Apollo.
Il montaggio coinvolge con un ritmo incalzante ed equilibrato che riesce ad alternare le interviste ai protagonisti reali con la messa in scena dei personaggi, colpendo l'occhio con originali e creative soluzioni di transizione che arrivano a far collidere, in modo sorprendente, le due realtà.

American Animals American Animals si presenta come un felice esperimento di genere, un insolito incontro tra la testimonianza autentica del documentario e lo spettacolo della messa in scena. Il film raggiunge picchi di originalità tecnica soprattutto nella prima parte con felici intuizioni registiche, inquadrature insolite e movimenti di macchina ben coordinati, oltre a sorprendenti soluzioni di montaggio, riuscendo a far dialogare il documentario con la fiction in modo dinamico e creativo. La pellicola, forse anche a causa di una durata eccessiva, diventa un tradizionale heist movie nella seconda parte, confermandosi un buon prodotto d'intrattenimento, godibile e adatto a un'ampia fascia di pubblico, che riesce a raccontare una storia complessa senza perdere brio e umorismo.

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