47 metri - Uncaged, la recensione del nuovo shark movie

Johannes Roberts trasforma un'esperienza survival drama in un divertito slasher di serie B che intrattiene più di quanto sperato.

recensione 47 metri - Uncaged, la recensione del nuovo shark movie
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47 Metri: Uncaged è un sequel in forma antologica dell'interessante 47 Metri, dove i due soli punti di contatto sono gli squali e le protagoniste, completamente diverse ma ancora una volta sorelle, anche se non molto affezionate l'una all'altra. Questa volta si chiamano Mia (Sophie Nélisse) e Sasha (Corinne Foxx), sono adolescenti e si sono appena trasferite in una nuova scuola. Non appena arrivate, le due vengono immediatamente prese di mira da un'altra studentessa, una bulletta di nome Catherine (Brec Bassinger), che spinge Mia nella piscina del campus senza che Sasha muova un muscolo nonostante sia presente come spettatrice. Quando il padre delle due sorelle, Grant (John Corbett), viene a sapere dell'incidente, decide di organizzare un viaggio in barca nello Yucatan alla scoperta dei grandi squali bianchi - che lui stesso studia -, sperando che possa essere occasione per le due figlie di legare e creare qualche ricordo positivo.

Una volta sul posto, Mia scopre che anche Catherine e altre amiche di Sasha parteciperanno al tour, ma tutto va in malora quando le ragazze decidono di immergersi nella Laguna Segreta, dove sono sommerse antiche rovine Maya. Restano infatti intrappolate e separate all'interno di queste "caverne" a causa di un incidente, scoprendo in fretta la grande fame degli squali bianchi che abitano ormai da tempo le rovine e ritrovandosi loro malgrado a lottare per la sopravvivenza.

Cambio di regime

Ciò che affascinava di più del primo 47 Metri era questa decisa tendenza a non strafare in nulla, che era al contempo anche il suo principale freno e difetto. Era intrigante l'uso del tempo e della scenografia quasi singola e sommersa e questo continuo gioco di tensione tra claustrofobia e sfortuna che però non portava davvero a nulla, fine a se stesso e all'idea di "trappola in fondo al mare" organizzata dal regista e sceneggiatore Johannes Roberts. Uno shark movie al naturale e un po' atipico, perché concentrato solo ed esclusivamente nel momento di massima angoscia, nell'incontro-confronto tra uomo e squalo trascinato lungo 90 minuti di run time, con un profondo concept survival che comunque non superava in stile e contenuto Paradise Beach, per citare un altro titolo di genere vicino a questa tipologia di dinamiche.
Compresa nell'immediato l'impossibilità di procedere lungo questa traiettoria cinematografica, che altrimenti sarebbe apparsa ripetitiva e con cui, comunque, non si sarebbe potuto continuare a sperimentare più di tanto, Roberts e il collega sceneggiatore Ernest Riera hanno deciso di aprire i confini della sopravvivenza, ingrandire quella piccola e stringente gabbia di metallo del primo film e ampliare i movimenti delle nuove protagoniste, costruendogli intorno una nuova e insospettabile prigione. Il concetto - espresso già in modo esplicito nel titolo - è quello di non confinare più il film all'interno di uno spazio sbarrato ma di estendere i limiti d'azione in una dimensione cinematografica più sbottonata, lavorando intuitivamente con un miscellanea di sottogeneri cugini che spaziano dallo slasher al thriller.

Curiosamente e più di quanto ci aspettassimo, 47 Metri: Uncaged funziona proprio se contestualizzato in questo concetto di partenza, perché ogni altro elemento formativo della storia e dello scontro con gli squali è come un raggio che parte da questo sole intuitivo centrale. È poi chiaro come la trama e le relazioni tra le protagoniste siano puro pretesto per creare un'innocua base empatica da cui generare morte e scompiglio una volta arrivati sul fondo della Laguna Segreta, faccia a faccia con dei predatori secolari solo intenzionati a soddisfare la loro vorace fame animale.

E c'è da dire che nelle parti più selvagge, tra uccisioni e fughe, il film si comporta abbastanza bene, pur dovendo fare i conti con una regia quasi per nulla attenta al dettaglio e una computer grafica che soddisfa appena sufficientemente le aspettative del pubblico. Procedendo lungo questa linea critica, anche le interpretazioni del cast sono svuotate degli elementi più significativi di una performance drammatica (nel primo si avvertiva molto di più questo elemento) e caricate all'eccesso verso una direzione puramente orrorifica, volte a strimpellare note di tensione che però faticano a emergere rispetto alla declinazione slasher di questo sequel.

In definitiva, se cercate un buon compromesso tra shark movie di serie B e intrattenimento da salotto, 47 Metri: Uncaged è un film adatto alla visione, godibile, breve e senza particolari ambizioni. Un morso fugace che non lascia segni ma si fa sentire all'istante.

47 metri - Uncaged 47 Metri: Uncaged di Johannes Roberts estende concettualmente i confini d'azione del primo capitolo della serie cinematografica antologica, espandendo gli orizzonti della sopravvivenza fuori da uno spazio sbarrato e dentro a delle rovine sommerse, prigione diversa ma altrettanto pericolosa. Cambiano protagonisti e dinamiche e anche il genere guarda altrove, oltre il pulp survival e verso tendenze da thriller/slasher più marcato, eppure in questo senso e in alcune sequenze più selvagge il film funziona abbastanza bene, mancando l'appuntamento con lo stile e un pizzico di drammaticità interpretativa in più. Un sufficiente compromesso tra shark movie di serie B e intrattenimento da salotto, come un morso che si avverte all'istante ma che non lascia cicatrici.

6

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