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40 anni vergine, la recensione del film con Steve Carell

Nel 2005 Judd Apatow esordisce da regista con una commedia a sfondo sexy, più sulla carta che nella realtà, diventata a suo modo un cult.

recensione 40 anni vergine, la recensione del film con Steve Carell
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Il cinema di Judd Apatow si ama o si odia, con improbabili vie di mezzo: il regista, attivo fin dagli anni '90 nella produzione (prevalentemente di show comici e televisivi), ha debuttato dietro la macchina da presa nel 2005 con il suo primo, grande successo, capace di lanciare uno stile di comicità inedito sul grande schermo, o almeno mai così d'effetto sulle aspettative del grande pubblico. Da allora si è cominciato a parlare di un vero e proprio "Apatow style", con decine di titoli in cui il Nostro ci ha messo lo zampino anche solo in fase di sceneggiatore o prodotti fortemente ispirati dal suo tipo di frivola leggerezza, sempre sospesa tra un cattivo gusto all'acqua di rose e un rassicurante politically correct. Il film 40 anni vergine racchiude per l'appunto tutte le coordinate tipiche del suo cinema e lo strepitoso riscontro ai botteghini (quasi 200 milioni di dollari d'incasso worldwide) lo ha reso a suo modo un cult di genere.

40 anni vergine

La storia vede per protagonista il quarantenne Andy che, come esplicita già il titolo stesso, non ha mai fatto sesso in vita sua. L'uomo, un vero e proprio nerd, è impiegato come magazziniere in un negozio di elettronica e dopo una partita a poker coi colleghi, la sua verginità viene involontariamente rivelata a tutti. Da quel momento per Andy, che aveva ormai perso le speranze di trovare la donna giusta gettandosi esclusivamente sulle proprie passioni, niente sarà più come prima, con i suoi stessi partner di lavoro decisi a fargli perdere la verginità il prima possibile.
Il protagonista, da sempre intimorito dalle relazioni con le donne, è vittima di situazioni sempre più improbabili e paradossali che sembrano condannarlo a un'eterna illibatezza. Quando un giorno si presenta in negozio la coetanea Trish però, mamma single, Andy comprende che potrebbe essere l'amore a lungo cercato, anche se il destino ancora una volta pare remare contro di lui...

Poco sesso, molte risate

Nelle due ore (venti minuti in più nell'eccessiva unrated cut) di visione i momenti divertenti non mancano di certo, con diverse gag e battute che vanno a segno e provocano istintive risate. A mancare a 40 anni vergine è però una visione d'insieme che esuli dal semplice reiterarsi di siparietti e dialoghi, con la trama principale che risulta fin troppo inverosimile e forzata per convincere anche dal lato emozionale. Apatow calcola con dovizia la messa in scena e lascia a briglia sciolta il suo scatenato cast, con molto spazio lasciato all'improvvisazione degli interpreti, ma come dimostrerà anche in futuro sembra avere il timore di osare su territori effettivamente scomodi, adagiando la narrazione su toni tranquillizzanti scossi qua e là da qualche sussulto più incisivo e ficcante.
Una formula che ha sicuramente funzionato nell'ottenere il gradimento di gran parte degli spettatori, ma che denota tutti i suoi limiti se osservata da un punto di vista più critico: lasciare il sesso, elemento portante della vicenda, in un anonimo secondo piano sembra una soluzione facile e sicura per accontentare tutti.

Il principale problema di 40 anni vergine (disponibile anche su Netflix e Amazon Prime Video) è la latitanza di varietà, giacché a discapito dei vari sketch che si susseguono nel corso del racconto sono non pochi i passaggi ridondanti e ciclici, con il prevedibile lieto fine a coronare questa studiata macchina da facile intrattenimento.
Tolto lo spassoso spezzone musical nell'epilogo e un paio di scene discretamente ispirate ed efficaci dal punto di vista stilistico, l'effetto sorpresa è assente e tutto va come previsto senza troppe tribolazioni di sorta. A rimediare alle mancanze di una sceneggiatura troppo abbottonata ci pensa così la simpatia dell'eterogeneo e numeroso cast, con Steve Carell (anche co-autore dello script, ispirato a un suo numero teatrale) e Catherine Keener sugli scudi a infondere la giusta frizzantezza ai relativi personaggi, rendendo la loro improbabile love-story più coinvolgente del previsto, seppur non scevra da una tipica retorica mainstream.

40 anni vergine Tanto rassicurante quanto calcolato, il cinema di Judd Apatow trova la sua prima incarnazione su grande schermo in 40 anni vergine, perfetto esponente di tutti i pro e contro del regista e produttore americano. Straordinario successo di pubblico, il film con protagonista un perfetto Steve Carell diverte in più occasioni nel corso delle due ore di visione, allo stesso tempo però si porta appresso tutti i limiti di una comicità col freno a mano tirato, timorosa di osare oltre il consentito e fondamentalmente ancorata a soluzioni retoriche e di facile presa sul pubblico medio. Il tragitto verso "la prima volta" dell'alienato protagonista, nerd quarantenne alla scoperta del sesso, convince a tratti e soprattutto grazie all'eterogeneo cast, adagiandosi spesso in soluzioni ripetitive e figlie di un grottesco all'acqua di rose. Il film andrà in onda giovedì 23 gennaio alle 23.40 su CANALE 5.

6.5

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