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Amateur, la recensione del film originale Netflix

Il quattordicenne Terron Forte viene ingaggiato da una squadra di basket di livello superiore ma rischia di lasciare in secondo piano gli studi.

recensione Amateur, la recensione del film originale Netflix
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Terron Forte ha solo quattordici anni ma è già considerato un fenomeno del basket. In Amateur il ragazzo vive con i genitori (il padre soffre di problemi cerebrali causati in gioventù dalla breve carriera come giocatore di football) in precarie condizioni economiche e soffre inoltre di una rara patologia che gli impedisce di visualizzare correttamente i numeri. Proprio per questo la madre preme affinché il figlio si concentri appieno sugli studi ma il sogno di sfondare nella pallacanestro è troppo grande per Terron e sembra concretizzarsi quando un allenatore / scout gli propone di iscriversi alla Liberty dove, oltre a giocare in una squadra di più alta risonanza mediatica e con compagni più grandi di lui, potrà anche seguire lezioni scolastiche apposite per il suo deficit visivo. Col passare dei giorni il giovane scopre però come alcune promesse vengano disattese e comprenderà meglio le logiche di un ambiente tanto appassionato quanto cinico come quello agonistico.

Lottare per un sogno

Evoluzione in forma di lungometraggio dell'omonimo corto del 2013, Amateur (produzione originale Netflix) è ambientato nel mondo sportivo della pallacanestro a stelle e strisce, con il sogno del protagonista di entrare un giorno a far parte dell'NBA. Il regista e sceneggiatore Ryan Koo segue abbastanza fedelmente le canoniche linee guida del filone trovando una notevole leggerezza di scrittura e relativa messa in scena tanto che i novanta minuti di visione scorrono come un lampo nel raccontarci la vicenda personale del giovane protagonista, semplice pedina all'interno di una schema più ampio in cui gli interessi economici e le visualizzazioni mediatiche (con Youtube perennemente in sottofondo quale valvola di sfogo per filmati inerenti o le partite o la preparazione del team) hanno spesso il sopravvento sui singolo individui, per di più se ancora giovani e inesperti della vita. Ciò nonostante l'operazione evita di scadere nel vortice di un dramma retorico ma anzi affronta con spontaneità sia le turbolente dinamiche familiari del Nostro che il puro sguardo agonistico, con la rappresentazione delle partite risultante più reale del previsto anche anche grazie alle effettive qualità sportive e attoriali di Michael Rainey Jr. sia dentro che fuori dal campo da gioco. L'arrivo in una nuova realtà, il trattamento riservato all'ultimo arrivato, l'evoluzione nel rapporto con i nuovi compagni vengono trattati con istintiva genuinità lasciando all'impatto emozionale una sobria e avvolgente carica.

Amateur Un dramma sportivo che scorre con invidiabile leggerezza, trovando il giusto ritmo e la corretta alchimia tra il lato umano e quello agonistico. Il regista Ryan Koo schiva patetismi di sorta nonostante passaggi più intensi e complessi e disegna un ritratto abbastanza realistico del mondo dello scouting e delle giovani promesse del basket d'Oltreoceano, rendendo i novanta minuti di visione di Amateur una piacevole produzione a tema che, se solo avesse osato un pelo di più, avrebbe potuto lasciare un segno nel relativo filone.

6.5

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