Intervista The equalizer: Antoine Fuqua

Il regista di Training Day ci racconta di Denzel Washington, di armi improvvisate e del suo prossimo remake de I Magnifici Sette

intervista The equalizer: Antoine Fuqua
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Statunitense, classe '66, Antoine Fuqua ci ha abituato a film tutti d'un pezzo, personali anche quando si buttano sull'action (Attacco al potere, King Arthur). Torna ora al cinema con the Equalizer - Il vendicatore, reboot cinematografico della serie tv Un giustiziere a New York, con protagonista uno dei suoi attori prediletti: quel Denzel Washington già interprete tredici anni prima del suo significativo Training Day del 2001. Ecco cosa ci ha raccontato il cineasta di Pittsburgh riguardo alla sua ultima fatica.

Il suo film ci riporta alla mente un filone di revenge movies e action movies degli anni '70/'80 che vide tra i suoi protagonisti Charles Bronson, Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger... La hanno in qualche modo influenzata o ha cercato di trovare una sua via personale?
No, ho cercato di fare qualcosa di mio, sicuramente, non lo considero un vero e proprio revenge movie, anche se chiaramente conosco e apprezzo certi film degli anni '70, soprattutto quando non si trattava solo di sparare in giro in maniera forsennata. Mi piace che la città sia vista come un personaggio a sé, che infonda qualcosa all'atmosfera. Però tutto sommato credo che ad influenzarmi sia stato in gran parte Sergio Leone e il genere western, questi film con il tizio senza nome che arriva in città e non mostra nulla di sé nonostante sia il miglior pistolero in giro. Lui non cerca guai, ma i guai cercano lui.

Il Brico può essere un posto molto pericoloso

In questo genere di film solitamente abbiamo, o almeno avevamo, una certa carenza di eroi neri. Lo stesso protagonista del telefilm a cui è ispirato The Equalizer era un bianco. Ora però abbiamo Denzel, Samuel L. Jackson, Jamie Foxx... ottimi attori che fanno film del genere. Pensa che qualcosa sia cambiato, quindi, da allora?
Probabilmente sì. Comunque voglio mettere in chiaro una cosa: non vedo The Equalizer come un revenge movie. Lui non parte col presupposto di dover uccidere qualcuno, vuole solo sistemare le cose. Ma non parte con cattive intenzioni, sfoderando una pistola. Dà l'opportunità di chiudere in maniera pacifica.
Tornando al discorso degli eroi di colore, Denzel è un ottimo attore, in primis, e non volevo ridurlo in un ruolo unicamente d'azione. Volevo sviluppare il personaggio, trasformare il tutto in un drama thriller con azione al suo interno. E non è una cosa semplice da strutturare. Ci sono molte fasi in cui si parla e basta, del resto. Per me, perlomeno, non è solo un film d'azione. Poi il film è del pubblico e può dargli l'etichetta che vuole. Ma per me non è solo action.

Sì, anche perché pure le scene puramente d'azione non sono solo spettacolari, c'è in qualche modo anche introspezione, accuratezza, verosimiglianza. Anche nelle scene classiche da action movie, diciamo, tipo quando c'è l'esplosione sullo sfondo e Denzel cammina verso lo schermo...
Oh sì, divertente quella (ride).

Come ha lavorato sul bilanciamento tra i toni del film, quindi?
Ho cercato un certo realismo. Ho chiesto consulenza a chi lavora nei reparti speciali dell'esercito spiegando loro le situazioni del film e chiedendo cosa realisticamente avrebbero fatto in una situazione simile. Si può fare del male in modi impensabili. Basta una penna o lo spigolo di questo cellulare. Quindi siam partiti dalla verosimiglianza ma calandola in un contesto cinematografico, dove c'è anche lo spettacolo.

È stata una ricerca in qualche modo divertente quella delle coreografie e dei corpi contundenti più originali?
Be', sì, stavo lì e dicevo: be', stai in questo magazzino al buio, con questi armati di tutto punto e con visori notturni, mentre tu hai solo quello che ti sta attorno... che fai? E mi sono state fatte notare cose solo in apparenza banali, come le possibili fonti sonore di distrazione che è possibile produrre. È stato divertente ma anche spaventoso da scoprire che ogni cosa può essere un'arma del delitto.

Questione di approccio

Abbiamo notato che nel film c'è una grande attenzione verso i tatuaggi e la loro importanza nel mondo criminale, in particolare nella mafia russa. Ha condotto delle ricerche specifiche in proposito?
Sì, ho letto libri, visionato documentari... fotografie, sentito esperti. Poi abbiamo lavorato con degli esperti che ne hanno realizzati di favolosi.

Attualmente gran parte dei produttori spinge per avere dei film PG13, di modo da accaparrarsi un pubblico più vasto possibile. E questo vale anche per i film d'azione con numerose sparatorie, vedasi I Mercenari che hanno abbassato il rating per il terzo capitolo. Per The Equalizer, però, non si sono imposti questi limiti...
Se fosse stato un PG13 avrei dovuto chiaramente girarlo in maniera diversa. Penso che se accetti di fare un PG13 poi devi fare un film che vada davvero bene per i ragazzi, non devi essere ambiguo. Così come se fai un R non devi limitarti. Anche se non mi piace dividere l'audience in fasce d'età.

È comunque una scelta abbastanza marcata per un remake di un qualcosa che risale agli anni '70/'80. RoboCop e Atto di Forza non hanno avuto la stessa fortuna...
Già. Gli Studios chiaramente hanno le loro ragioni. Ma io come regista chiedo solo coerenza a seconda di quello che voglio raccontare. Se il protagonista è un tizio apparentemente calmo e poi esplode in vera violenza ha un suo significato, e in R la cosa si esprime meglio, senza limitazioni. Allo stesso modo, se un film è PG13 non devo per forza tentare di inserire qualcosa che non lo sia. È una questione di complessità.

Parlando di un possibile sequel: se avesse per le mani una buona storia e questo primo film andasse bene al botteghino, le piacerebbe continuare la saga? E cosa le piacerebbe raccontare?
Mi piacerebbe farlo se i produttori vogliono farlo e c'è una buona sceneggiatura alla base. Mi piacerebbe rendere la storia internazionale e non limitarmi agli USA.

Come ha lavorato in rapporto al materiale originale proveniente dal serial? Quanto si è rifatto all'originale?
Non molto. Da ragazzo guardavo il serial insieme alla mia famiglia, mia madre lo guardava, mia nonna lo guardava, ma non mi sono sentito legato da questo.

Il suo prossimo progetto?
Magnificent Seven. Un remake sia dell'originale I Magnifici Sette che de I Sette Samurai. La sceneggiatura è eccezionale, credimi. Se non fosse così non lo farei perché ho un'adorazione per quei film ma quando ho letto il copione mi sono stupito. È una nuova versione, un nuovo modo di farlo. Cominceremo a girarlo il prossimo marzo, con Denzel.

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