Recensione A-Team

Recensione del lungometraggio cinematografico tratto dalla popolare serie televisiva

recensione A-Team
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Chiunque abbia prestato una certa attenzione a tutto il panorama cinematografico d'inizio terzo millennio, non può fare a meno di notare - soprattutto nell'ambito del sistema produttivo americano - una certa propensione ad attingere da altre forme d'intrattenimento per camuffare la mancanza di idee necessarie alla stesura di un soggetto da portare sullo schermo.
Del resto, sorvolando sull'infinità di remake che continuano ad affollare il mercato, nel solo primo decennio del XXI secolo non pochi sono stati i lungometraggi confezionati prendendo ispirazione da libri, fumetti, musical, spettacoli teatrali, videogiochi e addirittura giocattoli. Per non parlare di tutte le trasposizioni cinematografiche delle serie televisive, da Charlie's angels a Sex & the city, passando per Hazzard e Starsky & Hutch.
Trasposizioni cui si va ad aggiungere ora A-Team di Joe Carnahan (Smokin' aces), tratto da uno dei più popolari e fortunati telefilm degli anni Ottanta, non poche volte oggetto di parodie ed omaggi (perfino nel nostro Oggi sposi di Luca Lucini).

Parola della produttrice Jules Daly

Le persone amavano veramente questi personaggi; certo, erano carismatici e divertenti, ma c’era anche un enorme senso di affetto tra questi quattro ragazzi, che il pubblico ha apprezzato. Noi sapevamo che l’aspetto più difficile per far funzionare il film sarebbe stata la sintionia tra i quattro protagonisti.

Tutto cominciò così...

Creata da Stephen J. Cannell e Frank Lupo, già tra gli autori di Ralph supermaxieroe, la serie A-Team raccontava le vicende di quattro veterani del Vietnam che, condannati da un tribunale militare per un crimine che non avevano commesso, si nascondevano in clandestinità, diventando soldati di ventura intenti ad agire per il bene comune, mentre cercavano di ristabilire la loro reputazione.
E, capitanati dal colonnello masticasigaro John Smith detto Hannibal, interpretato dal compianto George Peppard (Colazione da Tiffany), furono lo sfacciato e intraprendente Templeton"Sberla"Peck, il folle H.M. Murdock e il braccio del gruppo P.E. Baracus - rispettivamente con i volti di Dirk Benedict, Dwight Schultz e Mr. T - gli eroi della serie, nata nel 1983 ma destinata ad andare avanti fino al 1987, complice con ogni probabilità il successo che, sul grande schermo, riscuotevano i vari Schwarzenegger e Stallone del machismo reaganiano.
"E' stato un fenomeno", rivela il citato Cannell, "Prima di quel momento, non c'erano mai stati in televisione dei protagonisti del genere. La serie aveva una premessa semplice: quattro uomini che vengono condannati ingiustamente per un crimine decidono di scappare e aiutare le persone che non sono in grado di farcela da sole. Il bisogno di combattere l'ingiustizia è un argomento magnifico e il pubblico ha risposto alla serie con entusiasmo. Tanti ragazzi sono cresciuti con il telefilm e poi una nuova generazione ha avuto l'opportunità di vederlo nelle repliche, ricevendo la stessa scossa."

Squadra vincente...

E, come pure i noti fratelli Tony e Ridley Scott, è lo stesso Cannell a figurare tra i produttori di questa pellicola che vede Liam Neeson (Schindler's list-La lista di Schindler) concedere anima e corpo al bravissimo stratega Hannibal, Bradley Cooper (Una notte da leoni) impegnato ad interpretare Sberla, sempre in grado di tirar fuori idee originali per le missioni poco ortodosse e pericolose, Sharlto Copley (District 9) nei panni del dotatissimo pilota H.M. Murdock e il marzialista e importante peso massimo leggero della UFC Quinton"Rampage"Jackson in quelli di P.E. Baracus.
Questa volta, però, pur essendo ancora ex soldati incastrati per un crimine che non hanno commesso e decisi a trovare il vero colpevole al fine di ristabilire la loro reputazione, non sono reduci della guerra del Vietnam, ma del più recente conflitto in Iraq.
Oltretutto inseguiti dal capitano Charissa Sosa alias Jessica Biel (Stealth-Arma suprema), ex fiamma di Sberla, ma contornati di figure come l'agente della CIA Lynch, il mercenario Pike e il generale Morrison, rispettivamente con i volti di Patrick Wilson (Watchmen) Brian Bloom (The stuff-Il gelato che uccide) e Gerald McRaney (il telefilm Simon & Simon, tanto per rimanere in tema).

