Venezia 2011

A Dangerous Method, recensione del film di David Cronenberg

David Cronenberg psicanalizza Jung aiutato da un cast stellare, fra cui spiccano Michael Fassbender, Keira Knightley, Viggo Mortensen, Vincent Cassel.

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Sugli studi e le teorie di Freud e Jung, i due padri della psicoanalisi, sono scorsi fiumi e fiumi di inchiostro negli ultimi cento anni. Lavori complessi, interessanti ma probabilmente non alla portata di tutti. Eppure vale sempre la pena di scavare un po' più a fondo, alla ricerca non solo dell'origine di queste teorie, ma anche del background che le ha favorite e fatte nascere. Chi erano e come vivevano questi due grandi studiosi e pensatori? E, in generale, quanto la vita e l'esperienza personale ne hanno dettato gli studi e, in seguito, gli insegnamenti?
Questa curiosità intellettuale ha fatto nascere ulteriori ricerche ed opere, anche in prosa e cinematografiche, sulle loro vite, più o meno approfondite e/o adatte all'uomo comune piuttosto che allo studioso. Ricordiamo ad esempio Prendimi l'anima di Roberto Faenza, del 2002, o Un metodo molto pericoloso: la storia di Jung, Freud e Sabina Spielrein di John Kerr, libro che ha poi ispirato una pièce teatrale e il qui recensito film diretto dal 'mastro indagatore' David Cronenberg, da sempre interessato alle tematiche che scandagliano le pulsioni dell'animo umano.

Un metodo molto pericoloso...

Burghölzli, Zurigo, 1904. In un ospedale psichiatrico viene ricoverata la giovane Sabina Spielrein (Keira Knightley) a causa delle sue evidenti e reiterate crisi isteriche dovute a traumi familiari. Il giovane professor Carl Jung (Michael Fassbender), di servizio alla clinica, la prende dunque sotto la sua tutela, interessato alla sua sfaccettata personalità, alla spiccata intelligenza e alla particolarità del suo caso, che coinvolge pulsioni sessuali sado-masochistiche. L'uomo, che sta studiando le teorie dell'affermato (e al contempo contestato, per via delle sue radicali visioni sulla psicologia) Sigmund Freud, ne approfitta per uno studio approfondito sul caso, che non mancherà, tuttavia, di coinvolgerlo personalmente ed affettivamente. Il successivo incontro con Freud (Viggo Mortensen) non farà che accendere nuovi focolai di indagine, a volte collaborativi, a volte di forte scontro.
L'intreccio fra queste tre vite segnerà la nascita della psicoanalisi...

...per un risultato piuttosto scialbo

Lascia perlessi questa rinarrazione della vita e del destino incrociato di queste tre leggendarie menti (più una: quella dell'altrettanto complessato dott. Otto Gross, interpretato da Vincent Cassel in alcuni intensi, ma dispersivi, minuti della pellicola). E proprio dispersivo è l'aggettivo che più si addice all'intera storia, narrata con occhio relativamente superficiale e sempre pronta ad imbeccare lo spettatore, indulgendo troppo nelle pulsioni erotiche fini a sé stesse più che nella vera psicologia indagata. Il tutto si risolve in un biopic incentrato su Jung ma al contempo indeciso sul tempo da dedicare agli altri personaggi e ai loro rapporti. Ne risulta, in finale, una cernita di situazioni e contesti assolutamente arbitraria, che pone in maggior risalto alcune vicende e alcuni tratti caratteristici alle spese di altri. È chiaro che un argomento così complesso pone davanti a delle scelte narrative indispensabili da prendere, ma è anche vero che Christopher Hempton, scrittore di grande esperienza e premio Oscar per la sceneggiatura di Le relazioni pericolose nel 1989, sembra incerto sulla direzione da far prendere alla sua storia, rendendola infine un po' dozzinale e semplicistica, nonostante il materiale a disposizione, che tra l'altro ben conosce. E lo stesso Cronenberg è raramente riconoscibile: nell'indagare le pulsioni più oscure e angosciose di menti come quelle di Freud, Jung, Gross e la Spielrein ci aspettavamo qualcuno dei suoi caratteristici viaggi nella psiche metafisici e conturbanti. E invece l'autore de La mosca e Il pasto nudo sembra cedere al richiamo del mainstream, lasciando interagire un carnet di stelle hollywoodiane su un canovaccio più teatrale che cinematografico, dove si muovono diligentemente ma senza un apparente scopo.

A Dangerous Method Cronenberg psicanalizza Jung, ma il risultato, inaspettatamente, delude. Le potenzialità c'erano tutte, a partire dal soggetto per arrivare al cast tecnico e artistico, eppure l'equilibrio si spezza in favore, forse, del pubblico mainstream, giocando tutto su un poker di attori bravi e apprezzati (a partire da Fassbender, lanciatissimo in questo 2011) e su una visione che vive più di Eros che di Thanatos. Il film, in realtà, non è da buttar via, in virtù di una buona messa in scena e della sinergia fra il cast, che rendono comunque piacevole e relativamente appassionante la -seppur frammentaria- vicenda: ma la semplificazione estrema del tutto, che certo non ci aspettavamo da uno come Cronenberg, non può che deludere i suoi fan.

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