A Quiet Place - Un Posto Tranquillo, la recensione: se entrate, non fate rumore

In un mondo invaso da creature aliene sensibili ai rumori, il silenzio è diventato il nuovo ossigeno per l'umanità in A Quiet Place - Un Posto Tranquillo.

recensione A Quiet Place - Un Posto Tranquillo, la recensione: se entrate, non fate rumore
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Due piedi scalzi si muovono di soppiatto in un luogo spoglio, abbandonato, ricoperto soltanto di polvere e ricordi. Siamo in quella che un tempo, appena tre mesi prima, gli uomini avrebbero chiamato "farmacia", oggi però non c'è quasi più nulla d'umano. Tutt'attorno regna il silenzio più totale, assoluto, perché il mondo sembra esser finito sotto lo scacco di una maledizione aliena, di provenienza sconosciuta. Bestie feroci, di dimensioni considerevoli, vagano per le città e i boschi circostanti, senza la possibilità di vedere ma con un senso dell'udito ultra sviluppato, in grado di catturare suoni e rumori anche a chilometri di distanza. Proprio per questo i piedi nudi con cui inizia A Quiet Place - Un Posto Tranquillo cercano di sfiorare appena il pavimento, accomodandosi nella sabbia lieve appena possibile. Lee ha istruito tutta la sua famiglia a muoversi e vivere di soppiatto, sussurrando le parole o addirittura parlando tramite il linguaggio dei segni. Una risata, un gridolino di dolore o piacere, una caduta rovinosa, uno stupidissimo giocattolo con luci e suoni, tutto può distruggere il labile confine fra la sopravvivenza e la morte.

Genitori e figli

È con queste premesse che John Krasinski, di ritorno dietro la macchina da presa ma anche protagonista insieme a Emily Blunt, dipinge un mondo ambiguo, che divide tutto perfettamente a metà. Le tinte horror sono bilanciate dalla poesia delle inquadrature e delle situazioni, ogni vita che si spegne ha per controparte un'altra che si accende, l'amore genitoriale viene insidiato dalle normali incomprensioni con i figli pre-adolescenti, anche nelle condizioni estreme del film. Tanto contenuto per un prodotto che diventa quasi difficile da catalogare, anche se le sfumature da thriller/horror dominano l'intero racconto. Il risultato finale è un lungometraggio che fa delle emozioni e della tensione il suo motore, oliato con estrema cura e talento.

In apnea

Durante i 90 minuti di durata si fa fatica a riprendere fiato, appena ci si crede al sicuro accade qualcosa che riporta il panico e il terrore. La sceneggiatura non ha un solo momento morto, ogni evento si incastra magicamente a quello successivo e da spettatori si osserva il tutto con il respiro in gola. Un lavoro di taglia e cuci fenomenale, chirurgico, sulla carta come sullo schermo. E pure quando ci si aggrappa a qualche fisiologico cliché di genere, come gli immancabili jump-scare, lo si fa con estrema intelligenza, senza la minima forzatura. Krasinski, che gioca il ruolo di un padre amorevole che non teme qualsivoglia sacrificio, ha studiato con maniacale attenzione ogni aspetto della sua direzione, riuscendo a mettere poesia e suspense in ogni inquadratura. Se dirigere Emily Blunt, eccezionale nel prendere le misure di una madre determinata e impaurita, è un'operazione magari semplice, non è altrettanto facile orchestrare tre ragazzini scalmanati che vogliono soltanto crescere ed essere amati - al di là delle difficoltà del caso. L'unica bimba della famiglia inoltre, che ha un ruolo chiave all'interno della storia, è sordomuta, nonostante questo però i tre fratelli appaiono sullo schermo naturali e aggraziati, pieni di ombre e colori, privi di qualsiasi trama ricattatoria. Aprono il cuore a ogni gesto, ogni volta che manifestano i loro più puri sentimenti, così come lo straziano quando dai loro occhi lasciano trasparire la loro paura lucida, violenta.


