211 - Rapina in corso, la recensione del film con Nicolas Cage

Una banda composta da ex membri delle forze speciali decide di compiere una rapina dando vita a un estenuante conflitto a fuoco con la polizia.

recensione 211 - Rapina in corso, la recensione del film con Nicolas Cage
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Mike Chandler, ufficiale di polizia, lavora in coppia con il più giovane collega Steve MacAvoy, futuro padre della sua nipotina. Il ragazzo è infatti sposato con la figlia di Chandler, Lisa, la quale però non ha buoni rapporti con il genitore in quanto, durante la malattia poi mortale della madre, l'uomo si è allontanato dalla famiglia. La coppia di agenti deve mantenere in custodia un giovane ragazzo afroamericano che, dopo aver reagito ad atti di bullismo, è stato sospeso dall'istituto scolastico e costretto a osservare da vicino i pattugliamenti delle forze dell'ordine durante i turni di servizio. In 211 - Rapina in corso Chandler e MacAvoy (e il loro giovane "passeggero") sono proprio i primi ad arrivare, casualmente, sul luogo di una rapina in banca con ostaggi organizzata da un team di ex forze speciali armato fino ai denti. I criminali compiono come diversivo un attentato esplosivo a distanza, finendo per attirare su di loro l'attenzione non solo dell'intera polizia locale ma anche quella dei più preparati team di SWAT, dando inizio a un conflitto a fuoco senza esclusione di colpi.

Officer down

Ispirato a uno dei più lunghi e sanguinosi eventi che ha coinvolto la polizia americana, 211 - Rapina in corso viene definito, in una delle tagline indigene, un incrocio tra End of watch - Tolleranza zero (2012) e Black Hawk Down (2001): entrambi paragoni poco coesi non solo per l'assai notevole differenza qualitativa, a netto sfavore del film qui oggetto di critica, ma anche per gli assunti narrativi. Se col primo si può sostenere che al centro della storia vi siano infatti agenti di polizia, il solo ferimento grave di un agente durante il sanguinoso conflitto a fuoco è davvero troppo poco per ricordare il violento cult bellico di Ridley Scott. Pur tralasciando queste forzate similitudini al servizio del marketing, l'operazione mostra fin da subito tutti i suoi limiti con una caratterizzazione forzata dei numerosi personaggi in gioco e un intreccio melodrammatico stonato a imbastirne le relative relazioni, con un accentuato slancio emotivo più artificioso che genuino. Dove i novanta minuti di visione acquistano un minimo di personalità è nella rappresentazione del gruppo criminale, una volta tanto davvero spietato e pronto a macchiarsi di sangue innocente senza remore alcuna, tanto che la resa dei conti finale è stata raramente così catartica.Il regista californiano York Alec Shackleton, la cui carriera dietro la macchina da presa è costellata per la maggior parte di prove documentaristiche, cura discretamente la fase action e le serrate sparatorie che hanno luogo in diversi momenti clou della visione, rapido incipit incluso, riuscendo ad avvincere quanto basta e suscitando una buona dose di suspense di genere. Il cast capitanato da Nicolas Cage, che porta con se il figlio a interpretare uno dei rapinatori, non brilla per intensità e lo sguardo d'insieme è schiavo di una concezione approssimativa che non mette realmente a fuoco le ben più alte aspettative e potenzialità di partenza.

211 - Rapina in corso Nicolas Cage è un ufficiale di polizia che si trova alle prese con una banda di spietati rapinatori, che non esita a uccidere ostaggi e agenti disponendo di un infinito arsenale bellico, in questo thriller ispirato a una storia vera che mette troppa carne al fuoco dal punto di vista narrativo, aggiungendo superflui risvolti narrativi a una struttura base strettamente lineare. 211 - Rapina in corso trova così i suoi unici momenti degni di nota nelle numerose sequenze action, con conflitti a fuoco aspri e sanguinosi realizzati più che discretamente ma incapaci di reggere da soli il peso dell'intera visione.

5

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