Netflix

6 Underground, la recensione del nuovo film Netflix di Michael Bay

Il film con protagonista Ryan Reynolds è uno scatenato ed esplosivo action movie sotto acidi e steroidi, frenetico e davvero esagerato.

recensione 6 Underground, la recensione del nuovo film Netflix di Michael Bay
Articolo a cura di

"Tutti dobbiamo morire, prima o poi. Perché non farlo quando siamo vivi, allora?". Parte da questo piccolo e curioso presupposto il 6 Undeground scritto da Paul Wernick e Rhett Reese (Deadpool, Zombieland) e diretto dall'amato-odiato Michael Bay, che a due anni dal suo ultimo Transformers: L'ultimo Cavaliere torna dietro la macchina da presa finanziato interamente da Netflix. Protagonisti di questo folle e adrenalinico action movie sotto acidi e steroidi sono dei personaggi inizialmente senza nome che hanno scelto di inscenare la loro morte e operare nell'ombra, liberi da ogni morale o legge, con il solo obiettivo di svuotare lentamente "la scatola d'odio del mondo" riempita negli anni da sanguinari dittatori, signori della guerra senza scrupoli, cartelli della droga o leader avidi e opportunisti.

Si chiamano per numero, dall'Uno al Sei come suggerisce il titolo ufficiale, e sono una via di mezzo tra un'allargata famiglia disfunzionale e una squadra speciale particolarmente entusiasta di portare morte e distruzione ai peggiori cattivi del pianeta, con le sue regole, le sue tecnologie e una bella manciata di follia. Sono i Fantasmi, perché la loro missione è tormentare i vivi dall'oltretomba, e come primo obiettivo inquadrano nel mirino un viscido e pericoloso dittatore del Medio Oriente, mettendo in piedi un golpe di proporzioni sensazionali.

I Cleaver

La squadra pensata da Wernick e Reese è composta - ovviamente - da sei elementi, anche se dopo il lungo inseguimento al cardiopalma per le strade di Firenze (che apre il film con una delle sequenze più tachicardiche ed esagerate dell'anno), la storia regala una piccola svolta inaspettata. C'è il Miliardario (Ryan Reynolds), l'Agente della CIA (Melanie Laurent), il Sicario (Manuel Garcia-Rulfo), l'Acrobata (Ben Hardy), il Medico (Adria Arjona) e il Pilota (Dave Franco). I Fantasmi sono stati creati dal personaggio di Reynolds, la mente dietro a questo esuberante progetto di pulizia del male nel mondo, con contatti e risorse per mantenere senza problemi i compagni e organizzare raid o colpi di stato in ogni angolo del globo.
Un po' per la penna del duo dietro a Deadpool ma anche per il gusto stesso di Michael Bay, 6 Underground è un titolo dannatamente divertente e fuori di testa, almeno quando non si prende troppo sul serio. L'alchimia tra i protagonisti è sensibile e palpabile, all'interno del gruppo ci sono dinamiche relazionali che cercano di rendere variegato il comunque esile comparto tematico, aspetto di cui è facile farsene una ragione. Il Miliardario non ama definire i Fantasmi come una famiglia, e se deve identificarsi in qualcosa gli piace pensare a Leave It to Beaver, la famosa siticom in bianco e nero degli anni '50 con protagonisti i Cleaver.

Il rapporto tra i personaggi è acceso, i loro dialoghi scritti per adattarsi alla frenesia stilistica di Bay, che in 6 Undeground prende le lezioni imparate (e impartite) in 24 anni di carriera e le porta al livello successivo, quello del massimo Total Bayhem, senza interessarsi poi troppo delle conseguenze e con un piacere gore accentuato dal controllo creativo concessogli da Netflix.
Non di rado si assiste infatti a uomini spappolati di peso sotto le ruote di una macchina, a decapitazioni, teste che esplodono o bulbi oculari penzolanti, il tutto inserito in un montaggio convulso ed esaltante, che lascia volentieri spaesati, quasi privi di conoscenza, come un improvviso colpo apoplettico.

Bayhem Undeground

Guardare in movimento 6 Undeground è un'esperienza tanto kitsch quanto entusiasmante, senza un attimo di respiro anche quando cerca di raccontare il passato dei protagonisti (forse la parte più debole del film). Dall'Italia all'inventata nazione del Turghistan, i Fantasmi di Bay mettono in scena uno spettacolo davvero niente male, tra corse sfrenate nei vicoli medievali di Firenze, missioni notturne con "cascata" finale e un ultimo atto talmente calibrato all'eccesso da risultare sovrabbondante in ogni suo passaggio.
Nel mettere in scena la missione del Miliardario e del resto del gruppo, Bay adopera anche scelte di stile davvero stranianti, come ad esempio riprendere i personaggi con degli insistiti close up durante l'intero inseguimento iniziale, sfruttare continuamente il rallenty per "entrare" nella distruzione da lui creata, disinteressandosi a ogni tipo di inquadratura stabile. La sua smania, questa agitazione creativa che percorre il corpo autoriale di Bay, è la perfetta controparte artistica della staticità di Roland Emmerich, un altro amante della distruzione cinematografica - anche se più ordinata.
Come sempre, comunque, sorprende e affascina la capacità del regista di Transformers e Armageddon di rendere chiara ogni scena d'azione che appare su schermo, non importa quanto schizofrenica o esplosiva possa essere.

Non passano probabilmente più di sei secondi tra uno stacco di montaggio e un altro, un'esperienza "sovraccarica" quasi quanto Mad Max: Fury Road ma decisamente più grezza, senza alcun tipo di fine artistico di genere. È divertimento e intrattenimento purissimo, che mette in secondo piano persino una figura istrionica e carismatica come Reynolds rispetto alla totalità del progetto, che si configura come uno dei film più enfatici ed esorbitanti della carriere di Bay, un tour de force senza compromessi nel discutibile ma comunque chiaro ideale di cinema dell'Artista della Distruzione.

6 Underground 6 Undeground è uno dei film più enfatici ed esorbitanti della carriera di Michael Bay, sfrenato e senza compromessi, girato inoltre con delle scelte stilistiche davvero curiose. Tra spettacolari inseguimenti per le strade di Firenze fino a "cascate" improvvisate in Medio Oriente, il nuovo action movie dell'Artista della Distruzione vive di una libertà creativa evidente, dall'esaltante apertura fino al sovrabbondante atto finale. Un tour de force che sa essere divertimento e intrattenimento purissimo, almeno finché non sceglie di prendersi troppo sul serio (come spesso accade con i titoli del regista), che regala due ore di Total Bayhem irrinunciabili per ogni amante del genere. Un'esperienza sovreccitante ma grezza, spesso kitsch ma con i suoi validi momenti di sano entusiasmo, particolarmente gore in alcuni passaggi e da vedere con il cervello spento e un defibrillatore accanto.

7

Che voto dai a: 6 Underground

Media Voto Utenti
Voti: 13
5.7
nd