Fate silenzio

Oltre l'immagine però, oltre gli attori, un film è formato anche dal comparto sonoro - che in A Quiet Place - Un Posto Tranquillo diventa parte attiva del racconto. La sequenza iniziale, che ci presenta questo mondo devastato in cui il silenzio è diventato il nuovo ossigeno dell'umanità, è pressoché magistrale: i suoni appena accennati completano un quadro già di per se intrigante, costantemente in bilico, facendo crescere la tensione attimo dopo attimo. Questo meccanismo risulta assolutamente funzionale fino al frame finale, aspetto che rende praticamente obbligatoria la visione su grande schermo - o al limite in un salotto con un impianto audio performante e calibrato a dovere.
Alla regia e al sonoro bisogna poi sommare una fotografia suggestiva e un reparto scenografico imponente, che caratterizza con dovizia di particolari ogni ambiente. Merita un plauso anche il reparto VFX, in grado di costruire mostri credibili e ricchi di dettagli, con corpi longilinei e soprattutto padiglioni auricolari con "vita propria". Anche il silenzio, i piccoli rumori di fondo vengono bilanciati dalla cruda realtà, opposti ai suoni stridenti e disturbanti legati alle creature aliene - che oltre a urlare producono sibili di natura legnosa.

Il centro del mondo

L'utilizzo di creature aliene sulla Terra come minaccia definitiva dell'umanità non è certo un'idea originale all'estremo, è forse la sola critica che si può muovere al film, eppure queste vengono usate con estrema sapienza, la loro cecità e il loro udito le rendeno uniche nel loro genere, inoltre non sono mai invadenti e la loro presenza è sempre giustificata dagli eventi. Se guardiamo poi al piano dei significati, i nostri feroci antagonisti passano addirittura in secondo piano, con l'uomo al centro di tutto. Nel nostro spaventoso percorso lungo 90 minuti, oltre al tema della sopravvivenza e dell'adattamento affrontiamo l'elaborazione del lutto, sempre imprevedibile, e l'amore genitori-figli, che nasconde insidie e difficoltà di comunicazione non indifferenti. Il posto tranquillo del titolo fa certamente riferimento, non con poca ironia, alle ambientazioni del film, potrebbe però adattarsi benissimo a essere metafora del nostro stesso cuore. Al suo interno albergano l'amore, la colpa, la paura, il risentimento, la fede, tutti elementi che mescolati possono generare non pochi scossoni, malesseri e incomprensioni. Scott Beck, Bryan Woods e lo stesso John Krasinski, i tre sceneggiatori della storia, trattano la sfera dei sentimenti umani in maniera delicata, emozionante, con una sensibilità estrema, un aspetto che raramente si incontra in prodotti smaccatamente horror. Questo rappresenta per A Quiet Place - Un Posto Tranquillo un valore aggiunto di peso, che lo eleva a opera d'arte universale, oltre qualsiasi etichetta.

A Quiet Place - Un Posto Tranquillo John Krasinski, oltre a essere il protagonista maschile, torna dietro la macchina da presa armandosi del suo miglior talento, creando un thriller/horror che lascia senza respiro. A Quiet Place - Un Posto Tranquillo sfrutta una minaccia aliena per creare un mondo silenzioso, dai dialoghi ridotti all'osso, in cui il più piccolo rumore può distruggere il confine fra la vita e la morte. Un meccanismo che crea una tensione di fondo che non conosce tregua, dall'inizio alla fine, derivato da una sceneggiatura praticamente perfetta in termini di costruzione. Ogni aspetto tecnico brilla di luce propria, soprattuto il comparto sonoro che gioca un ruolo attivo, esiste però anche una dimensione dei significati, dei sentimenti, che eleva il film a opera d'arte. Da vedere rigorosamente nel buio della sala, avvolti dal silenzio come dai più acuti sibili della morte.

8.5

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