Recensione Abduction - Riprenditi la tua vita

Un idolo delle teenager per il Bourne Identity (?) delle nuove generazioni.

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Benvenuti nell'era dell'ibrido grottesco, un tempo oscuro in cui il segreto del successo si è nascosto nelle profondità più remote e nessun eroe riesce più a scovarlo. Benvenuti nel mondo della cinematografia formato milkshake: fragolosa, dalla consistenza non meglio definita e diretta principalmente ad assecondare palati sempre meno raffinati. Benvenuti nel dominio dei teen: tutto sembra creato appositamente per loro, unico pubblico dalle spiccate potenzialità economiche e sociali, metro di giudizio e paragone dell'intrattenimento moderno. Non è un caso che in un'epoca così poco caratterizzata e, all'apparenza, costantemente in crisi come la nostra, ormai non si faccia altro che arrampicarsi sugli specchi alla ricerca di nuovi modi per rielaborare concetti classici affinché questi divengano più attraenti agli occhi degli adolescenti. La nuova frontiera è l'action movie giovanile, ottenuto inserendo un idolo delle teenager nel Bourne Identity delle nuove generazioni... o almeno questa è la speranza.

Riprenditi la tua vita

Nathan Harper (Taylor Lautner) ha sempre avuto la sensazione di vivere la vita di qualcun altro, ma non per questo ha deciso di non godersela. Passa le sue giornate tra gli allenamenti di lotta e arti marziali, le pazzie con i suoi amici di sempre e gli sguardi languidi lanciati a Karen (Lily Collins), la sua affascinante vicina. Fino a quando un giorno scopre una sua foto da bambino su un sito web di persone scomparse: parte così la ricerca di se stesso, dei suoi veri genitori e del perché di tanta sicurezza. Quelli che ha per anni creduto essere sua madre e suo padre, in realtà lo hanno sempre e solo protetto e preparato per il momento in cui il suo passato sarebbe tornato a cercarlo. Tutta la sua vita è solo una grossa bugia, accuratamente fabbricata per nascondere qualcosa di più oscuro e pericoloso, ma proprio quando riesce a scoprire qualcosa in più sulla sua identità, Nathan viene preso di mira da dei pericolosi serial killer e dagli uomini della CIA, che lo rincorrono disperatamente per tutto il paese, obbligandolo a fuggire e a non fidarsi di nessuno... tranne che di Karen.

Rapimenti... alieni

Abduction tecnicamente è il termine utilizzato per descrivere un rapimento alieno, questa esperienza stravolgente che molti dicono di aver vissuto, un estraniarsi dalla propria vita reale. Facile quindi intendere il collegamento tra esso e il contenuto della pellicola, tutta incentrata sul desiderio del protagonista di riappropriarsi della sua trafugata esistenza. Eppure, in tutta sincerità, avremmo preferito più la prima opzione: che gli alieni si fossero portati via pure tutto il film, cast e crew compresi, restituendoli poi completamente rinnovati. Abduction è palesemente un ibrido cinematografico, in cui il regista John Singleton cerca di unire l'azione con il romanticismo, trattandoli entrambi con la leggerezza di un film costruito per un pubblico giovane ma con le ambizioni del grande action movie trasversale. La pellicola si apre con uno spericolato viaggio in macchina, in cui tra i toni californiani della fotografia, la musica alta e i sorrisi quasi ubriachi dei protagonisti sembra di essere più in una tipica commedia adolescenziale americana che in un adrenalinico film d'azione. Un montaggio a scatti e un paio di banali battute dopo, la narrazione si sposta improvvisamente sui toni più emotivi del dramma familiare, per ripercorrere successivamente nuove strade, ricercando la sua forza nell'amore non consumato tra Nathan e Karen. Vi siete persi? Bene, proprio come tutti gli spettatori che davanti a così tanti ingredienti buttati nel calderone del grande schermo non sono riusciti a capire esattamente dove si nasconda la chiave di lettura di Abduction che, così come il suo aitante protagonista, si trascina per 106 minuti alla ricerca della sua vera identità. Chissà poi se l'ha trovata...

Prova d'attore

Sicuramente uno dei cardini di Abduction è la presenza di Taylor Lautner: idolo delle teenager di tutto il mondo, l'ex lupacchiotto ha finalmente debuttato nel suo primo ruolo da protagonista. Famoso per i suoi muscoli costantemente in mostra (essì, nonostante le false promesse, anche stavolta la maglietta tende a scivolargli di dosso!) e per il suo sorriso contagioso, Tay ha finalmente modo di dimostrare al mondo del cinema quali sono sul serio le sue doti. Avendo studiato arti marziali per circa otto anni quando era piccolo, il giovane attore si è rivelato molto entusiasta per la possibilità offertagli da Abduction e ha particolarmente apprezzato l'opportunità di fare lui stesso molti dei suoi stunt. "Ho avuto la possibilità di fare degli stunt davvero folli, come scivolare giù da un'enorme vetrata. Ho fatto un po' di parkour, saltando giù dai muri, ed ho un'incredibile scena di boxe assieme a mio padre mentre siamo sul retro della casa. È un ruolo davvero fisico, ma non ho esitato ad accettarlo. Mi diverte molto fare queste cose. È il progetto perfetto per mettere alla prova le mie capacità". Effettivamente il ruolo di Nathan metterebbe a dura prova il fisico di qualsiasi attore, con le sue continue corse, salti e arrampicate. La stessa narrazione sembra essere stata costruita per tenere costantemente in tensione le capacità fisiche dell'attore, sotto svariati punti di vista: suo padre, interpretato da un sempre impeccabile anche se un po' sottotono Jason Isaacs, lo addestra fisicamente, mentre sua madre lo prepara emotivamente; la sua psicanalista, con il volto di Sigourney Weaver, si occupa invece della sua formazione psicologica. Peccato però che una volta trasformati tutti questi insegnamenti in doti attoriali, i risultati fatichino a mostrare questa crescita esponenziale del personaggio che appare quasi sempre fuori luogo ed esageratamente banale. Taylor Lautner e Lily Collins danno prova di essere dei giovani attori, ancora troppo acerbi forse per delle complesse strutture di sceneggiatura che, nonostante siano quasi completamente assenti da questo progetto, mettono costantemente alla prova le loro capacità espressive.

Abduction - Riprenditi la tua vita Lo hanno annunciato come il Bourne Identity delle nuove generazioni e come il lancio ufficiale del talento come attore di film d’azione di Taylor Lautner, ma alla fine Abduction è solo uno strano e mal riuscito esperimento. Dialoghi banali e dallo spessore millimetrico, recitazione piatta e monotono, sceneggiatura fluida ma mediocre: John Singleton si trova a dirigere un insieme di elementi davvero molto difficili da far spiccare che si trasformano, infatti, in un informe e a tratti noioso prodotto finale.

4.5

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