C'è ancora, sempre un piano

Tra l'altro, insieme al regista e a Skip Woods (Hitman-L'assassino), è proprio Brian Bloom a firmare lo script del film, il quale apre immediatamente con l'entrata in scena di Hannibal, fornito d'immancabile sigaro e ancora convinto che "Per quanto le cose sembrino naturali, c'è sempre un piano", per poi tirare progressivamente in ballo P.E. Baracus, Sberla e H.M. Murdock nel corso di una lunga e frenetica sequenza d'azione-presentazione dei personaggi che finisce per occuparne tutti i titoli di testa.
E' quindi subito chiaro che, a differenza della fonte d'ispirazione, qui la squadra vincente sguazza tra altissima tecnologia ed accentuata violenza, in quanto, come spiega Carnahan: "Era materiale prezioso e non potevo rifiutare la possibilità di reinventare la serie che mi ricordavo da ragazzo. Volevamo essere rispettosi del telefilm per le generazioni di appassionati che ci sono cresciuti, ma volevamo anche portare l'A-Team nel XXI secolo".
E questo passaggio dagli anni Ottanta al XXI secolo viene simboleggiato in maniera divertente dalla scena in cui i quattro sfondano uno schermo su cui si sta proiettando in tre dimensioni proprio un episodio del vecchio A-Team, del quale, comunque, sembrano mantenere intatto l'onnipresente spirito ironico.
Spirito ironico indispensabile anche per rendere più appetibili le assurdità di cui è tempestata la sceneggiatura, costruita in maniera piuttosto classica con il solo, evidente fine di favorire il susseguirsi d'imprese atte a sfidare le leggi della fisica (il momento in cui abbiamo un blindato in volo sostenuto dai paracadute è da antologia) e magistrali sequenze d'azione.
Sequenze cui giovano di sicuro sia il serrato montaggio a firma di Roger Barton (Transformers-La vendetta del caduto) e Jim May (G.I. Joe-La nascita dei Cobra) che l'abbondanza di effetti pirotecnici, gestiti a dovere da un Carnahan che, particolarmente ispirato, non dimentica neppure duri e riusciti scontri corpo a corpo.
Mentre Quinton"Rampage"Jackson sembrerebbe l'unico del cast ad apparire forzatamente incastonato nel personaggio, in quanto il sempre grande Neeson non fa rimpiangere affatto il mitico Peppard, Cooper è ottimo come al solito e Sharlto Copley imita dignitosamente la recitazione di Dwight Schultz, il quale, oltretutto, compare dopo i titoli di coda insieme al succitato Benedict.

A-Team Alla fine, prodotto da Tony e Ridley Scott, anche il popolare telefilm d’azione A-Team ha avuto la sua trasposizione su grande schermo. Trasposizione che abbonda in sequenze spettacolari ed effetti speciali, tanto da regalare allo spettatore odierno quasi due ore di puro divertimento che non annoiano mai. A rimanere deluso potrebbe essere forse il fan della saga originale, rispetto alla quale trova qui molte più esagerazioni e violenza; il regista, però spiega giustamente: “Le persone sono molto più consapevoli oggi di quanto lo fossero venticinque anni fa, quando è stato lanciato il telefilm. Se si provasse a presentare la serie adesso non sarebbe possibile farla franca come allora. In quel momento, l’aspetto camp del telefilm rappresentava un bell’intrattenimento, ma il pubblico attuale è molto più smaliziato, così, per trasportarlo nella nostra epoca, il tono e l’approccio dovevano cambiare in modo da riflettere la sensibilità contemporanea”

7

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