Recensione 2001:Odissea nello Spazio Edizione Speciale HD

Esordio eccellente per il film di Stanley Kubrick nel mondo HD

Recensione 2001:Odissea nello Spazio Edizione Speciale HD
Articolo a cura di

Introduzione e note tecniche

La genesi di questa edizione in alta definizione dei film di Kubrick è stata una vera e propria odissea: Warner l’aveva annunciata per settembre, poi per ottobre, poi successivamente rinviata ancora a novembre. Infine ha separato le date di uscita di 2001 Odissea nello Spazio ed Arancia Meccanica fra Blu-Ray (novembre) ed HD-DVD (dicembre), ma questo si è saputo solo il giorno prima della data prevista. Full Metal Jacket ed Eyes Wide Shut sono usciti invece in entrambi i formati. Shining è stato rinviato a dicembre. Si è assistito ad un buffo valzer di date e comunicazioni anche da parte dei più affidabili siti specializzati on-line. C’è anche chi ha ipotizzato un accordo stipulato durante i colloqui Sony-Warner: la casa nipponica, che mirava ad avere l’esclusiva sulla produzione home video per il proprio formato, avrebbe strappato invece un’opzione di anticipo nella pubblicazione dei titoli Warner più importanti in Europa, a favore di Blu-Ray. Ma ad onor del vero, si tratta solo di voci in attesa di conferma.
Abbiamo visionato l’edizione italiana in Blu-Ray. Per l’HD-DVD ci siamo serviti dell’edizione USA, priva di codici regionali come tutti gli HD-DVD, ma purtroppo anche del sonoro nella nostra lingua. Il lettore Blu-Ray è la PS3 aggiornata al firmware 2.01; per l’HD-DVD il lettore Toshiba HD-XE1. Il videoproiettore è l’Epson EMP-TW 1000 full hd, collegato in hdmi, che ha proiettato su uno schermo di 2 metri di base.

Era il 1968....

Il 1968 è ricco di eventi nel cinema e nel mondo: Sergio Leone firma il suo bellissimo e crepuscolare C’era una Volta il West, Gorge Romero realizza il suo capolavoro La Notte dei Morti Viventi. In Italia Pier Paolo Pasolini scandalizza con il suo Teorema, in un panorama che va dallo sfruttamento del filone dei western all’italiana (I Quattro dell’Ave Maria) alla rilettura di Shakespeare (Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli). Il clima da “guerra fredda” porta Hollywood ad esplorare il mondo dello spionaggio (Base Artica Zebra), ad elaborare scenari politici inquietanti (Nei Panni di Pietro racconta l’ascesa al soglio pontificio di un cardinale dell’Europa dell’Est). L’America si trova a fare i conti con la guerra del Vietnam e si affida alla propaganda di una delle sue icone cinematografiche, John Wayne (I Berretti Verdi). Franklin Schaffner prende un racconto di Pierre Boulle, Il Pianeta delle Scimmie, e lo trasforma in una parabola antirazzista, tributo involontario al leader nero Martin Luther King, assassinato in aprile. Anche Robert Kennedy, in giugno, viene ucciso mentre festeggia la vittoria alle “primarie”. La Francia scopre la contestazione giovanile, che esplode con violenza e si propaga in tutto il mondo occidentale. La scienza apre orizzonti impensati: il programma Apollo manda per la prima volta tre astronauti a circumnavigare la Luna (Borman, Lovell e Anders). Lo spazio sembra a portata di mano.
In Europa, un genio scorbutico decide che è ora di cambiare la storia del cinema...

