Ada Recensione: dalla Russia un intenso dramma al femminile

Il film di Kira Kovalenko ci accompagna nell'Ossezia del Nord per raccontarci la storia di una ragazza vittima del passato e schiava del presente.

Ada Recensione: dalla Russia un intenso dramma al femminile
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Mizur, cittadina mineraria nell'Ossezia del Nord. La giovane Ada vive con l'anziano padre Zaur e il fratello minore Dakko. Il genitore, rimasto vedovo, è iperprotettivo verso la figlia, una sorta di padre-padrone che le impedisce di condurre una vita normale, tanto da averle anche ritirato il passaporto nel timore di un suo tentativo di fuga.

Le giornate di Ada trascorrono così una uguale all'altra, tra le attenzioni morbose di Dakko - che cova anch'esso una sorta di istinto tutelare per lei - e gli approcci più o meno spinti di un coetaneo con il quale lavora nella piccola scuola locale. Il ritorno improvviso di Akim, il fratello maggiore che lavorava da alcuni mesi nella città più vicina, rischia di scombinare le carte, riportando alla luce i rimossi e i rimpianti di una famiglia problematica, dove ognuno di loro dovrà trovare finalmente il proprio posto nel mondo.

Ada: le relazioni pericolose

Candidato dalla Russia come miglior film straniero all'ultima edizione degli Oscar - qui trovate tutti i vincitori dell'Oscar 2022 - senza neanche entrare nella shortlist dei semifinalisti, Ada arriva ora nelle sale italiane per raccontarci questa storia di un mondo agli antipodi, dove ancora una volta è la donna ad essere vittima di una società patriarcale.

La protagonista del titolo è infatti una ragazza schiava degli uomini, poco importa che questi pensino di proteggerla o di amarla, resta in ogni caso soggiogata a regole che le impediscono di vivere una vita normale. Il dramma è ulteriormente amplificato dall'ambientazione, non certo casuale, dell'Ossezia del Nord: in questa zona infatti avvenne nel 2004 la strage di Beslan, che costò la vita ad oltre trecento persone inclusi molti bambini. E proprio Ada in una delle scene più intense del film mostra la sua cicatrice, segno che anch'essa è rimasta coinvolta in quel massacro di innocenti compiuto per mano di fondamentalisti islamici e separatisti ceceni.

Passato e presente

Il racconto è infatti dominato dalle ombre di un passato che sembra schiacciare i personaggi ai loro destini, all'impossibilità di ambire a qualcosa di più e dove anche le libertà che a noi sembrano scontate sono da agguantare con le unghie e con i denti. Traumi che permangono nello spaccato di un luogo popolato da fantasmi, dove i vivi sembrano involontari colpevoli di essere sopravvissuti. Non è un caso che il fratello minore Dakko sia rimasto mentalmente ancora un bambino, forse per la paura di crescere in un mondo così crudele, e che lei stessa sia rimasta profondamente scossa da quanto vissuto, tanto che gira sempre con un pannolone per il timore di farsi la pipì addosso.

La regista Kira Kovalenko torna a raccontarci un'altra odissea tutta al femminile dopo Sofichka (2016), che adattava un noto romanzo avente luogo tra gli anni Quaranta e Sessanta, e nel suo secondo lavoro sposta l'azione ad un presente mai così fosco. Il problema principale del film è in una certa lentezza e nella parziale "devozione" a lavori recenti di certa cinematografia sovietica - su tutti il cinema di Kantemir Balagov - ma la cura nella caratterizzazione delle figure principali e la forza di una narrazione a più strati risultano efficaci, tanto da aver conquistato l'Un Certain Regard alla 74ª edizione del Festival di Cannes. Solo poche settimane fa vi abbiamo parlato di un altro titolo vincitore, in quel caso del Premio della Giuria, alla medesima edizione della kermesse, come potete leggere nella nostra recensione di Memoria.

Ada Una messa in scena semplice ma ricca di significati, anche per via di un contesto aspro per chi lì vi vive ancora i traumi di un passato impossibile da dimenticare. Difficoltà che si amplificano se sei donna in una società patriarcale e se il padre-padrone ti impedisce di condurre un'esistenza come quella delle tue coetanee, ingabbiata tra fratelli minori rimasti ancora bambini e maggiori in procinto di divenire ancore di salvezza. Ada è un'opera che vive di sussulti, pronti a spezzare quel lento, omerico, viaggio verso la libertà tanto agognata. L'intensità della protagonista diventa così fulcro dell'azione drammatica, corpo e sguardo di un film che trova la propria forza anche a dispetto di un parziale formalismo a tratti evidente. Cicatrici che permangono, pronte a svelarsi e finalmente venire a patti con il proprio vissuto.

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