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1920 London, la recensione dell'horror disponibile su Netflix

Una principessa indiana chiede aiuto all'amore di gioventù per salvare il marito posseduto da un antico e potente demone.

1920 London, la recensione dell'horror disponibile su Netflix
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In 1920 London Shivangi, principessa della famiglia reale, ha una relazione con il maestro spirituale Jai Singh Gujjar: il loro è un amore puro e senza confini, mal visto però per via della differenza di condizione sociale. Anni dopo Shivangi, andata sposa a Kunwar Veer Singhun, uomo di suo pari rango, si trova a Londra col marito quando riceve in dono un antico medaglione maledetto, contenente l'anima di uno spirito vendicativo che prende possesso del compagno. Quando tutti gli stregoni ed esorcisti si trovano impreparati ad affrontare la potenza del suddetto demone, l'unica soluzione per Shivangi sarà quella di chiedere aiuto proprio a Jai, ancora incapace di perdonarla per il tradimento di gioventù.

Horror made in Bollywood

Terzo capitolo dell'omonima saga numerica, 1920 London (disponibile su Netflix) è un horror che prova a miscelare gli ingredienti cardine del filone con istinti bollywoodiani, tanto che abbondano canzoni strappalacrime e momenti romantici all'interno delle due ore di visione. Un ibrido che, seguendo solo tematicamente i suoi precedessori raccontando una storia nuova di zecca, diventa inizialmente spaesante per il pubblico occidentale, che si trova alle prese con una vicenda di antiche maledizioni e di tradimenti d'amore che, pur non priva di godibili colpi di scena (su tutti quello di metà visione, che ribalta parzialmente le carte in tavola), palesa ben presto le sue debolezze strutturali, tra un compartimento di genere che cita a piene mani dai classici del genere esorcistico (L'esorcista (1973), inclusa l'iconica Spider Walk, è ampiamente copia/incollato in diversi passaggi) e dall'horror moderno, con jump-scare in serie affidati a canoniche soluzioni ambientali, e un menage a trois risultante ben presto stucchevole e improbabile.
Il regista esordiente Dharmendra Suresh Desai ha comunque il merito di operare una messa in scena decorosa, con discreti effetti speciali e soluzioni suggestive (su tutte, pur non originalissima, quella di usare gli specchi come collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti), e di offrire qualche sano spavento, con una gestione tecnica godibile che si destreggia bene tra sequenze ariose e colorate in pieno stile indigeno e altre più cupe nei momenti clou dell'apoteosi sovrannaturale.

1920 London Terzo capitolo, scollegato dai predecessori, di una popolare saga horror indiana, 1920 London coniuga gli istinti tipici del filone, con rimandi alle ghost-story e ai titoli esorcistici, con momenti tipici del cinema bollywoodiano dando vita a un'opera difficile da classificare. Il peggior difetto di un'operazione altrimenti decorosa pur nelle sua evidente stramberia risiede in una sceneggiatura più che improbabile e nelle anonime interpretazioni del cast, davvero poco credibile nel relazionarsi in questo atipico menage a trois di stampo sovrannaturale.

5

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