Recensione Alone

Dalla thailandia un horror dagli interessanti risvolti psicologici

recensione Alone
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La Wave Distribution ci porta nuovamente nel mondo dell'horror estremo orientale con questo Alone, campione del genere nel suo paese d'origine -la thailandia- e vincitore di numerosi premi in giro per il mondo, dal Fantastic Fest di Austin allo Screamfest di Los Angeles.
I suoi registi, Parkpoom Wongpoom e Banjong Pisanthanakun, già artefici del grande successo del precedente Shutter, affascinati dal tema dei gemelli siamesi, portano sugli schermi una sceneggiatura scritta insieme ad Aummaraporn Phandintong e al Sophon Sakdapisit di Coming Soon, in una storia piena di tensione e mistero...

Insieme per sempre

La giovane e graziosa Pim (Marsha Wathanapanitch), dopo anni di serenità al fianco del compagno Wee (Withaya Wasukraipaisan), è costretta a tornare in Thailandia dalla Corea del Sud per visitare il capezzale della madre. Il tornare nella casa paterna scatena in lei ricordi sopiti che la shockano a livello inconscio, ricordi di quando, ancora ragazzina, divideva tutto con la sorella Ploy, compreso il corpo. Pim e Ploy, difatti, erano gemelle siamesi, costrette ad un intervento di separazione all'età di quindici anni al quale solo Pim è sopravvissuta. Le sensazioni vissute da Pim diventano a mano a mano più forti e pressanti, finché la ragazza non sente la presenza della sorella come reale, e al contempo spiritica; Ploy è tornata, e vuole vendicarsi della loro sacra promessa non mantenuta: “Noi saremo sempre insieme”.

Orrori...familiari

Il tema del familiare che torna dall'al di là per apparare nel sangue un torto subito in famiglia non è certamente originalissimo, e certe situazioni del film non potranno che far tornare alla mente diverse altre pellicole, tra cui il non riuscitissimo Il mai nato, che è tuttavia posteriore al qui esaminato Alone (da noi arriva solo ora, ma in patria il film è uscito nel 2007). Per questo motivo, inizialmente, il film tarda a decollare, nonostante un comparto tecnico che fin da subito mostra precisione e stile. L'atmosfera va in crescendo, gli spaventi genuini ma al contempo un po' telefonati seguendo gli stilemi del genere nella sua connotazione estremo orientale. Nonostante il senso di “già visto” il film punta molto sullo psicologico, dando un'ottima visione dell'ossessiva presenza della sorella morta, e comincia piano piano ad instillare dubbi su quanto sta accadendo, trasformandosi gradualmente da un horror di maniera ad un mosaico di generi più complesso ed ambizioso, che in finale funziona egregiamente grazie alla perizia con cui è stata composta la sceneggiatura. Non vi diciamo di più per non guastarvi la visione, ma vi possiamo assicurare che il film va ben oltre le scialbe premesse iniziali.
Le note positive non si fermano qui: abbiamo già accennato ad un comparto tecnico di tutto rispetto, denso di musiche d'atmosfera certamente non molto originali ma funzionali, ed effetti visivi molto ben fatti pur nella loro “classicità”. Il film inoltre si pregia di alcune discrete prove attoriali, in particolare quella della protagonista, interpretata dalla star thai-germanica Marsha Wathanapanitch, di nuovo davanti alla cinepresa dopo un lungo passato nei serial tv. Marsha riesce ad esprimere perfettamente i vari stati d'animo e sfaccettature della personalità di Pim, in particolare nei momenti in cui le sue ossessioni diventano più forti ed inarrestabili, finendo per convincere anche chi generalmente non ama molto i film di origine asiatica.

Alone Alone, nei primi minuti, lascia l'impressione di essere un film dozzinale, per quanto ben fatto. Raramente come in questo caso bisogna invece andare in profondità e dare fiducia ad un regista e alla storia che vuole raccontare: tramite un percorso ossessivo molto ben costruito, i registi bissano il successo di Shutter e ci consegnano un bel film in cui l'orrore provocato dalle azioni umane, a volte, è anche superiore a quello suscitato dal sovrannaturale.

7

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