Roma 2014

Intervista Trash: Incontro con il cast

Da dove deriva il successo di Trash? Dai suoi irresistibili protagonisti!

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Non è un caso che Trash sia stato uno dei film più apprezzati e premiati al Festival Internazionale del Film di Roma: fresco, allegro, spensierato nonostante la serietà degli ambienti e delle personalità corrotte con cui si incrociano i giovani protagonisti, è quel tipo di avventura che magari non vorremmo mai vivere, ma che ci riempie gli occhi di quell’azione saturata e febbrile che ci intrattiene e tiene legati allo schermo. Un progetto che, per dare il massimo, doveva essere lasciato nelle mani competenti di qualcuno che vive nel marasma del cinema contemporaneo da anni, con entusiasmo e passione, creando da sempre delle storie uniche e, soprattutto, capaci di comunicare con estrema immediatezza con il suo pubblico di riferimento. Prendere il racconto per ragazzi di Andy Mulligan e lasciare che Richard Curtis lo plasmasse a linguaggio cinematografico era già di partenza una buona idea che, quando si è aggiunto il tocco registico di Stephen Daldry, si è trasformata in questo poliedrico progetto che ha appassionato davvero tutti. E l’entusiasmo della gente per questo film è palpabile anche quando i loro pensieri incontrano quelli del creatori che, insieme al produttore e a Rooney Mara, hanno cercato di raccontare come loro stessi hanno vissuto questa avventura chiamata Trash.

Partire per un’avventura

Non si sarebbe potuto creare questo film senza, ovviamente, le basi create dal libro di Mulligan: “È stato una specie di miracolo. Ho letto questo romanzo di avventura per ragazzi che mi ha interessato molto e ho visto che molti stavano già cercando di opzionarlo per farlo diventare un film. Così ho fatto anche io la mia offerta e ho scritto a Richard ed Emma. Volevo il loro parere, verificare che fosse davvero un bel libro. E nel frattempo ho anche già chiesto a Stephen, per vedere se fossero tutti interessati a partecipare”. Ed è così che è nato Trash. Ovviamente Richard Curtis si è subito lasciato convincere dal tono della storia che gli era stata presentata: “È un bellissimo libro scritto in prima persona e, mentre lo leggevo, intravedevo già le tonalità del film, che abbiamo cercato di mantenere nei momenti in cui i tre ragazzi parlano da soli alla telecamera. È una storia d’amicizia ed era di questo che volevo parlare, più che della giustizia civile e sociale. Volevo dei begli inseguimenti, che per una volta non riguardassero solo mariti che inseguono una moglie durante un matrimonio”. Il passo successivo è stato quello di volare tutti in Brasile, il Paese in cui questa favola era ambientata, e iniziare a chiedersi se il film avrebbe potuto funzionare inserito in quel contesto. “L’ottimismo dei ragazzi con cui abbiamo fatto i workshop in Brasile è stato fondamentale”. Sono i ragazzi il vero cuore di questo film, così come ci tiene a sottolineare il regista Stephen Daldry fin da subito: “I ragazzi sono straordinari. Lavorando sulla storia abbiamo creato una struttura in cui i ragazzi potessero fiorire. Tutto l’umorismo del film è il loro, come il senso di giustizia, la determinazione e la fede nella vita. È il modo in cui vorrebbero il Brasile: volevano parlare del Paese in cui credono e della fiducia che hanno per la trasformazione. Loro stessi vengono da un ambiente che può essere considerato difficile, ma con una comunità molto forte, coerente e intelligente”.

