All'ultimo voto, la recensione del film con Sandra Bullock

Una stratega americana viene ingaggiata da un politico boliviano affinché lo aiuti a recuperare consensi nelle imminenti elezioni politiche.

recensione All'ultimo voto, la recensione del film con Sandra Bullock
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Nel 2002 il politico boliviano Pedro Castillo assume una squadra di esperti americani affinché lo aiuti nella rincorsa elettorale alla Presidenza del Paese, nella quale - almeno secondo i sondaggi - si trova in forte svantaggio rispetto ai più quotati concorrenti. Come capo del team viene scelta la brillante stratega "Calamity" Jane Bodine, diventata famosa suo malgrado anni prima per uno spinoso scandalo nella politica interna e da tempo ritiratasi a vita privata in un'isolata baita di montagna.
Dopo le prime reticenze, la donna accetta l'incarico e cerca sin da subito di capire come far sì che il suo assistito riscuota maggiori consensi fra il popolo. La sua missione è però ostacolata da Pat Candy, una vecchia conoscenza che tenta in ogni modo di metterle i bastoni fra le ruote trovandosi a curare gli interessi del candidato in testa a tutti secondo le momentanee previsioni.
In All'ultimo voto avrà così luogo per la protagonista una vera e propria corsa contro il tempo nella quale avrà modo di venire a patti col proprio, tormentato, passato e di riscoprire quanto propaganda politica e realtà non siano spesso coincidenti.

L'arte della politica

Non si può certo dire che la carriera di David Gordon Green sia caratterizzata dalla monotonia: dopo gli inizi drammatici con titoli come George Washington (2000), All the real girls (2003) e gli istinti thriller del misconosciuto Undertow (2004), il nostro ha infilato una serie di commedie demenziali come Strafumati (2008) e Sua maestà (2011), opere più malinconiche quali l'inedito Prince Avalanche (2013) e il dolente Joe (2013) per poi cimentarsi anche con l'horror nel recente e apprezzato nuovo inizio di Halloween (2018). In mezzo alla sua copiosa filmografia il cineasta di Little Rock ha anche avuto modo di provare con la satira politica in un titolo che non ha mai visto la luce delle sale nostrane, il qui oggetto di discussione All'ultimo voto.
Pur non raggiungendo gli apici della sua forma migliore, il film si rivela quale efficace sguardo critico sul modo delle "poltrone", con l'ambientazione boliviana nelle cui dinamiche possono tranquillamente rispecchiarsi le bagarre elettorali dei Paesi occidentali e non solo. L'approccio sembra essere leggero ma col passare dei minuti non mancano acuti risvolti sociali, a cominciare da un epilogo che - per quanto forzato e poco realistico - assume connotati metaforici chiari e precisi.

Una donna in carriera

L'atto di accusa contro l'interventismo delle lobby americane nel curare gli interessi politici di altri Paesi sembra collimare con l'odierna realtà, dove il sospetto di interventi esterni arriva a inglobare anche nazioni all'apparenza intoccabili da questo punto di vista. Il regista tenta di dar egual spazio sia alle motivazioni della "plebe", con una manciata di personaggi parzialmente stereotipati provenienti dai quartieri poveri, che ai trucchetti usati dai politici, pronti a mentire all'elettorato o a usare colpi bassi contro il proprio avversario pur di arrivare primi alla meta. Il mix convince ma solo a metà, con alcuni tempi morti e una certa mancanza di omogeneità narrativa che rischia di far deragliare la narrazione dai suoi binari base, salvo poi appunto rinsaldare un'etica di fondo nel già citato epilogo.
Il vero e reale motivo di interesse dei cento minuti di visione rimane così la magistrale performance di una scatenata Sandra Bullock, vero e proprio alpha e omega perfettamente a proprio agio sia nei toni da commedia che in quelli più sofferti, e quando l'attrice è in scena finisce per mangiarsi tutto il resto, incluso il pur notevole cast di contorno formato da volti noti come Zoe Kazan, Anthony Mackie e l'astuta nemesi di Billy Bob Thornton.

All'ultimo voto Una commedia drammatica nella quale il poliedrico regista David Gordon Green, uno che ad adagiarsi sui generi non ci ha mai pensato in carriera, tenta di fare una feroce satira politica che, oltre a criticare l'interventismo americano (anche privato) negli interessi di nazioni vicine, ci accompagna nel dietro le quinte di una campagna elettorale dalle connotazioni potenzialmente universali. All'ultimo voto a volte fa centro e altrove meno, trovando una buona gestione del ritmo e relativa varietà di situazioni ma cadendo spesso nei luoghi comuni del filone con risvolti morali relativamente prevedibili e già visti. L'eterogeneo ed affiatato cast porta comunque a casa il lavoro, a cominciare da una Sandra Bullock in stato di grazia capace di dar vita a un personaggio sopra le righe e ricco di sfumature. Il film andrà in onda lunedì 14 gennaio alle 00.35 su RETE 4 in prima visione TV.

6

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