Il film

Fiumi di inchiostro sono stati versati per descrivere questo capolavoro della storia del cinema. Kubrick ci lavorò dal 1965, avviando i contatti con lo scienziato Athur C.Clarke, apprezzato autore di science fiction. I due concordarono di prendere spunto da un racconto di Clarke, La Sentinella, che il regista apprezzò per la possibilità di immettere temi a lui cari, come il risultato finale evidenzia, sul piano socio-politico (il potere, soprattutto quello militare, e le sue paranoie, la manipolazione delle informazioni, la natura violenta dell’uomo), filosofico (la magistrale scena iniziale dove le immagini e la musica rimandano a Zarathustra, e, più sottilmente, a Nietzsche; la trasformazione di Bowman in Bambino degli Spazi, che sa tanto di metafisico) ed estetico. Su questo punto infatti Kubrick più volte si espresse indicando la “parola” come un limite, in senso cinematografico, in questo avvicinandosi ad un altro capolavoro sperimentale degli anni ’40, Fantasia di Walt Disney, indicando come il cinema dovesse essere sintesi di elementi visivi, narrativi, musicali, creando, di fatto un “unicum” peculiare della “settima arte”. In tutto questo si inserisce il piano tecnico: la realizzazione di un film di fantascienza deve tenere conto degli aspetti reali, fisici dell’ambiente che racconta, come ad esempio il fatto che nel vuoto il suono non si propaga, e che le azioni avvengono nel più assoluto silenzio; gli effetti speciali, più che stupire con la fantasia, devono servire a dare un’immagine quanto più realistica possibile di ciò che si vuole rappresentare, prendendo come spunto le fotografie scattate dai satelliti artificiali e dalle missioni spaziali. Quando, in un intervista ad uno degli astronauti del progetto Apollo venne chiesto com’era trovarsi a lavorare nello spazio profondo, la risposta fu immediata: “Esattamente come nel film di Kubrick!”.
Ad aggiungere valore furono le geniali intuizioni del Maestro, come quella di servirsi della musica classica per sottolineare le sequenze di volo ed i momenti topici del film, soluzione assolutamente inedita, presa in corso d’opera e che comportò il licenziamento del compositore scritturato per la colonna sonora. O come quella, celebre e stracitata da molti autori in seguito, di trasformare l’osso scagliato verso l’alto dal primate, prima arma di morte dell’umanità, durante il suo volo, in un satellite dotato di armi nucleari che orbita attorno alla terra (analogo strumento omicida dei giorni nostri). In questo film tutto diventa maestoso, corale, cosmico: il senso di immensità dello spazio è trasmesso con una efficacia sensazionale, ci si sente davvero minuscoli rispetto alla vastità dell'universo, mentre gli interrogativi “escatologici” sul futuro della specie sono proposti in maniera tale da lasciare aperta la discussione. I minuti finali riuscirono a fondere mirabilmente concetti metafisici, avanguardia della rappresentazione visiva e tecnica cinematografica. 2001:Odissea nello Spazio si collocò anni luce avanti rispetto alle concezioni dell’epoca e, incompreso ed osteggiato dalla critica del tempo, si trovò a trionfare sul piano del favore del pubblico, che dimostrò nell’occasione di capirne di cinema più degli esperti. Hollywood gli concesse solo un Oscar tecnico, preferendogli prodotti più “convenzionali”. Rivisto oggi, mantiene la freschezza di allora, si colloca in un luogo senza tempo come fanno solo i capolavori, a mostrare come il cinema possa a pieno diritto essere considerato Arte.

La confezione

Per la versione italiana, Warner si affida alla stessa copertina dei DVD: immagine su sfondo nero, particolare dell’”occhio” di HAL, anziché puntare sulla suggestiva visione del “bambino degli spazi” su sfondo azzurro dei dischi USA, che peraltro compare anche come locandina in diversi siti on-line. Warner ha deciso di non applicare il blocco regionale sui Blu-Ray (gli HD-DVD non ne sono provvisti in origine). La confezione è lo standard amaray in plastica. Estratta la copertina dalla custodia, notiamo che sulla parte frontale, a differenza della maggioranza degli altri titoli, non è presente alcun rimando alla caratteristica HD del prodotto, che identifichiamo per i loghi HD-DVD e Blu-Ray nella parte superiore della custodia, e per un adesivo applicato sul cellophane che avvolge il prodotto. Sul retro della copertina, sono presenti invece tutte le informazioni su caratteristiche ed extra, nella nostra lingua. All’interno, a riprova del lavoro frettoloso, l’immagine che appare sul disco è quella della versione USA.

Il Video

Warner ha optato per la codifica VC-1 ed ha rimasterizzato la pellicola, che viene proposta con l’aspect ratio originale di 2.20:1. Il master si rivela da subito di ben altra natura rispetto a quello utlizzato per la limited edition in DVD del 2001 (anche se dichiarato 2.20:1, tagliava fuori sui due lati una porzione di immagine). Visionate sul proiettore full-hd, le due versioni sono imparagonabili. Dalla prima scena (l’allineamento di sole-terra-luna visto dallo spazio sulle note di Strauss) avvertiamo, nella diffusione della luce dell’astro, una maggiore precisione nella gestione delle sfumature di colore. La scritta dei titoli appare maggiormente definita, e riusciamo ora a leggere agevolmente anche la minuscola sottotitolazione recante le dichiarazioni di copyright. Le immagini girate nel deserto rafforzano l’impressione di definizione elevata ed i colori sono molto più vividi. Sebbene a ben guardare si possa ancora scorgere un leggerissimo rumore video ed un altrettanto esile rinforzo dei contorni, siamo lontani anni luce dalla visione offerta dal DVD, che era letteralmente afflitta da quei difetti. Il valzer dei satelliti con lo shuttle che si appresta a raggiungere la stazione spaziale è una vera gioia per gli occhi: tutto è più dettagliato, definito, preciso, dai particolari della forma dei veicoli spaziali, agli interni dello shuttle, dalle immagini sui monitor, al pianeta ed al suo satellite ripresi sullo sfondo. Anche i quadri delle istruzioni della toeletta spaziale sono ora precisamente leggibili. I particolari emergono, dettagli che prima erano persi nell’impastatura generale si mostrano ora nitidi. La difficile resa dell’accostamento tra rosso e bianco viene risolta con efficacia. Del resto, basta osservare la carrellata sulla Discovery e confrontarla con la citata edizione del 2001 per godere di un dettaglio che non è possibile non apprezzare. L’entusiasmo per la possibilità di “vedere” qualcosa di molto simile al film come fu a suo tempo proposto (e riproposto) in sala si fa finalmente protagonista. Siamo davanti ad una realizzazione di ottima qualità che coinvolge, oltre all’HD-DVD (che dà comunque un’impressione, nel confronto, di un “pizzico” di stabilità in più, di “taglienza” delle immagini, merito forse anche dell’hardware utilizzato per la prova, sebbene vada ricordato che master e codifica siano esattamente gli stessi per entrambi i formati), anche il disco blu, il cui livello medio nelle prime uscite non era stato esaltante. Visionato sul televisore lcd 1080p (sempre con collegamento HDMI) 2001 conferma le impressioni rilevate in precedenza: la minore larghezza del display evidenzia ancora meno i piccoli difetti indicati sopra e si ha un senso di maggiore “compattezza” dell’immagine, anche se abbiamo trovato necessario agire su luminosità e contrasto per correggere la resa un po’ troppo cupa. Siamo, in definitiva, a livelli di eccellenza su entrambi i formati.

