400 giorni, la recensione dello sci-fi disponibile su Amazon Prime Video

Quattro astronauti prendono parte a una simulazione con lo scopo di testare l'impatto psico-fisico dei viaggi spaziali, ma scoprono un'orribile verità.

recensione 400 giorni, la recensione dello sci-fi disponibile su Amazon Prime Video
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Quattro austronauti - il capitano Theo Cooper, la dottoressa Emily McTier, Bug Kieslowksi e Cole Dvorak - prendono parte a una missione simulativa sulla Terra, con lo scopo di testare come gli effetti di un viaggio spaziale di lunga durata possano influire sul fisico e la psiche umana. Quattrocento giorni è il tempo che la squadra dovrà trascorrere in una base sotterranea, simile in tutto e per tutto a un'astronave di classica concezione.
Theo ed Emily si sono lasciati bruscamente soltanto pochi giorni prima della loro reclusione e convivenza forzata, ma è soprattutto Cole a manifestare i primi segni di instabilità con lo scorrere del tempo. Una situazione di paranoia che ben presto si diffonde nell'equipaggio, con la squadra costretta a uscire in superficie in seguito a un guasto.

Il seme della follia

Può ricordare per certi versi dinamiche affini a una sfortunata serie tv, durata solo tre puntate per via dei bassi ascolti - quale Ascension - ma qui l'inganno è svelato fin da subito e sappiamo che quella a cui prendono parte i quattro sfortunati protagonisti è una simulazione.
Con l'intento base subito svelato, era fondamentale in fase di scrittura escogitare un altro colpo di scena capace di rinvigorire la narrazione, che dopo la prima mezz'ora iniziava effettivamente a risentire di una certa pesantezza dovuta soprattutto alla scarsa caratterizzazione dei personaggi, ricalcati troppo sui generis per risultare anche credibili.
Se il lato psicologico non convince pienamente, la svolta di metà visione pare instradare la vicenda su territori più inquieti e dal taglio mystery e i dubbi che vengono insinuati creano una sincera curiosità da parte dello spettatore, spinto a sapere quanto stia realmente accadendo.
Peccato che l'inverosimile "resa dei conti" finale e il definitivo epilogo appaiano come una presa in giro, frutto dell'incapacità di chiudere una storia con una spiegazione logica lasciando tutto all'interpretazione dello spettatore.

Ambizioni cadute nel vuoto

Ma Matt Osterman, regista e sceneggiatore alla sua seconda prova dietro la macchina da presa, non è certo David Lynch e nemmeno un emulo minore, e il tempo speso nell'attesa della poi mancata rivelazione risulta amaramente perso.
Laddove potevano emergere scampoli di narrazione alla Solaris (1972) l'autore preferisce imbastire una semplicistica fiera dei luoghi comuni, con tanto di improbabile love-story in crisi tra due degli astronauti. Lo stacco netto fra i vari periodi - si salta di colpo anche di un centinaio di giorni come nulla fosse - non aiuta a comprendere cambiamenti così rapidi e repentini, con alcune false piste introdotte e poi dimenticate come nulla fosse.
In 400 giorni, disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, lo stesso cast si dimostra poco reattivo, nonostante sulla carta fosse ben amalgamato.
Dal Brandon Routh - ex Superman dalla carriera in inesorabile discesa - alla bella Caity Lotz - ben più convincente nei robotici panni del piccolo cult The Machine (2013) - gli interpreti sembrano credere poco a un film che procede per inerzia senza un reale messaggio da trasmettere, pur con tutte le potenzialità a disposizione.

400 giorni Quattro astronauti prendono parte a una simulazione atta a testare gli effetti fisici e psicologici di un viaggio spaziale e per più di un anno devono rimanere confinati in una base sotterranea progettata come un'astronave. In 400 giorni la convivenza forzata mette a dura prova la tranquillità del team e la pazienza dello spettatore, fino al colpo di scena che tenta di rivoluzionare completamente lo schema narrativo. Da metà visione il crescendo di curiosità è palpabile, ma alcune soluzioni forzate e un finale irrisolto, che lascia tutto all'immaginazione del pubblico, appaiono come una sorta di presa in giro che cancella quanto di discreto visto nella precedente mezz'ora. Per un film che vorrebbe volare alto ma rimane maldestramente a terra come i suoi protagonisti.

4.5

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