Recensione Alex Cross - La memoria del killer

Alex Cross è un talentuoso detective. Ma il suo nuovo avversario, un perverso killer, lo metterà alle strette...

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E’ uscito in autunno 2012 nella maggior parte del mondo ma arriva in Italia solo dal 18 luglio 2013 - forse non è difficile capire perché, dal momento che il film si presta all’equazione cinematografica italiana estiva, come un thriller facile da seguire e di sicuro effetto per il pubblico della bella stagione. Un’equazione che fatica a sradicarsi dalle menti dei distributori italiani e che, tra le righe, ci dice cosa il suo stesso distributore ne pensa: che è un film debole e non può competere in un affollato e agguerrito weekend invernale. Alex Cross è l’ultima fatica di Rob Cohen, uno dei maestri del made in tamarraggine a stelle e strisce, nei suoi buoni e cattivi risultati: alcuni ricordati amabilmente come The Fast and the Furious e Dragon: la storia di Bruce Lee, altri pacchiani ed esibizionisti all’eccesso, legassi xXx e La Mummia: la tomba dell’imperatore dragone. Neanche a questo giro il risultato è molto diverso, anche se il film parte molto bene e con suggestioni accattivanti.

HERE COMES THE KILLER

Alex Cross è il protagonista di una serie di romanzi di James Patterson già adottati precedentemente per il cinema con Morgan Freeman a vestirne i panni: questo terzo film, tratto da La memoria del killer, il testimone passa a Tyler Perry. E’ lui il nuovo Alex Cross: integerrimo detective della omicidi, rigoroso uomo professionale, fidato amico e soprattutto tenero marito e padre - la moglie sta per avere il terzo figlio. Ha appena catturato l’ennesimo malvivente quando deve cominciare a gestire un avversario senza precedenti. Qualcuno che partecipa agli incontri di boxe clandestini puntando su se stesso e sbaragliando avversari che pesano quasi il doppio. Qualcuno che si procura una strana droga da macellaio con cui può paralizzare le persone ma mantenerle coscienti in modo da torturarle con tutta calma. Qualcuno che sembra inarrestabile e imbattibile, capace di qualsiasi cosa, di maneggiare ogni arma e ogni competenza tecnica. Lui è un (quasi) irriconoscibile Matthew Fox e lo chiamano Picasso per via dei disegni a carboncino che dissemina sulle scene del delitto e con cui narcisisticamente diffonde velati indizi sul prossimo bersaglio. La faccenda si complica quando il piano comincia a salire ai gradi più alti degli imprenditori ultramiliardari di Detroit e soprattutto quando interferisce con la vita personale di Cross e del collega Kane (Edward Burns): i due dovranno svestire il distintivo per combattere la propria crociata a modo loro.

CROSS

Quel Cross nel cognome non è affatto casuale, se è da tradurre come “incrocio”, come le scelte che Alex deve compiere continuamente nel film, determinanti e fondamentali. Ma è anche una “croce” religiosa, le colpe e i rimorsi che si trascina sulle spalle in una lenta e sanguinosa via crucis. Il film certo sembra voler penetrare le zone più oscure e remote dell’animo umano, quell’istinto violento e incontrollabile che il killer, tanto spietato quanto metodico e razionale, riesce a risvegliare anche nei suoi avversari. Ma se il primo tempo offre suggestioni molto forti e che tengono lo spettatore gustosamente inchiodato alla poltrona, il secondo tempo svilisce larga parte del lavoro; sarà perché il lato psicologico viene abbandonato e solo sporadicamente ripreso in una “psicologia da manuale” (come il killer stesso avrà a dire), sarà perché il finale pare prevedibile e comunque poco sconvolgente, ma soprattutto è il percorso del killer che, anziché farsi più intenso e logorante, più carico di tensione, sembra incoerente, difficile da seguire, da trovargli una logica. Particolarmente il missile contro un luogo pubblico, apparentemente senza vittime, è in netto contrasto con le due morti toccanti e strazianti a metà film (che da quel punto in poi comincia a perdere la sua forza). Non è possibile, in altre parole, trovare in Picasso un mostro che è misto di repulsione e attrazione, di carisma e perversione come quello di Seven, per fare un esempio. Non gioca a favore neanche Tyler Perry, che nel ruolo sembra calzare poco: proveniente da film perlopiù di commedie, ne ha anche i tratti tipici e non sembra restituire la complessità del trauma e delle emozioni che dovrebbe provare.

Alex Cross - La memoria del killer Il film, sostanzialmente, arriva in parte a seccare un po’ per certe macchiette del secondo tempo e il suo calo. Nonostante le ultime sequenze adrenaliniche dello scontro tengano ipnotizzato lo spettatore, infatti, ormai è chiaro che Alex Cross non ci fa vedere nulla di nuovo e le validissime premesse del primo tempo sono deluse. Di più: il film sembra affrettato, senza quella caccia all’uomo logorante e da impazzire che fa l’avventura di molti thriller. Ma cosa aspettarsi, quando il killer sembra mettere meno impegno nei propri target e di più in nuovi bersagli che emergono strada facendo? Insomma, un vero “film per l’estate”, se effettivamente la casa di distribuzione pensa che questo sia un pubblico senza pretese (mah).

5.5

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