40 Days and Nights - Apocalisse finale, la recensione del mockbuster Asylum

Il pianeta è vittima di catastrofici eventi climatici e l'ultima speranza per la sopravvivenza dell'umanità risiede in una tecnologica arca di Noè.

recensione 40 Days and Nights - Apocalisse finale, la recensione del mockbuster Asylum
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Un improvviso spostamento della placca tettonica terrestre causa un conseguente innalzamento delle acque e il deserto del Sahara è vittima di un devastante tsunami che trasforma l'intera area in una sorta di vero e proprio mare aperto. È solo l'inizio di una serie di catastrofici eventi climatici che mettono a serio repentaglio la sopravvivenza dell'intera umanità, con cataclismi che cominciano a verificarsi sempre più di frequente in ogni angolo del globo. In 40 days and nights - Apocalisse finale il governo americano ha progettato da tempo in gran segreto un'avveniristica e moderna arca, pensata proprio per soluzioni di questo tipo, che può trasportare centinaia di persone nella speranza di un possibile nuovo inizio dopo la catastrofe che sembra ormai inarrestabile.

Fino alla fine del mondo

Liberamente ispirato dal blockbuster a tema 2012 (2009), 40 days and nights - Apocalisse finale riduce non solo dal punto di vista del budget ma anche da quello narrativo le ambizioni del film di Roland Emmerich, passando dalle nove arche destinate al salvataggio della specie umana a una soltanto, per di più non poi così capiente. Come in piena tradizione Asylum la produzione lascia abbastanza a desiderare dal punto di vista tecnico, con effetti speciali imbarazzanti realizzati in una CG che appare vecchia di lustri ad accompagnare una storia improbabile popolata di personaggi bidimensionali, le cui scelte brillano più per stupidità che per reali scopi scientifici. Novanta minuti di visione in cui i limiti sono evidenti in maniera palese, con tanto di luce solare a illuminare sequenze in cui hanno luogo furiose tempeste ed eventi chiave lasciati fuori campo per l'impossibilità di realizzarli a dovere. La tensione è praticamente assente durante le numerose missioni compiute dai protagonisti per cercare di garantire un futuro migliore, utili a salvare embrioni di razze animali (il recupero di un alveare è al centro di una delle scene più involontariamente comiche), o le disperate fughe alla ricerca della salvezza di imbelli civili, mentre le acque minacciano con sempre maggior violenza l'esistenza del pianeta come oggi lo conosciamo. Il cast si adegua con volti anonimi a sfoggiar interpretazioni altrettanto risibili, dovendo anche sottostare a una serietà di fondo che schiva qualsiasi istinto autoironico di sorta.

40 Days and Nights - Apocalisse finale Quaranta giorni per salvare l'umanità da una catastrofe climatica che ha provocato l'innalzamento delle acque, con una modernissima arca di Noè quale mezzo e luogo in cui salvare centinaia di persone e salvaguardare la specie umana. Mockbuster ispirato al catastrofico 2012 (2009), 40 days and nights - Apocalisse finale segue la tradizione dei peggiori titoli Asylum tra effetti speciali ben sotto la soglia della decenza, svolte di sceneggiatura improbabili e interpretazioni mediocri di un cast di emeriti sconosciuti.

2.5

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