A Quiet Place II, la recensione: fuga dal mondo del silenzio

John Krasinski continua la storia iniziata con A Quiet Place dirigendo un film dall'alto tasso spettacolare, con più di un messaggio ‘nascosto'.

A Quiet Place II, la recensione: fuga dal mondo del silenzio
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Prima che un nemico invisibile a occhio nudo come il Coronavirus arrivasse a cambiare il nostro mondo, eravamo certi di poter fare qualsiasi cosa. La parola "assembramento" non faceva ancora parte del nostro vocabolario, la maggior parte di noi non aveva mai indossato una mascherina chirurgica, nessuno inoltre avrebbe mai immaginato di dover passare dei mesi chiuso in casa con negozi, ristoranti, cinema e teatri costretti a serrare i battenti. Dopo questa terribile e inaspettata esperienza, non ancora conclusa del tutto fra l'altro, è molto più facile per noi comprendere il mondo creato da John Krasinski in A Quiet Place.
Nel primo capitolo ci siamo trovati faccia a faccia con una famiglia la cui vita è stata stravolta da un momento all'altro, e così quella di intere comunità: non per colpa di un virus visibile solo al microscopio ma per qualcosa di più fisico e tangibile, alieni violenti e primitivi capaci di reagire ai suoni che si fiondano a distruggere ogni cosa non appena sentono del trambusto.
Dei distributori di morte che alla fine di A Quiet Place erano tutt'altro che sconfitti, anzi, per i nostri affezionati personaggi le cose si complicavano ulteriormente e ora - finalmente - è arrivato il momento di scoprire come continua la loro storia in A Quiet Place II.

Ultimi istanti di normalità

Da appassionati della settima arte, siamo sempre spaventati dai sequel di prodotti di successo. Basta infatti poco per perdere atmosfere, toni e stile di un ottimo primo capitolo in favore di qualcosa di maggiormente improvvisato, dal sicuro successo commerciale ma dall'incerta riuscita artistica. Per nostra fortuna con A Quiet Place II non succede: a dirigere il tutto è ancora una volta John Krasinski, regista e interprete del primo film, che con mano salda ha ripreso le fila del discorso e lo ha continuato con estrema naturalezza, senza dissacrare tempi e modi dell'opera originale. Anzi, l'autore ha persino fatto una sorta di regalo ai suoi spettatori: il prologo questa volta è un prequel in piena regola. Un ritorno al "Giorno 1" che spiega l'inizio del disastro - e che comincia inoltre con un piuttosto schietto omaggio a Twin Peaks. Un semaforo rimane a funzionare sospeso su una strada deserta: dove saranno andati tutti? La mattanza è già cominciata? Il mondo che abbiamo costruito è già finito? O stiamo per vivere i nostri ultimi istanti di normalità? Una manciata di minuti colma di tensione e paura, di rimandi al primo film e soluzioni di regia estremamente funzionali, che ci catapultano in una tranquilla cittadina americana travolta da morte e distruzione. Perfetto anello di congiunzione fra la Parte I e la Parte II, che riprende la storia esattamente da dove l'avevamo lasciata.

Bisogno di ossigeno

La famiglia Abbott, seppur non più al completo, è ancora sullo schermo e pronta a combattere sino all'ultimo istante utile. Emily Blunt, Millicent Simmonds e Noah Jupe sono ancora intenzionati a sopravvivere a tutti i costi, nonostante un bimbo piccolo da accudire e un estremo bisogno di bombole d'ossigeno, acqua e cibo. Lungo il loro cammino si presenta inoltre un inaspettato (per loro almeno) Cillian Murphy, altro "spirito perduto" e solitario che nell'Apocalisse ha perso tutto quanto, speranza compresa. Cuore pulsante dell'intera storia però sarà questa volta la giovane Regan/Millicent Simmonds, l'unica davvero in grado di guardare "oltre la siepe" e intravedere la luce in fondo al tunnel. Un tunnel però disseminato di ostacoli e complicazioni che vi lasceremo scoprire su grande schermo. Possiamo però mettervi in guardia: se avete sofferto (magari piacevolmente) durante la visione del primo film, qui c'è da scendere ancor di più a patti con l'esperienza. Oltre al bisogno di far silenzio continuo, questa volta subentra anche un senso di claustrofobia che vi darà spesso del filo da torcere seduti in poltrona. John Krasinski è stato poi molto abile nel montare in modo alternato due situazioni di pericolo estremo, che non vi daranno pace.

