Giffoni 2014

Intervista Time Out of Mind: Richard Gere

L'inossidabile Richard Gere torna al suo pubblico e si racconta al Giffoni 2014

Articolo a cura di
Alessandra De Tommasi Alessandra De Tommasi ha avuto il colpo di fulmine per la scrittura quando ha ricevuto in regalo una macchina da scrivere gialla giocattolo, ma funzionante, alla tenera età di 4 anni. L'argomento preferito? I telefilm, a cui ha dedicato (oltre a svariate notti insonni) la tesi di laurea e il saggio per diventare giornalista professionista. In due parole: serial addicted! Se volete, potete seguirla su Twitter!

Dal primo incontro con Akira Kurosawa, ben prima di Rapsodia in agosto, ai consigli ai giovani cineasti: Richard Gere, superospite al Giffoni Film Festival, ripercorre con i giurati le tappe cult della sua carriera.
L’interprete di American Gigolò (presto di nuovo nei cinema con Time Out of Mind) conquista tutte le generazioni presenti al 44° Giffoni Film Festival ripercorrendo i tempi in cui anche lui, come oggi succede ai giovani giurati nei suoi confronti, fremeva d’attesa nell’incontrare i propri miti. Uno di loro è Akira Kurosawa: “Avevo 28 o 29 anni quando a New York è stata organizzata una retrospettiva su di lui. Ero un suo fan, lo consideravo un maestro e sono andato a stringergli la mano. Mi sentivo davvero fortunatissimo per quell’incontro e ricordo che mi sembrava imponente, un gigante, e che per parlargli dovevo guardarlo dal basso. Molti anni dopo un amico mi ha detto di aver trovato la foto di quel momento e me l’ha spedita. Quando l’ho guardata sono rimasto esterrefatto: avevamo esattamente la stessa altezza. Ho capito che ero io a vederlo così enorme, dato che lo consideravo un mito. L’ammirazione cambia la percezione che si ha di qualcuno”.

Il cinema odierno

Rapsodia in agosto, però, il film che avete fatto insieme, non ha riscosso particolari consensi...
Questo non lo so perché non leggo cosa scrive la critica. Posso dire però che lo considero uno dei più grandi maestri, al pari di Fellini, Antonioni, Rossellini e De Sica. Basti pensare che invecchiando non scriveva più i film ma disegnava acquerelli delle scene, molte delle quali sognate durante la notte. Erano talmente dettagliati che gli operatori li mettevano accanto alla cinepresa per usare la stessa inquadratura che lui aveva tratteggiato nelle varie immagini.
Lancillotto ne Il primo cavaliere perseguiva ideali di giustizia, mentre oggi al cinema si vanno per la maggiore sesso e violenza: cosa si può fare per invertire la tendenza?
Io lascerei perdere la violenza e parlerei solo di sesso. So che questi ragazzi, aspiranti filmaker, cercheranno per tutta la vita di rappresentare il sesso ma spero che questo vada di pari passo con l’amore. Detto questo, i film sono fatti soprattutto per il mercato e quando la gente smetterà di andare a vedere stupide pellicole violente allora non saranno più realizzate.

Quali sono i valori in cui crede?
Credo nella pace nel mondo e nel fatto che tutte le creature viventi reagiscono gli uni agli altri, vivendo la stessa vita e contribuendo a mantenere il pianeta più integro possibile. Non sono vegetariano perché mangio pesce, a volte pollo ma non carne rossa. Arriverò prima o poi a smettere di mangiare prodotti di origine animale, ma non lo faccio per motivi religiosi, psicologi o sociali, ma puramente scientifici.

In che modo?
Un amico, studente del Dalai Lama, gli ha chiesto prima di diventare papà cosa avrebbe dovuto insegnare al figlio. Il Dalai Lama lo ha invitato a rispettare gli insetti. Anche loro hanno fratelli, genitori e famiglia, si ingegnano per sopravvivere, anche se a noi sembrano solo fastidiosi.

Il mestiere d'attore

Da ragazzo lei ha lasciato la facoltà di filosofia per diventare attore: perché?
Come studente non ero granché, a differenza di mio figlio Homer, che invece è molto bravo. Ero poco più che matricola all’Università del Massachusetts quando sentivo questo desiderio d’iniziare subito la mia vita, così ho iniziato a fare corsi di regia e ho fatto un’audizione a Provincetown, vicino Boston, per un corso di teatro estivo e mi hanno selezionato. Ecco come sono entrato a far parte di questo circo, per far qualcosa di concreto. E da allora incanalo nella mia professione gli stimoli del mondo esterno.

Come?
L’attore è questo: un filtro e una spugna. Deve dimostrare di essere curioso per esplorare il mondo e poi trasferirlo nell’interpretazione di un personaggio, che altro non è che un essere umano, complesso e misterioso. L’arte, la cultura e gli stimoli esterni vanno restituiti al pubblico con responsabilità e io cerco di fare del mio meglio per essere portavoce.

Cosa consiglia a chi sta per seguire le sue orme d’attore?
Di fare il calzolaio! (Fa una pausa) Non prendetela nel verso sbagliato, ma se non sei ossessionato da questo mestiere allora meglio cambiare aria. E lo dice uno che è estremamente grato per quello che ha ricevuto ma anche consapevole di non meritarlo. Attori migliori di me sono a spasso, ma i fattori in ballo sono vari, fortuna compresa. Una cosa va ricordata: sii un buon essere umano se vuoi diventare un artista speciale.

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