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A tuo rischio e pericolo, la recensione dell'antologia horror Netflix

Cinque cortometraggi di diversa durata che ci accompagnano nei vari sottofiloni dell'horror per un Halloween marchiato Netflix.

recensione A tuo rischio e pericolo, la recensione dell'antologia horror Netflix
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Come un fulmine a ciel sereno, a sorpresa, Netflix ha concesso a tutti gli appassionati dell'orrore una gustosa portata per la notte di Halloween (ma non solo), distribuendo un Original che raccoglie cinque cortometraggi a tema.
Frutto di una collaborazione tra il colosso dell'entertainment, la compagnia Crypt TV (che vanta tra i finanziatori Eli Roth e Jason Blum), i produttori delle serie TV Haunted e Queer Eye (entrambe disponibili non a caso nel catalogo della piattaforma streaming), A tuo rischio e pericolo segue la spesso redditizia formula antologica per trascinarci in cinque diversi racconti del terrore, cercando di diversificare l'offerta indagando tra i vari sottofiloni del genere, in un viaggio tanto rapido (non supera la mezz'ora) quanto discontinuo, difetto spesso comune a operazioni di questo tipo. Andiamo ad analizzare i singoli tasselli che compongono questo collage horror nei successivi paragrafi.

Il braccialetto dell'amicizia

Una ragazzina di colore, che gira sempre con una mascherina anti-smog, vive in completa solitudine, non avendo di fatto nessuna amica. Per il suo compleanno impietosisce due coetanee che accettano di andarla a trovare ma, appena giunte in casa, durante un momento di distrazione decidono di darsela a gambe levate poiché inquietate dagli strani comportamenti della festeggiata.
Festeggiata che dopo, seguendo un libro di chirurgia, farà loro visita dando il via a una notte di terrore. Essere amiche del cuore diventa ben più che un modo di dire in questo capitolo d'apertura, della durata di circa sette minuti, il quale dopo un breve prologo - atto ad esporre la situazione di disagio vissuta dalla protagonista - flirta con atmosfere sia home invasion che torture-porn nell'effettivo inizio dell'emoglobinica mattanza.
Una story-line semplice, ambientazioni che riportano alla mente quelle del The Ring (2002) americano, e una resa dei conti con qualche spruzzo gore confezionano un lavoro tanto onesto quanto prevedibile.

La stanza dei rompicapi

Un abilissimo hacker, specializzato nel denunciare la pornografia minorile su internet, riceve un misterioso messaggio da un utente sconosciuto, che gli propone di partecipare a un gioco che ha luogo in una zona mai conosciuta del dark-web, da esplorare tramite la realtà virtuale.
Un mostruoso bau-bau metterà alla prova il ragazzo attraverso sfide sempre più complicate, dalla cui riuscita potrebbe dipendere anche la sua sopravvivenza. Tra citazioni alla saga di Saw e al personaggio di Jig-Saw, con un villain che guarda anche all'iconografia di Freddy Krueger, questi cinque minuti utilizzano il mezzo della VR in maniera ludica e intelligente, dando il via a palcoscenici visionari realizzati in computer grafica e ad efficaci soggettive dal punto di vista del personaggio, con le tre vite disponibili in gioco la cui perdita si ripercuote in maniera macabra nel mondo reale. Scorre veloce e sa come trasmettere il proprio messaggio con la giusta incisività.

Incommodum

Dark-lady dotate di ali che si aggirano in colline nebbiose, pagliacci che guardano in camera con il loro sardonico ghigno, insetti che escono dagli orifizi. E poi ancora corvi neri come la pece, bianchi manichini immersi nel buio totale, scene di morte violenta. Il titolo di questo corto, tradotto dal latino, significa esattamente "disagio" ed è proprio questa la sensazione che si vuole provocare nello spettatore. La fonte d'ispirazione è sicuramente un cult quale Begotten (1991), ancora oggi pietra miliare del genere in quanto a reazioni disturbanti, e i due minuti e rotti di durata riescono a inquietare il giusto tramite il visionario susseguirsi di immagini in movimento che guardano all'intero universo dell'orrore, con tanto di fotografia sporca e citazioni colte, come quelle all'immortale scena oculare di Un chien andalou - Un cane andaluso (1929).

Vietato entrare

Due amici di vecchia data, che si dilettano saltuariamente nel visitare magioni o luoghi considerati infestati, decidono di compiere la loro ultima indagine in una casa abbandonata, un tempo abitata da un medico che usava torturare i propri figli.
Scopriranno ben presto come la dimora non sia realmente disabitata e cercheranno di fuggire prima che sia troppo tardi. Il tassello più debole dell'operazione che, nei suoi sette minuti di durata, guarda all'universo dei mockumentary e ai numerosi programmi televisivi incentrati su presunti reporter dell'occulto. Con un background verbale atto a svelare i due protagonisti e una messa in scena canonica nella gestione ambientale delle dinamiche, Vietato entrare regala qualche sussulto solo alla comparsa della misteriosa creatura abitante tra le quattro mura, ma a fine visione si ha l'impressione di aver assistito a un banale copia/incolla in forma ridotta di centinaia di titoli a tema.

Antoni Psycho

Un modello omosessuale usa ogni mattina dei prodotti di bellezza al fine di mantenere sempre perfetta la propria forma estetica. Un giorno invita a pranzo diversi ospiti, che però non avranno quanto auspicato in un primo momento. Questo corto guarda sia ad American Psycho (2000), nella gestione narrativa, che al capolavoro di Alfred Hitchcock, per quanto riguarda il nome del protagonista, che sostiene di chiamarsi Antoni in una chiara citazione all'Anthony Perkins della suddetta pietra miliare degli anni '60.
Due minuti che ben delineano il profilo psicologico del personaggio, che tramite il voice-over ci accompagna alla scoperta della sua disturbata personalità, e gli sguardi ammiccanti rivolti in camera verso il pubblico regalano quell'ulteriore dose di inquietudine, davvero notevole considerata l'estrema brevità del segmento.

A tuo rischio e pericolo Alcuni passaggi convincono, altri meno, ma A tuo rischio e pericolo si conferma comunque un discreto antipasto per una notte orrorifica. Questo originale Netflix pensato per la serata di Halloween vive di suggestioni interessanti che guardano a classici più o meno recenti, da Saw a (American) Psycho, da Begotten a Un chien andalou, così come di operazioni copia/incolla di alcuni dei più recenti esponenti del filone, con una durata variabile degli episodi che passa dai due agli otto minuti - per quella complessiva di circa venti. Niente di veramente imperdibile, ma qualche buono spunto ne giustifica la visione.

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