Recensione Alien

Il capolavoro di Ridley Scott che ha rinnovato il cinema di fantascienza

recensione Alien
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Oscurità. Terrore. È in atto una caccia al bordo del Nostromo, piccola nave spaziale mercantile imbattutasi in un orrore inimmaginabile. Un risveglio anticipato per i sette membri dell'equipaggio che, destati dal letargo criogenico convinti d'aver fatto rotta verso la Terra, si ritrovano invece a dover indagare su un segnale sconosciuto di possibile origine aliena. E la missione di tre membri, atterrati sul pianeta dal quale proveniva il segnale stesso, si complica assai quando uno di loro viene aggredito da una creatura aliena. Condotto a bordo, il malcapitato si ritrova in uno stato di coma apparente, con una mostruosa creatura a coprirgli il volto, destando raccapriccio e preoccupazione da parte dei suoi compagni. Ben presto l'entità misteriosa darà origine ad uno dei più iconici "villain" della storia dell'horror di matrice fantascientifica. Siamo nel 1979, l'anno in cui Ridley Scott (al suo secondo film dopo un esordio cult come I Duellanti) realizza un vero e proprio masterpiece del genere destinato ad originare ben tre seguiti e due spin-off "apocrifi": Alien.

Le origini

È buffo che in parte l'origine di questo caposaldo vada in parte assegnata ad un maestro della Settima Arte come Alejandro Jodorowski, in procinto qualche tempo prima di realizzare la trasposizione cinematografica di Dune. Progetto poi fallito ed affidato in seguito ad un altro Grande come David Lynch, ma per il quale Dan O' Bannon e Ronald Shusett (curatori del soggetto) avevano collaborato con i disegnatori Chris Foss e Hans Ruedi Giger riutilizzando poi parte delle loro idee e lavori proprio per Alien. Lasciando perdere momentaneamente le dispute legali tra la produzione e lo scrittore di fantascienza Alfred Elton van Vogt, autore nel 1939 di un romanzo le cui idee di partenza non erano molto dissimili da quelle viste poi nella pellicola, un altro grande merito nella creazione dello xenomorfo è indubbiamente nostrana, ad opera dell'immenso, recentemente compianto, Carlo Rambaldi, in grado di dar vita nel migliore dei modi ad un essere proveniente dai nostri peggior incubi.

La bella e la bestia

I meriti del primo Alien, ad oggi il più genuinamente primitivo e spaventoso della quadrilogia, sono innumerevoli e "invecchiati" benissimo. Sfruttando un plot logistico da casa stregata, nel quale tutti i protagonisti vengono, uno dopo l'altro, inesorabilmente eliminati dal predatore nascosto nell'ombra, Ridley Scott riesce a costruire un crescendo di tensione implacabile, alzando a dismisura il battito cardiaco dello spettatore impegnato anch'esso, come i personaggi, a fuggire dalla più terribile delle minacce. Un gioco del gatto e del topo ambientato in un'enorme struttura chiusa, l'astronave, immersa nello spazio più profondo e per questo ancor più paradossalmente claustrofobica. Stanze anguste, lambite da una quasi perenne oscurità, che permettono alla creatura cacciatrice di ergersi a pericolo costante, minaccia incombente che non lascia scampo. Angoscioso nel senso più positivo del termine, il film vive dei suoi macabri contrasti e, dopo un inizio quasi "confortante" nel quale vengono introdotti i vari membri dell'equipaggio, e una buona mezzora di apparente quiete che prelude la tempesta, si scatena poi in un'orgia di azione orrorifica capace di regalare emozioni e sussulti in egual misura, donando alla figura di Ripley (un androginamente sensuale Sigourney Weaver) il ruolo di "una generazione", primigenia eroina al femminile in titoli di genere. Un terrore di "classe", che punta sull'estetica lugubre e misteriosa (in contrasto con la sci-fi classica del periodo) di una navicella "imperfetta" nella quale niente e nessuno può dirsi veramente al sicuro, come dimostra per altro il colpo di scena degli ultimi minuti. L'alieno made in Rambaldi è tra i più raccapriccianti mai visti al cinema fino a quel momento anche per la sua ibridazione con l'uomo, tanto che una delle scene più famose della saga, che vede per sfortunato protagonista il bravo John Hurt, venne girata tenendo all'oscuro gli altri interpreti su cosa sarebbe realmente successo. La loro reazione filmata su schermo è così raccapriccio reale e riesce a metter ancor in più in comunicazione con il pubblico, che si trova ad empatizzare non poco con i membri della Nostromo durante le due ore di visione. Visione che scorre in un baleno grazie ad una perfetta gestione del ritmo, priva di tempi morti, che si concentra su una concretezza a tratti diabolica che lascia senza fiato, lavorando psicologicamente sulla pura essenza del panico cinematografico e tracciando una linea di non ritorno del filone in questa ferale caccia all'ultimo sangue tra la Bella (Ripley) e la Bestia.

Alien Feroce e glaciale è il terrore (ad oggi smorzato dalle emulatrici produzioni successive, ma comunque invecchiato benissimo) che riesce a trasmettere il primo Alien. Il Capolavoro firmato Scott - Giger - Rambaldi è stato capace di (r)innovare un genere sino ad allora sin troppo abbottonato, contaminandolo con una componente orrorifica spaventosa e ricca di un fascino primordiale a cui è impossibile rimanere indifferenti. Una creatura mostruosa libera di "cacciare" all'interno di una nave spaziale e un'involontaria e cazzuta eroina in una lotta che ha fatto la storia non solo del filone ma del Cinema tutto. Perché è qui che ha origine il Mito.

9.5

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