7 Sconosciuti a El Royale, recensione: quando la tecnica divora il cuore

Drew Goddard mostra al mondo le sue incredibili capacità tecniche in 7 Sconosciuti a El Royale, dimenticando però il cuore.

recensione 7 Sconosciuti a El Royale, recensione: quando la tecnica divora il cuore
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Se c'è almeno un insegnamento che dobbiamo al cinema americano (di Alfred Hitchcock ma non solo), è il sapere che nei motel succede sempre qualcosa di losco. Parliamo del resto di strutture di passaggio, quasi considerate al di là della legge, luoghi ideali per fermarsi durante un lungo viaggio o una fuga, mettendosi al riparo da qualcosa o qualcuno, nel modo più discreto possibile.
Un copione riservato anche all'El Royale di Drew Goddard, regista che ha fatto molto parlare di se dopo la particolare prova di Quella casa nel bosco. Presso il suo Motel, perfettamente diviso in due dalla linea di confine che passa fra lo Stato della California e quello del Nevada, si incontrano 7 perfetti sconosciuti, 7 viandanti all'apparenza innocui, come tradizione "soltanto di passaggio" fra un impegno e l'altro.
Fra loro un venditore di scope elettriche, un prete in cerca di redenzione, una cantante R&B e una scontrosa ragazza dalle poche parole - che vede di pessimo gusto persino firmare il registro della struttura con il proprio nome. Ne mancano certamente altri, ma non vogliamo togliervi il gusto della scoperta.

Esercizi di stile

Perché la storia prenda il via, dopo un sospettoso prologo, bastano i personaggi che abbiamo citato, ognuno diverso dall'altro, con un proprio background e un proprio carattere. Per evitare importanti spoiler, è meglio dire poco sul loro conto e spostarci subito sulla tecnica di 7 Sconosciuti a El Royale, nei nostri cinema dal 25 ottobre. Scritto dallo stesso Drew Goddard, il film vanta una classica struttura a incastro, che racconta la vita di ogni ospite partendo dal numero della sua camera e mettendo insieme, pian piano, tutti gli elementi utili a comporre un quadro generale.
Un pattern certamente non originale al 100%, ma che nelle mani di Goddard funziona e acquista - con il passare dei minuti - uno strano fascino. La tecnica messa in campo dal regista losangelino è una vera manna dal cielo per gli amanti della simmetria e della perfezione stilistica. Non arriva mai un'inquadratura fuori posto, ogni cosa è ordinata, la camera fluttua nell'aria e si muove con fare sinuoso, con calma, amplificando un senso di attesa, di scoperta, e alimentando al tempo stesso il "voyeur" che si nasconde dentro tutti noi.
La messa in scena, precisa al millimetro, sempre misurata, con stacchi netti o lunghi movimenti, è probabilmente l'aspetto migliore dell'intero progetto, insieme ai suoi interpreti come vedremo fra poco, purtroppo però mal supportato dall'impianto narrativo.

Il cuore altrove

Se i personaggi chiave della storia sono ben caratterizzati e impersonati, la trama che li riunisce risulta estremamente fredda, distaccata, poco efficace nel creare una reale empatia con i protagonisti. Apoteosi di questa freddezza è un finale privo di carattere, che si perde in lungaggini non richieste e vibra (in senso molto figurato) soltanto per la figura carismatica di Chris Hemsworth, spinto a mostrare a favore di camera il suo fisico scolpito più che il suo talento recitativo.
La poca coesione della storia generale rende 7 Sconosciuti a El Royale un buon film d'intrattenimento, curioso e per molti versi morboso, ma non di più. Un thriller dal sapore retrò che trova nel cast un valore aggiunto invidiabile. Drew Goddard ha fatto il pieno di eccellenze per dare forma ai suoi sconosciuti, e forse non avrebbe potuto trovare un'amalgama migliore.
Jon Hamm è un venditore astuto e ambiguo, divertente finché è necessario o indispensabile al contesto, prima di cambiare pelle e diventare qualcos'altro. Senza volerlo, un Caronte che ci traghetta oltre il confine della decenza, di ciò che è giusto e cosa invece è terribilmente sbagliato. Più o meno la medesima linea di confine su cui cammina il prete di Jeff Bridges, un uomo tutto d'un pezzo che sa esattamente cosa vuole e come ottenerlo, lasciandocelo capire sequenza dopo sequenza.
Il premio Oscar per Crazy Heart mette a segno un'interpretazione eccezionale, che fa il pari con quella di Cynthia Erivo, una cantante squattrinata dotata però di irreprensibile morale. Il suo è il lavoro più toccante ed emozionante fra tutti, l'unico personaggio in grado di smuovere qualche corda della nostra anima.
Esattamente l'opposto di ciò che viene chiesto a Dakota Johnson, ovvero risultare antipatica e respingente, una donna oscura che ha i suoi motivi per starsene sulle sue e non parlare mai con nessuno - se non per offenderlo.

Dietro il bancone della reception dell'El Royale se ne sta invece il fattorino tuttofare di Lewis Pullman, personaggio davvero cangiante che nasconde un passato insospettabile: classe 1993, Lewis è figlio d'arte del più famoso Bill Pullman, e a giudicare da 7 Sconosciuti a El Royale percorrere le medesime orme del padre non è stata affatto una scelta avventata, sentiremo ancora molto parlare di lui (per la cronaca, sarà anche in Top Gun: Maverick).
Per gli amanti dei camei, da segnalare la presenza di Xavier Dolan nel ruolo del produttore-padrone di Darlene Sweet/Cynthia Erivo: il regista prodigio di origini canadesi si diverte a dar forma a un uomo graffiante e viscido. Il cast, insieme all'imponente messa in scena di Goddard, donano all'intero progetto una marcia in più, prima che questo perda il controllo ed esca fuori strada.

7 Sconosciuti a El Royale 7 Sconosciuti a El Royale riprende la classica impostazione "a episodi" e si nasconde dietro l'incredibile talento di Drew Goddard, capace di confezionare una messa in scena superba. Peccato però che, in fase di scrittura, il regista dimentichi il cuore, la poesia, rendendo vano qualsiasi sforzo autoriale. Certamente le musiche, le ambientazioni e soprattutto il cast donano un certo fascino alla produzione, ma la freddezza di un finale dispersivo riportano il film a una dimensione più "terrena" e dimenticabile. Lo sguardo di Jeff Bridges e la voce di Cynthia Erivo potrebbero da soli valere il prezzo del biglietto, se cercate emozioni forti però è meglio andare altrove.

6.5

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