L’influenza del Brasile

Per tutto il tempo della chiacchierata su Trash, tutti si affannano a sottolineare costantemente che il film deve essere visto come un’avventura per ragazzi, come una fiaba costruita al solo scopo di raccontare una bella storia capace di intrattenere. Ma è impossibile non soffermarsi sull’influenza che la situazione del Brasile possa aver avuto sulla lavorazione e sul messaggio della pellicola. “I problemi del Brasile sono molto documentati e questo film non apre nuovi territori. Il senso di giustizia e moralità che vedete nella storia sono quelli radicati negli stessi ragazzi. La storia è però una fiaba, certo gli ostacoli sono enormi e tra questi c’è la brutalità della polizia, ma non è di questo che volevamo parlare. Non è un film che cerca di cambiare il mondo o incidere sulla situazione del Brasile”, dichiara animatamente il regista. Ma i colori, la forza, la vitalità di Trash sono assolutamente brasiliane: “Abbiamo cercato, nella misura del possibile, di farlo essere un film brasiliano. Tutto il gruppo di produzione, la troupe e la maggior parte degli attori erano brasiliani è stata l’esperienza più appassionante della mia vita, nonostante nel momento delle riprese ci siano state anche delle grandi proteste nel Paese. La nostra era una squadra molto creativa e ci siamo veramente appassionati. Sentivamo questo clima di entusiasmo della gente che cercava di cambiare le cose, non abbiamo mai sentito la paura, anzi ci siamo sentiti ispirati. E non abbiamo mai trovato nessuna difficoltà da parte loro”. Forse l’unica difficoltà reale era rappresentata dalla lingua, per quei pochi membri del cast non brasiliani, come confessa Rooney Mara: “La sfida più grande è stata la comunicazione con i ragazzi. Credo fossimo davvero in pochi gli anglofoni ed è stato davvero impegnativo, ma è stata anche la cosa che mi è piaciuta di più di questa esperienza. Anche perché non è che io abbia girato moltissime scene d’azione!”.
Anche se non era il suo obiettivo primario, il film parla comunque di questo Paese; viene naturale quindi chiedersi come Trash sia stato recepito in Brasile. “Il film è uscito in Brasile e il pubblico lo trova molto buffo. Lo vede come una commedia, un film di celebrazione, di speranza. E poi lo slang con il quale parlano i ragazzi fa davvero molto ridere i brasiliani, non so perché”, confessa divertito Daldry.
Allora, se non vuole schierarsi sulla situazione sociale del Brasile, vorrà almeno farlo sul lato ecologico: insomma, il film si intitola Trash ed è ambientato in una discarica! “Alla fine del film c’è anche una scena con una lattina buttata in un bidone, ma è palesemente una battuta! Per girare questo film abbiamo passato molto tempo in una delle più grandi discariche dell’America Latina e anche in molte altre illegali. Era molto organizzata, c’erano dei sindacati! Li abbiamo assunti tutti e abbiamo costruito una nostra discarica, anche perché quelle vere sono piene di rifiuti tossici e ospedalieri, non sono di certo la situazione ideale in cui lavorare. Sono poco igieniche e pericolose. Quindi abbiamo costruito questa nostra discarica non tossica e tutte le case attorno, su imitazione di quelle che avevamo visto fuori San Paolo. Non volevamo di certo bruciare le loro vere case!”. Ma nessuno di loro ha davvero pensato al coinvolgimento ambientale della pellicola, anche se sono tutti molto orgogliosi di entrare, con Trash, nella discussione e contribuire a loro modo.

I veri protagonisti

È stato detto fin dall’inizio, fino allo sfinimento, fino a quando non ce ne siamo davvero convinti: Trash è una avventura per ragazzi ed è dai loro protagonisti che prende la forza e la fiducia verso il futuro. E sono proprio loro, impacciati ed entusiasti per il loro grande debutto cinematografico (e l’inaspettata vacanza in Italia), a dimostrarci che è davvero così. Rickson Tevez, Gabriel Weinstein ed Eduardo Luis: sono loro l’anima di Trash, che ancora si emozionano parlando della prima volta che si sono visti sullo schermo. “Ero nervoso, ma anche felice, mi sono sentito orgoglioso e anche sorpreso”. Ragazzi normalissimi, che conoscono l’ambiente dal quale provengono, così come sono consapevoli della fortuna rappresentata dalla loro partecipazione al progetto, un orgoglio per le loro famiglie e un motivo per essere presi in giro dai loro amici. “I miei amici hanno pensato che fossi ridicolo, che facevo ridere. Pensavano che fosse uno scherzo, ma la mia famiglia mi ha sostenuto molto in tutto il percorso”, inizia Eduardo. “I miei hanno pensato che fossi comico, anche perché ero sempre sporco nel film”, continua Gabriel, “alcune persone non ci credevano che io fossi in un film, hanno cominciato a prendermi in giro. Ma adesso vogliono tutti fare amicizia con me... ma no, io non ci sto!”.
Poche parole e abbiamo immediatamente capito cosa Richard Curtis e Daldry intendessero parlando dell’energia di questi ragazzi brasiliani!

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