Recensione Affetti e dispetti

Sebastian Silvan ci racconta la rinascita di una donna dopo anni di isolamento

recensione Affetti e dispetti
Articolo a cura di

Arriva nelle sale italiane The maid (La nana) il secondo film di Sebastian Silva, già autore dell'inedito La vida me mata. Presentato anche allo scorso Festival di Torino, la pellicola ha vinto il Gran premio della giuria al Sundance e una candidatura ai Golden Globes come miglior film straniero. Ennesima dimostrazione di come il cinema cileno sia in gran forma, dopo l'exploit proprio nella mostra piemontese di Tony Manero, The maid è un esempio di cinema minimale, che punta tutto sulla storia e i suoi protagonisti, lasciando in secondo piano il campo tecnico e puramente estetico. Una pagina di cinema realtà che ottiene spesso più favori dalla critica che dal pubblico. Speriamo che questa volta, nonostante la distribuzione firmata Bolero sarà probabilmente limitata a poche sale, questo trend venga sfatato.

Fuori dal mondo

Raquel (Catalina Saavedra) lavora da ventitre anni come domestica della famiglia Valdes, numerosa e benestante. Una vita solitaria, che si svolge sempre all'interno della casa dei suoi datori di lavoro, che ha contribuito a rendere il carattere della donna introverso e poco incline al divertimento, non impedendogli però un buon rapporto con i padroni e i loro figli. Per loro prova una sorta di morbosa ossessione, e così quando i Valdes assumono una giovane domestica per aiutarla nel lavoro, Raquel sente il suo territorio minacciato, e fa di tutto per scacciare la nuova arrivata, anche con subdoli trucchi psicologici. Nel frattempo però comincia ad avere delle strane emicranie, che gli provocano sempre più frequenti svenimenti. Un giorno proprio a causa di una di queste finisce in ospedale, e durante il periodo di ricovero i Valdes assumono una nuova ragazza, Lucy (Mariana Loyola). Finita la degenza e tornata al lavoro, Raquel vede inizialmente in Lucy la più terribile delle nemiche, finchè questa non gli aprirà gli occhi sul significato della sua vita e delle occasioni perse durante tutti quegli anni.

Tra cinema e realtà

Lo sguardo su un'esistenza vissuta all'interna di un microcosmo troppo piccolo per poter garantire quanto necessario a una stabilità psicologica ed emotiva. Un personaggio ostico, odioso, con il quale è difficile entrare in sintonia nonostante la conoscenza del suo passato da semi-reclusa volontaria, e i cui comportamenti sono tutto fuorchè condivisibili, mettendo anche a rischio la salute di altre persone, colpevoli solo di esser viste come una minaccia dalla sua psiche instabile. Sebastian Silva è bravo nel trasportarci in questa vicenda di insoddisfazione maturata dal tempo e dagli eventi, senza scadere in una facile retorica ma mostrando crudemente e senza sconti come l'astrazione sociale possa deformare il carattere di una persona, rendendola più simile a una bestia che a un essere umano. Ma Raquel non è monocromatica, e quando arriva l'occasione di scoprire cos'è realmente la vita, dopo che le sono stati aperti gli occhi dalla sua ultima "rivale", comprende l'inutilità di quanto svolto fino ad allora, finendo per guardare il mondo con un altro sguardo. Girato quasi interamente in questa enorme casa e nello spazio ad esso confinante (se si esclude il breve excursus ospedaliero), con uno stile minimale, che concentra tutto sui volti e gli sguardi, sulle emozioni provate dai protagonisti di questa vicenda torbida che affonda le sue radici nel reale. Ottima la prova della maid Raquel, interpretata da un'algida Catalina Saadreva (già al lavoro con il regista nel suo film d'esordio), tra le migliori attrici del panorama cileno. Il comparto tecnico è un mero optional, e non eccelle in nessun campo, da una fotografia limitata dalla claustrofobia dei luoghi (girato all'interno di una vera casa, quindi con spazi limitati) e tendente a colori cupi e freddi, alla colonna sonora praticamente inesistente. Ma d'altronde lo scopo era ben altro, e quindi uno stile quasi documentaristico non può che giovare a una produzione lontana dallo spettacolo e più vicina al senso stesso di un racconto morale. Molti dopo aver letto queste righe, se mai ne avranno avuto la voglia, dimenticheranno presto queste parole e la pellicola, ma chi invece volesse darle un'occasione difficilmente rimarrà deluso.

The maid The maid è una pellicola senza mezze misure: girata con un sapore quasi amatoriale, punta tutto sulla storia e i personaggi, tralasciando il risultato estetico in favore di un'espressione morale vissuta attraverso la storia di una "strega", una donna che pur di proteggere il suo mondo è pronta a tutto. Non fino a quando una moderna Biancaneve le aprirà gli occhi. Un'Opera ostica per chi cerca puro intrattenimento, ma che potrebbe regalare diverse soddisfazioni agli amanti del cinema più ricercato.

7

Che voto dai a: The maid

Media Voto Utenti
Voti: 22
6.6
nd