L'Abbinamento Perfetto Recensione: una scialba commedia romantica Netflix

Il film diretto da Stuart McDonald nemmeno ci prova a proporre qualcosa di nuovo, portando avanti il solito canovaccio di opere già viste.

L'Abbinamento Perfetto Recensione: una scialba commedia romantica Netflix
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Un'azienda vinicola è al centro della nuova pellicola del momento sulle piattaforme streaming: L'Abbinamento Perfetto ha debuttato tra i film Netflix di maggio 2022 schizzando al vertice della classifica di visualizzazioni, ma nonostante l'ampio successo registrato in numeri - tenendo in conto che anche guardare un breve spezzone viene conteggiato dall'algoritmo quanto la visione totale del prodotto - l'opera di Stuart McDonald si dimostra incapace di proporre qualcosa di innovativo nell'affollatissimo mondo delle commedie romantiche.

L'ennesima messa in scena di un titolo visto più volte, con le sue evoluzioni scontate e una comicità scialba quando non esagitata: quello sentimentale è forse il genere che più di tutti avrebbe bisogno di una sana boccata di ossigeno, fermo agli stilemi che continuano a riciclare dagli anni '90 - come vi raccontavamo nella recensione di Kiss Me - declinati a seconda del paese di provenienza, leggasi la recensione di Tattiche d'Amore per altre prove a sostegno della tesi.

La lotta per il vino

L'azienda Australiana della famiglia Vaughn produce un vino di altissima qualità, ma la titolare è una diva molto puntigliosa che non concede i diritti di importazione a buon mercato. Lola (Victoria Justice) è una professionista dedita completamente al suo lavoro presso una ditta di import con sede a Los Angeles, ha numerosi clienti ed è ben voluta dall'ambiente, ma il suo capo è una persona meschina incapace di riconoscere il valore altrui. Dopo una sfuriata liberatoria davanti a tutti i suoi colleghi, la donna sceglie di fondare un'impresa tutta sua e vola in Australia per accaparrarsi il vino dei Vaughn come primo, importantissimo step di affermazione.

Purtroppo per lei, l'etichetta vinicola che desidera con ardore ha una nomea troppo pesante per essere affidata ad un'azienda neonata, ma Lola non ha intenzione di abbandonare il progetto e decide di farsi assumere come allevatrice di pecore presso i Vaughn per provare il suo valore agli occhi della responsabile. Lontana dagli agi della città americana, imparerà a lavorare nella natura incontaminata e approfondirà la conoscenza di Max (Adam Demos), colui che si occupa della tenuta Vaughn badando agli animali e alla proprietà.

Nemmeno un sussulto

La pellicola palesa fin da subito le grosse carenze inventive di una sceneggiatura boccheggiante, con quel volo pindarico di un'importatrice di vini che si propone per badare al bestiame di una fattoria pur di avere una commissione già negata, e il registro non cambia nel corso delle quasi due ore di visione successive.

La protagonista affronta le asperità della vita rurale a testa altissima, concedendosi solo un breve momento di sconforto prima di rigettarsi con la dedizione di una veterana in un mondo completamente sconosciuto. La dubbia comicità del titolo punta tutto sulle difficoltà incontrate dalla ragazza di classe alle prese con il compito di allevatrice, con modalità di presentazione che ammiccano all'infantilità, tra ruzzoloni nel letame e animali testardi, mentre la linea romantica si sviluppa attraverso l'attrazione di Max, il quale ha un segreto da principe azzurro da nascondere. Le evoluzioni della trama sono a dir poco scontate, seguendo un leitmotiv che porta sempre al lieto fine paventato già nei primissimi minuti del film, mentre una recitazione incline all'overacting si accompagna a dialoghi innaturali, creando lo scarso connubio che contribuisce a distaccare emotivamente dalla pellicola.

L'Abbinamento Perfetto La commedia romantica senza coraggio ha generato un nuovo triste esponente: L'Abbinamento Perfetto è una pellicola priva di spunti originali, nella quale il motivo fondamentale della narrazione viene forzato all'interno di una scelta più che irrealistica, per poi evolversi attraverso il consueto canovaccio che rende più che simili numerosi titoli appartenenti allo stesso genere. La sceneggiatura non trova consistenza né sul piano comico, che si dimostra superficiale e infantile, né su quello romantico, a causa di una relazione improbabile ma al tempo stesso prevedibile. Gli attori si piegano alla scarsità creativa che contraddistingue il loro contorno, contribuendo a quell'emotività spicciola che rende il lungometraggio di Stuart McDonald un'opera dimenticabile, persa nell'oceano di film pressoché identici.

4

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