88 minuti, la recensione del film con Al Pacino

Uno psichiatra forense alle dipendenze dell'FBI riceve una chiamata in cui gli viene annunciata la sua morte da lì a 88 minuti.

recensione 88 minuti, la recensione del film con Al Pacino
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Jack Gramm è uno psichiatra forense alle dipendenze dell'FBI che lavora come professore universitario. Nove anni prima una sua perizia fu fondamentale nel processo e nella successiva condanna a morte di Jon Forster, accusato del brutale omicidio (con tortura annessa) di una giovane studentessa, ma proprio alla vigilia della relativa esecuzione un nuovo delitto, compiuto seguendo lo stesso modus operandi, pone delle ombre sulle indagini passate e rischia di riaprire il caso. Jack, convinto della validità delle sue indagini, riceve poche ore dopo un'inquietante telefonata in cui un misterioso interlocutore dalla voce camuffata lo informa che la sua vita terminerà entro 88 minuti. L'uomo inizia così una lotta contro il tempo per scoprire l'origine della chiamata, addentrandosi in un gioco di sospetti e insospettabili tradimenti sempre più serrato.

Auguri per la tua morte

La sospensione dell'incredulità da parte dello spettatore non dovrebbe mai palesarsi alla fruizione di un thriller che vorrebbe risultare verosimile, invece proprio su questo fondamentale dettaglio 88 minuti frana inesorabilmente nelle sue pecche narrative, rivelandosi come una produzione ricca di forzature e di improbabili colpi di scena nella disperata corsa contro il tempo del navigato psichiatra dell'FBI di Al Pacino. Nonostante il mestiere messo in campo è lo stesso attore protagonista a non credere nel progetto e nel relativo personaggio, interpretato senza troppa convinzione nelle quasi due ore dell'opera, con tutti gli 88 minuti del titolo seguiti pedissequamente come tempistiche di visione ma assai poco realistici nel relativo procedere filmico, ennesimo elemento che spaesa ulteriormente i numerosi pasticci della sceneggiatura. Il regista Jon Avnet prova allora a colmare le falle dello script con una messa in scena frenetica, aggiungendo una caricata suspense a diversi momenti clou, tra sessioni su quattro ruote ed esplosioni in serie fino al giungere della resa dei conti finale con relativa e altrettanto assurda rivelazione sull'identità del chiamante, in un gratuito susseguirsi di momenti paranoici e false piste risultante fuori da ogni logica. Al tutto si aggiunge una superflua sottotrama inerente il passato del protagonista, con tanto di flashback esplicativi, e il pur congruo numero di figure secondarie complica ulteriormente la coesione di un racconto capace di sparare a vuoto tutte le proprie cartucce.

88 minuti Suspense negata, risvolti via via sempre più inverosimili e una visione d'insieme affidata solamente alla corsa contro il tempo del protagonista Al Pacino, intento a scoprire chi stia al contempo cercando di incastrarlo e attentando alla sua vita, rendono 88 minuti un'operazione sfilacciata e improbabile. Colpi di scena ben più che forzati e una gestione action/thriller scialba e stereotipata fanno ben presto venir meno l'interesse per la storia e i personaggi, e neanche le performance dell'eterogeneo cast riescono a nascondere le evidenti e irritanti falle narrative. Il film andrà in onda stasera, mercoledì 9 maggio, alle 23.20 su RAIMOVIE.

4.5

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