A Modern Family, la recensione del film con Paul Rudd e Steve Coogan

Erasmus e Paul, ricca coppia gay, si ritrovano da un giorno all'altro a prendersi cura del piccolo Angel, nipote mai conosciuto del più anziano dei due.

recensione A Modern Family, la recensione del film con Paul Rudd e Steve Coogan
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Erasmus, celebre cuoco del piccolo schermo, e Paul formano una coppia gay che vive da anni nel lusso, felicemente. La loro perfetta esistenza viene rivoluzionata quando, a una cena organizzata dallo show-man, si presenta il piccolo Angel, il nipote che quest'ultimo ha sempre ignorato di avere.
Il padre del bambino si trova infatti in carcere e ora i due uomini sono costretti a prendersene cura, andando incontro a diverse difficoltà date anche dal carattere taciturno e scostante del nuovo arrivato.
In A Modern Family, con il passare dei giorni i due genitori improvvisati si affezionano sempre di più ad Angel, nel frattempo ribattezzato Bill, e la paura di perderne l'affidamento, al prossimo rilascio per buona condotta della figura paterna, rischia di minare il loro stesso rapporto.

Niente di nuovo

Il tema dell'omogenitorialità è da tempo sulla bocca dell'opinione pubblica, con la netta divisione tra favorevoli e contrari riguardo l'adozione di un bambino da parte di coppie gay.
Il film di Andrew Fleming, regista che in carriera può vantare un cult quale Giovani streghe (1996), opta per un approccio leggero alla questione e si adatta a tutte le regole della commedia americana contemporanea, battute sporche e gag ripetute in primis. Tolta infatti la diversa sessualità dei protagonisti, ci troviamo davanti a un film come tanti altri, osannato negli USA oltre i suoi reali meriti proprio per l'insana moda del politically correct, che tanta fortuna ha portato negli ultimi tempi a produzioni dedicate alle minoranze, etniche o sociali che siano.
A Modern Family, nel suo impianto base, segue infatti tutte le coordinate tipiche del filone, con liti/riavvicinamenti dell'ultimo secondo sia tra i due genitori che tra questi e il bambino, venuto all'improvviso a contatto con una ricchezza materiale e affettiva prima sconosciuta.
E proprio in quest'adesione forzata ai canoni, tra tic, fobie (Erasmus ossessionato dall'aspetto fisico, Paul vittima di attacchi di panico e così via) e personaggi secondari la cui caratterizzazione è tagliata con l'accetta, i novanta minuti di visione volano via veloci fino all'ovvio lieto fine, del quale anche le note potenzialmente amare vengono nascoste come nulla fosse. E i titoli di coda, in cui scorrono foto felici di coppie omosessuali reali con figli a seguito, non fanno che confermare lo scontato buonismo dell'intera operazione, qualsiasi idea lo spettatore abbia in merito all'argomento.
Se il ragazzino interpretato dal giovanissimo Jack Gore risulta a tratti insopportabile, la chimica (tra) e la bravura (di) Steve Coogan e un barbuto Paul Rudd rendono meno fastidiosa quest'atmosfera sospesa tra trash e melassa che permea la maggior parte del racconto.

A Modern Family Una ricca coppia gay si trova alle prese con un bambino, nipote di uno dei due, la cui famiglia è andata in pezzi, dando inizio a un rapporto di affetto crescente con il procedere dei giorni filmici. A Modern Family riflette sul tema dell'omogenitorialità tramite i toni della commedia hollywoodiana contemporanea di stampo commerciale e, tra qualche breve sussulto "sporco" e una sana apoteosi di politically correct, il lieto fine è ovviamente dietro l'angolo. Steve Coogan e Paul Rudd si impegnano per infondere personalità a due personaggi "macchietta", ma l'intero impianto base, nonostante la diversa sessualità dei protagonisti, si appoggia al classico e stantio canovaccio senza ruggiti di sorta.

5

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