1921 Il Mistero di Rookford: Recensione del film di Stephen Volk

1921 Il Mistero di Rookford arriva nelle sale cinematografiche: la recensione di questo nuovo film horror diretto da Stephen Volk.

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"Ghostwatch incuteva un tale terrore nel pubblico che in seguito ne fu vietata la messa in onda, poiché si trattava di uno dei prodotti più spaventosi mai realizzati per la TV. Il pubblico non sapeva se ciò che vedeva fosse realtà o finzione e allora pensai che lo sceneggiatore, Stephen Volk, fosse la persona giusta per lavorare a un film contemporaneo sui fantasmi, un film agghiacciante e inquietante. Stephen poi si presentò con il soggetto per 1921 - Il mistero di Rookford e pensai che la sceneggiatura fosse davvero forte".
Così, il produttore David M. Thompson - il cui curriculum include La promessa dell'assassino (2007) di David Cronenberg e An education (2009) di Lone Scherfig - racconta il suo incontro con lo sceneggiatore Stephen Volk, che i seguaci dell'horror su celluloide avranno sicuramente sentito nominare in quanto curatore degli script di Gothic (1986) di Ken Russell, Il bacio del terrore (1988) di Pen Densham e L'albero del male (1990) di William Friedkin.
Incontro da cui ha avuto origine quello che, ambientato in un'Inghilterra postbellica in cui molti cercano conforto nello spiritismo, rappresenta il primo lungometraggio cinematografico diretto dallo specialista del piccolo schermo Nick Murphy, che ne è anche co-sceneggiatore.

Storie di fantasmi inglesi

Immersa in una grigia atmosfera accentuata dai toni cupi della fotografia di Eduard "Buried-Sepolto" Grau, ne è protagonista la Rebecca Hall di The town (2010) nei panni della giovane Florence Cathcart, la quale, tormentata dalla morte del fidanzato, sebbene s'impegni a smascherare le storie sul sovrannaturale dando spiegazioni di tipo metodico e razionale, si sente costretta ad accettare il compito di indagare sulle presunte apparizioni del fantasma di un bambino a Rookford, collegio situato nella campagna.
Quindi, mentre la vediamo intenta a raccogliere prove scientifiche e ritrovarsi ad essere testimone di un'esperienza che sfida ogni logica, sono le ghost story di matrice iberica alla Jaume Balagueró - con Fragile (2005) in testa - a tornare alla memoria; soprattutto dal momento in cui la donna, confusa e spaventata, per andare in fondo alla questione decide di restare nel posto durante le vacanze natalizie, quando tutti i ragazzi tornano a casa in occasione delle festività, in compagnia dell'infermiera Maud, con il volto della Imelda Staunton de Il segreto di Vera Drake (2004), del bambino Tom alias Isaac Hempstead Wright e del professor Robert Mallory, interpretato dal Dominic West di Punisher-Zona di guerra (2008) e tormentato dalle visioni del passato dopo aver combattuto la Grande Guerra.
Ma, man mano che strani eventi cominciano a susseguirsi e Florence inizia ad essere perseguitata dall'immagine sfocata del fantasma di un ragazzino, quelli che prendono progressivamente forma sono circa 107 minuti di pellicola che risentono da un lato di un classico impianto letterario e dall'altro dei ritmi tipicamente televisivi legati alla principale attività del regista.
Tra eccesiva lentezza narrativa, noia destinata a regnare sovrana e spaventi che latitano, nonostante l'immancabile ricorso all'uso del sonoro per far balzare lo spettatore dalla poltrona.

1921 - Il Mistero di Rookford Lo specialista del piccolo schermo Nick Murphy - il cui curriculum include Occupation e Primeval - passa alla regia del suo primo lungometraggio cinematografico con una ghost story che, seppur di produzione britannica, sembra strizzare non poco l’occhio a quelle sfornate dalla Spagna nel primo decennio del XXI secolo. Il risultato finale, però, immerso in un soporifero tripudio di dialoghi e lentezza narrativa, finisce per puntare soprattutto sulla buona volontà degli attori; rivelandosi un tutt’altro che coinvolgente esercizio di stile alla vecchia maniera (può tornare alla memoria Suspense di Jack Clayton) che non aggiunge nulla al filone, neppure tramite il twist ending. Tanto più che siamo nell’epoca cinematografica che ci ha abituati a spettacoli del calibro di The sixth sense-Il sesto senso (1999) e The others (2001).

5.5

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