47 Metri: Great White Recensione, quando la noia supera la paura

Lo shark movie di Martin Wilson è il perfetto esempio di cosa non serve a questo sottogenere cinematografico al giorno d'oggi.

47 Metri: Great White Recensione, quando la noia supera la paura
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Tornano gli squali assetati di sangue e di ignari naufraghi con 47 Metri - Great White, di Martin Wilson, un survival movie che abbraccia in toto il mito del grande Squalo Bianco, quello che Peter Benchley a suo tempo definì "l'ultimo drago dell'umanità". Peccato però che il titanico predatore, diventi qui l'ennesimo pretesto per un film che a parte scopiazzare a piene mani dai tanti altri racconti sullo stesso tema, aggiunge ben poco, arrivando infine quasi alla saturazione nella sua goffaggine. Certo sono tempi duri per gli squali, dentro e fuori dallo schermo, se la loro fama di ferocia e crudeltà, è affidata a film così poco riusciti, che più che spaventare fanno tristezza e che non riescono a risultare credibili neppure per un istante.

Un sottogenere cinematografico alquanto particolare

Un pianeta peculiare della galassia horror ed avventura quello degli shark movies, nonché uno dei più discussi, per come dipinge sovente in modo negativo una specie minacciata dall'estinzione. Bene o male quasi tutto pare ruotare attorno a ciò che fu creato dal capostipite osannato nella nostra recensione di Jaws) che lanciò definitivamente la carriera del grande Steven Spielberg, il cui ultimo tassello è fresco nella memoria grazie alla recensione di West Side Story.

Nei decenni successivi, l'eterno confronto tra uomo e natura, ma sarebbe più esatto dire tra mostruosità e razionalità, ha solcato i mari tantissime volte con alterne fortune, che ci hanno regalato cult ed esperimenti cinematografici riuscitissimi, ma anche dato il via, ad epigoni terribile trascurabili. Quattro anni fa, ci aveva pensato Johannes Roberts a ravvivare un po' l'ambiente - e lo ricordiamo grazie alla nostra recensione di 47 Metres Down - , se non altro creando una variazione sul tema che dal punto di vista registico dava molta più centralità alla suspense e al non visto, evitando un eccesso di CGI. Il flebile seguito, che abbiamo analizzato nella recensione di 47 Metres Down Uncaged, aveva deluso molto le aspettative, ma se non altro aveva tentato di rinnovare l'elemento del mistero e del fantasy , senza riproporre una semplice versione modificata del primo episodio. Tutte cose che invece Martin Wilson ha ben pensato di evitare in questa pellicola, che in Italia arriva con il furbesco titolo 47 Metri - Great White, quando in realtà con la saga Roberts (capace comunque di incassare 100 milioni di dollari) questo titolo non ha nulla a che vedere.

L'ennesima disavventura tra mare e pinne

La trama ha come protagonisti cinque ragazzi, intenti ad esplorare una bellissima spiaggia a bordo di un idrovolante. Mentre sono intenti nella Hell's Reef, Kaz (Katrina Bowden), Charlie (Aaron Jakubenko), Michelle (Kimie Tsukakoshi), Joji (Tim Kano) e Benny (Te Kohe Tuhaka) si imbattono inorriditi nel cadavere di Luke, un turista massacrato da uno squalo nell'incipit.

Recuperato il cellulare dell'uomo, vi trovano le prove evidenti che questi era lì in vacanza con la fidanzata, Tracy, il cui corpo però non è sulla spiaggia. Esplorata la barca della vittima alla ricerca di prove e della ragazza, scopriranno troppo tardi di aver commesso un errore fatale, trovandosi in breve tempo alla mercé di un gruppo di squali bianchi sempre più alla deriva e sempre più disperatamente vicini alla possibilità di essere divorati. Se messa così la trama di 47 Metri - Great White vi appare ben poco creativa o innovativa, fidatevi: avete perfettamente ragione. Il film di Wilson è infatti in tutto e per tutto un mix di elementi narrativi presi da alcuni degli shark movies più iconici, mischiati assieme con malagrazia e ancor meno fantasia. Il tutto al servizio dell'ennesimo dramma marinaro, in cui sostanzialmente ogni protagonista è o un aspirante Miss America o un perfetto candidato al ruolo di bagnino in Baywatch, con un set di comprimari sempre uguali, destinati al rituale sacrificio a intervalli regolari. Una formula che evidentemente appare irrinunciabile, perlomeno per chi si fa carico di volta in volta di ricordarci perché siamo terrorizzati dei predatori per eccellenza dei sette mari.

Un iter narrativo già visto e sentito

47 Metri - Great White appare in tutto e per tutto un tentativo maldestro di scopiazzare le trame arcinote di prodotti ben più famosi. In questo caso trattasi del deludente Frenzy del 2018 ma soprattutto l'ottimo The Reef, ad oggi uno dei pochissimi a poter rivendicare il titolo di discepolo di Jaws a pieno merito.

Al di là di una regia assolutamente fiacca, di un cast raffazzonato composto da semi sconosciuti intenti a gridare più non posso ad ogni occasione senza un briciolo di credibilità, così come a mettere in atto tecniche di sopravvivenza tra le più improvvisate che si ricordano, il vero problema è dato dalla scarsissima credibilità della controparte animale. Perché oltre ad una CGI eufemisticamente discutibile, il tentativo di rendere sostanzialmente demoniaco il grande squalo bianco aveva raggiunto l'apice quel piccolo gioiello di tensione ed orrore descritto nella nostra recensione di Paradise Beach).

Qui, invece, ci troviamo di fronte ad un'odissea che vorrebbe essere quantomeno verosimile, ma che inevitabilmente scade nel grottesco, nella parodia involontaria, ed ha alcune soluzioni narrative così forzate da diventare assurde. 47 Metri - Great White è senza ombra di dubbio uno degli esponenti meno riusciti del suo genere, anche confrontato con certi b-movies, che se non altro facevano abbondante uso di autoironia decostruendo i topoi del capolavoro di Spielberg.

A conti fatti, è di gran lunga preferibile recuperare cult come Open Water (tuffatevi nella nostra recensione di Open Water) o Blu Profondo, se non addirittura riguardare con affetto la saga scult di Sharknado. Perché perlomeno saremo sicuri di trovarci risate, divertimento e una sana dose di creatività, piuttosto di un goffo esercizio di "non stile", che tenta persino la mossa ambientalista pur di nascondere la sua vera natura: quella di un'opera che si poteva anche evitare di fare.

47 Metri: Great White 47 Metri - Great White è il classico esempio di b-movie trascurabile all'interno di un genere che ha donato film dimenticabili forse più di ogni altro. Martin Wilson dirige con scarso entusiasmo e credibilità un film fiacco, che sa di deja-vu e ripetitività ad ogni minuto, sovente risultando involontariamente comico. E se l'intento era quello di spaventare non è il massimo del risultato. Un consiglio: recuperate The Reef o addirittura Open Water.

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