Intervista Wolf Creek 2: Greg Mclean

Direttamente dall'outback australiano arriva il sadico Mick Taylor, nuovo spauracchio del cinema horror creato da Greg Mclean, artefice del dittico dedicato al letale cacciatore, il quale ci racconta che...

intervista Wolf Creek 2: Greg Mclean
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Nel gennaio del 2005, al Sundance Film Festival di Robert Redford, viene presentato il nuovo film horror dell'australiano Greg Mclean: Wolf Creek. La pellicola, che si lascia apprezzare subito anche dai non appassionati del genere, viene poi proiettata nella sezione Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes e, nel novembre dello stesso anno, riesce ad arrivare anche nelle nostre sale accolta come un grande successo di pubblico e critica. Mclean, infatti, è un giovane e talentuoso esordiente che è riuscito a girare il film in soli 25 giorni, facendo conoscere a tutto il mondo la storia del ferocissimo serial killer Mick Taylor, interpretato da un bravissimo John Jarratt e conosciuto dal pubblico del grande schermo per il suo ruolo da protagonista nel celebre film del 1975 di Peter Weir Picnic a Hanging Rock. Wolf Creek, realizzato con scarsissime risorse, è un low budget senza alcun nome di richiamo nel cast, con un panorama mozzafiato e con una trama non originale nelle premesse quanto nella caratterizzazione.

The Backpacker Murders

Partendo da agghiaccianti dati reali -ogni anno, infatti, in Australia scompaiono nel nulla 30.000 persone, delle quali il 90% viene ritrovato nel giro di un mese mentre alcuni ricompaiono entro un anno e del resto non se ne sa più nulla- Mclean realizza una storia ispirata alla serie di omicidi chiamata "The Backpacker Murders", con riferimento agli avventurosi turisti che, zaino in spalla, si avventurano, spesso sconsideratamente, nel bush australiano. Artefice delle carneficine Ivan Milat, condannato nella prima metà degli anni '90 per l'omicidio di sette autostoppisti. Il vero elemento di forza del film risiede nel fatto che questo non ha nulla a che vedere con i torture porn o i classici splatter. In Wolf Creek, infatti, la violenza c'è ed è assolutamente devastante ma non è mai eccessivamente ostentata. La brutalità dell'opera, difatti, viene accentuata più che dalle scene di tortura (appena accennate) dall'imprevedibilità con cui i personaggi scompaiono nel nulla, spiazzando totalmente lo spettatore.

La preda sei tu

Arriviamo al 2013 e, nel frattempo, di Mclean sappiamo ben poco. Ha girato un altro horror dal titolo Rogue, ma tutti i fan attendono un vero sequel di Wolf Creek. L'autore, che certo non si aspettava di raggiungere un tale successo (il film risulta essere il più alto incasso in Australia per una pellicola vietata ai minori di 18 anni), sembra non comprendere la potenza del suo esordio mentre il personaggio di Mick Taylor pare essere già entrato ufficialmente nell'immaginario horror del panorama cinematografico internazionale. Arriva dunque il momento del tanto atteso sequel. Gli elementi di base rimangono gli stessi: al centro dell'opera c'è ancora l'ancestrale rapporto che lega Mclean al suo Paese e che finisce per sfociare in un dissennato nazionalismo, così come la carica visionaria del paesaggio che diventa un vero e proprio protagonista. Ritroviamo, naturalmente, anche gli ignari ed "innocenti" turisti che si addentrano nei meandri dell'outback australiano ma che si trasformeranno ben presto in vittime della furia omicida del killer: in particolare l'inglese Paul Hammersmith sarà la preda prediletta dell'assassino poiché diretto discendente di quei "bastardi inglesi" che, nel 1786, iniziarono la colonizzazione dell'allora "Nuova Olanda" divenuta, poi, Australia. Wolf Creek 2, presentato fuori concorso alla 71° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, è finalmente nelle sale italiane e il suo regista ci tiene a raccontarci alcune cose sulla sua realizzazione...

Da quanto tempo pensava al sequel?
In realtà abbiamo cominciato a pensare al sequel mentre realizzavamo il primo film. L'idea era quella di creare un personaggio da horror ricorrente, come Freddy Krueger.

In cosa Wolf Creek 2 è diverso dall'originale?
Il primo film giocava quasi interamente su cose sottese, nel senso che la maggior parte dell'orrore e le caratteristiche di Mick erano "implicite". Se ricordate, nel film originale le cose venivano per lo più accennate e non mostrate. Al contrario, per il sequel ho pensato che fosse importante mostrarle e, quindi, in questo film vedrete per esempio dove vive Mick e cosa fa. Per poter descrivere la portata dell'orrore di cui è capace Mick era necessario far vedere tutti gli elementi che nel primo film avevamo dato per scontati; per esempio, era necessario mostrare la sua casa, la sua tana che altro non è che la stanza dei giochi di uno psicopatico. Visto che il pubblico già sa che Mick è il cattivo, è stato necessario costruire il film in maniera diversa, avvertire il pubblico dicendogli che Mick è tornato, prima di dare pieno svolgimento alla storia. Come nel primo film, anche qui il tono è realistico e credibile ma al contempo è molto più cinematografico.

Ci può parlare delle location?
Anche questo film, come l'originale, è stato girato nel sud dell'Australia. E, anche questa volta, volevamo mostrare un paesaggio epico. Ad esempio abbiamo girato qualche settimana a Hawker, una città che è una sorta di porta d'ingresso all'Outback. Ha una posizione unica perché partendo da lì, da qualunque parte tu vada trovi paesaggi completamente diversi: montagne, campi, foreste, deserto. Con mezz'ora di macchina hai a disposizione tutte le location che vuoi. La difficoltà maggiore è stata il caldo: non avevo mai sentito tanto caldo in vita mia.

Come descriverebbe il tema del suo film?
Ritengo che ci siano alcuni parallelismi tra il tema del film e i problemi sociali che il mondo contemporaneo si trova ad affrontare oggi. L'orrore che è al centro del film rappresenta una forma di razzismo che esiste da sempre, con la gente terrorizzata da persone che vengono da paesi diversi. Oggi i media raccontano e mostrano tantissime storie che hanno a che fare con lo stesso tema e in tutto il mondo ci troviamo ad affrontare gravi problemi razziali. Fondamentalmente il film parla di un personaggio che appartiene ad un determinato mondo che viene a contatto con personaggi provenienti da un mondo diverso. Il vecchio che incontra il nuovo, la città che incontra la campagna. Tutte queste nozioni primarie entrano in rotta di collisione. Il film è una sorta di lente d'ingrandimento su questo concetto, vale a dire il motivo alla base della xenofobia australiana.

Qual è la vera essenza di questo forte razzismo in Australia?
Il primo film si limitava ad accennare a questo problema, mentre Wolf Creek 2 è l'occasione per esplorare il tema in profondità portandosi dietro il pubblico.

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