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A caccia con papà, la recensione del film originale Netflix

Un esperto cacciatore, protagonista di un popolare show televisivo, conduce il figlio alla sua prima esperienza venatoria.

recensione A caccia con papà, la recensione del film originale Netflix
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Buck Ferguson è una vera e propria star del piccolo schermo grazie a un popolare programma TV nel quale, in compagnia dell'inossidabile cameraman e amico Don, si fa riprendere mentre organizza battute di caccia nelle foreste nazionali.
Nell'ultima puntata dello show, l'uomo ha intenzione di far partecipare anche il figlio Jaden, un bambino delle elementari, che vive ormai da due anni con la madre e il patrigno.
In A caccia con papà, Buck spera di riavvicinarsi all'erede e, quando nei boschi si imbatte in un magnifico esemplare di cervo, pensa di aver trovato la preda perfetta con il quale "svezzarlo".
Ma il viaggio impervio nella natura selvaggia riserverà molte sorprese all'inedito e improbabile trio di personaggi.

A spasso nella natura

Atmosfere anni '90 in questa commedia leggera d'ambientazione venatoria, in cui la maggior parte del minutaggio è giocata su un susseguirsi di gag e battute con protagonisti l'esperto cacciatore e il giovanissimo figlio, già considerato problematico tra le aule scolastiche per un carattere difficile.
Proprio nell'opposizione tra questi due caratteri così forti e sopra le righe, con il ruolo di simpatica "candela" riservato allo stoico cameraman, la terza prova dietro la macchina da presa di Jody Hill spara le cartucce migliori, dando vita a diverse scenette divertenti nel procedere dei, veloci, ottanta minuti di visione.
A caccia con papà, produzione originale Netflix, paga purtroppo questo limite narrativo e l'intero racconto, nobilitato da messaggi edificanti sul rispetto per la natura e da un finale riconciliante, si risolve in un susseguirsi di siparietti dalla risata facile e poco altro.
Anche i brevi sussulti introspettivi/drammatici trovano poco spazio e non si sviluppano fino in fondo, favorendo quell'aura di gradevole ma anonima familiarità con il principale pubblico di riferimento.
La gestione delle dinamiche televisive, quasi la figura di Buck fosse una sorta di versione per grandi e piccini dell'icona Bear Grylls, è lasciata in secondo piano e affidata solamente a una manciata di riprese con camera a mano girate da Don, mentre il senso dell'avventura è sempre pensato a uso e consumo di una fruizione innocua, dove anche l'idea strampalata di un bambino può rivelarsi fondamentale per sbloccare situazioni di difficoltà.
Le liti del piccolo con la fidanzatina, la gelosia del genitore nei confronti del nuovo patrigno, le particolari perversioni dell'operatore sono tutti elementi sfuggenti che provano a caratterizzare il background delle rispettive figure, qualsiasi scavo psicologico però rimane comunque schiavo di una sceneggiatura elementare che punta sul sicuro senza ulteriori ambizioni di sorta.
Il cast a suo modo funziona, e Josh Brolin e Danny McBride trovano ideale supporto dal giovanissimo esordiente Montana Jordan, anche membro regolare nel cast della recente serie televisiva Young Sheldon, qui sfacciato quanto basta anche a dispetto della tenera età.

A caccia con papà Smessi momentaneamente i panni di Thanos, Josh Brolin è al centro di questa commedia originale Netflix in cui interpreta un cacciatore/star televisiva pronto a condurre il figlio alla sua prima battuta venatoria, sperando di recuperare un rapporto ormai incrinato. A caccia con papà è costruito su un divertimento basilare che, pur risultando gradevole in più occasioni grazie a una discreta gestione delle gag e della vis comica, si fossilizza troppo su alcuni elementi senza tentare quello scatto necessario a raccontare qualcosa di realmente nuovo.

5.5

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