L'audio

2001:Odissea nello Spazio fu presentato nel 1968 in 2 versioni: 35mm con 4 canali audio e 70mm con 6 canali audio, cosa stupefacente per quei tempi. Si presta dunque molto bene per una trasposizione in multicanale, anche se non dobbiamo aspettarci le esplosioni ed i panning esasperati di molte produzioni contemporanee.

Blu-Ray offre una serie impressionante di lingue e sottotitoli: l’audio in inglese è in PCM non compresso 5.1 ed è la migliore traccia in assoluto fra quelle esaminate. Nella nostra lingua, come in tutte le altre rimanenti, c’è il “solo” Dolby Digital 5.1. Sembra una scelta di Warner quella di evitarsi in questo modo i costi di produzione per “sottoedizioni” che si differenziano solo per la lingua dell’audio, utilizzando lo spazio a disposizione in più consentito dal formato di casa Sony.

HD-DVD offre la traccia audio in Dolby Digital True HD in Inglese, mentre in Italiano offrirà la traccia Dolby Digital Plus, che nella versione USA non è presente, unitamente a quelle, sempre DD+ in Inglese, Francese e Spagnolo.

Bisogna dire che per apprezzare pienamente la differenza, bisogna dotarsi di impianti “dedicati” in grado di decodificare i nuovi formati audio, dal costo certamente non popolare. Altrimenti bisogna accontentarsi del downsampling, operato dai lettori, che riporta il formato audio ad un livello più “basso”, compatibile con l’impianto che si possiede, od utilizzare le tracce a minore risoluzione. Bene, in questa edizione si apprezza il miglioramento apportato sul versante audio anche “estremizzando” il tutto ed ascoltando in semplice stereofonia: basta provare ad ascoltare l’intervista della BBC agli astronauti della Discovery, dove la collocazione della voce segue gli spostamenti di macchina ed il cambio delle inquadrature. Le musiche, parte integrante e vitale del film, assolute protagoniste in molte scene, sono rese con impatto eccellente (merito anche delle incisioni Deutsche Grammophon utilizzate in particolar modo per Also Sprach Zarathustra, diretta da Karl Bohm, ed il Bel Danubio Blu, con il Mozartiano Von Karajan ad imprimere cadenze e movimenti; il Requiem di Ligeti non è apparso mai così inquietante).

Gli Extra

Sono gli stessi per tutte e due le versioni in alta definizione e compaiono anche nella Edizione DVD uscita ai primi di novembre, per una durata complessiva di circa tre ore e mezza. Tra essi spiccano un’intervista audio sul film rilasciata dallo stesso Kubrick, ed uno dei sei documentari presenti, nel quale registi e personaggi del mondo del cinema, del calibro di Steven Spielberg e James Cameron tra gli altri, si confrontano sul significato del film. E’ possibile ascoltare, durante la visione di 2001:Odissea nello Spazio, il commento di Keir Dullea e di Gary Lockwood, che interpretarono il ruolo dei due astronauti della Discovery.

2001:Odissea nello Spazio Edizione Speciale HD Un'edizione davvero eccellente, che mette d'accordo tutti: amanti del cinema, videofili, audiofili. Anche coloro che cercano qualcosa da mostrare agli amici per far apprezzare il proprio impianto ad alta definizione troveranno pane per i loro denti. Gli extra, poi, sono numerosi, interessanti e di ottima qualità. Un trattamento da capolavoro del cinema, categoria alla quale 2001:Odissea nello Spazio sicuramente appartiene.

9

Quanto attendi: 2001:Odissea nello Spazio Edizione Speciale HD

Hype
Hype totali: 25
76%
nd