La regia di A Quiet Place II è talmente schietta e diretta che sarete totalmente inglobati dalle vicende, probabilmente a sentire qualcuno che tossisce accanto a voi o qualcun altro a cui squilla lo smartphone vi verrà un brivido e l'istinto di dire "Fate silenzio, possono sentirci!!". Questo aspetto dell'esperienza si deve molto alla sala: è un vero regalo poter vedere un prodotto del genere nel buio del cinema e con un impianto audio adeguato, lontani da quelle distrazioni che sono proprie dello streaming - e che avrebbero snaturato troppo il progetto.

Parlare la stessa lingua

A Quiet Place II non è però solo azione e terrore: John Krasinski ha imbottito la sua creatura di temi chiave, facendoli ruotare non solo attorno alla speranza. Se il personaggio di Millicent Simmonds è fondamentale per capire i motivi per cui è importante perseverare, affrontando ogni avversità con lucidità e polso fermo, quello di Cillian Murphy ci guida nel finale verso una lezione inedita, che mancava nel primo capitolo. Non sappiamo con certezza quanto l'avvento del Coronavirus abbia effettivamente impattato sulla sceneggiatura, esiste però una porzione di storia che ci dice di fare estrema attenzione: l'errore di un solo individuo può comportare la distruzione di un'intera comunità. Non solo: la cooperazione tra persone risulta fondamentale per risorgere dalle ceneri. Tentare di primeggiare, di sovrastare gli altri, sono azioni che possono comportare il fallimento di un intero gruppo.

Per collaborare in modo corretto è poi fondamentale saper ascoltare, parlare la stessa lingua (in un film in cui è necessario dialogare attraverso gesti e segni per diversi motivi). Dopo aver visto il lungometraggio, sarete in grado da soli di associare il messaggio lanciato su grande schermo alla realtà che stiamo vivendo e che abbiamo vissuto nel corso dell'ultimo anno e mezzo, non vogliamo andare oltre. Dal punto di vista tematico, dunque, A Quiet Place II appare persino più maturo e ricco del film originale, il che "fa il pari" con una dose spettacolare predominante e coinvolgente, che vi farà uscire dalla sala soddisfatti.

A cercar dei difetti, Krasinski ha forse calcato un tantino la mano su alcuni momenti un po' troppo stereotipati, utili però a sottolineare - come dicevamo sopra - come la collaborazione fra individui sia essenziale per uscire dalle avversità. Inoltre, per ovvie ragioni, andiamo a perdere il fattore novità che tanto aveva caratterizzato A Quiet Place. Parliamo in ogni caso di dettagli, all'interno di un'opera che rispetta i canoni del capitolo precedente e che saprà intrattenervi con la giusta dose di tensione, anche grazie a un cast eccezionale. Ora non resta che attendere un terzo, magari conclusivo, episodio.

A Quiet Place II John Krasinski riprende la storia di A Quiet Place per continuarla con la stessa passione, il medesimo stile, aggiungendo nuovi personaggi e riempiendo le pieghe della sceneggiatura di temi universali - molti dei quali possono anche essere ricondotti al mondo post-virus che stiamo vivendo. Rispetto al primo capitolo manca di certo il “fattore wow” che riuscì a colpirci all’epoca, A Quiet Place II è in ogni caso un’opera ben diretta e interpretata, con un cast di primo livello e una scrittura che in più momenti non ci lascia neppure un attimo di respiro - letteralmente. Un episodio di passaggio che ci traghetta verso il vero epilogo dell’avventura, che arriverà probabilmente con un terzo film, ideale chiusura di una ipotetica trilogia del silenzio che non dimenticheremo con facilità.

8

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