The End? L'inferno fuori: la Roma infetta di Daniele Misischia e i Manetti Bros.

In veste di produttori, i Manetti Bros. annientano la capitale con un tremendo virus e lanciano più di una frecciata al mercato.

intervista The End? L'inferno fuori: la Roma infetta di Daniele Misischia e i Manetti Bros.
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Nonostante le apparenze, l'uomo è in realtà un essere fragile, pieno di paure. Dai ragni agli spazi aperti, per non parlare dei cunicoli e degli ambienti chiusi, senza via d'uscita. Soltanto in Italia arrivano a due milioni e mezzo le persone che hanno sofferto o soffrono ancora di attacchi di panico, legati a una qualche comune fobia.
Una di queste può riguardare il rimanere chiusi all'interno di un ascensore: c'è chi cerca di evitarlo, preferendo le più sicure scale, e chi invece "rischia" sperando non si blocchi mai in fase di corsa.
Lo sanno bene i Manetti Bros. e uno dei loro più fedeli collaboratori, Daniele Misischia, che dopo tre anni di aiuto alla regia al servizio del duo, si è ora seduto sulla sedia principale di un progetto tutto suo: The End? L'inferno fuori.
Più che di un film, parliamo di un traguardo, un lungometraggio realizzato in maniera indipendente dalla Mompracem (proprio come il covo dell'imprendibile Tigre della Malesia, Sandokan), la casa di distribuzione fondata dai Manetti per dare alito al "cinema di genere" italiano, anche se i due registi - incontrati alla Casa del Cinema di Roma - ci hanno pregato di "non chiamarlo così".

Serie A e Serie B

"Non amiamo chiamarlo cinema di genere, odiamo questa etichetta" ci hanno detto Marco e Antonio Manetti, "vorremmo abolirla. Esiste soltanto il cinema, che si parli di zombi, del vecchio west, di fantasmi, è semplicemente cinema, così come lo intendono in America. Non ci sono prodotti di Serie A o Serie B. Così come non esiste il cinema d'autore. Se volete intenderlo come un genere, d'accordo, per noi però un film d'autore è un prodotto che un regista ha creato per se, per divertirsi, senza sottostare ad alcuna legge o ricerca dil mercato. In questo senso noi vogliamo assolutamente produrre cinema d'autore, lasciare spazio a registi che vogliono divertirsi prima di far divertire".

I due registi/produttori hanno dunque esordito così, lanciando un paio di frecciate ben precise a un mercato troppo conformista, che forse ha eccessivo timore del pubblico (o poca fiducia?): "Il mercato della distribuzione attuale segue alcune regole in modo troppo rigoroso, non a caso va spesso in conflitto con il mondo della produzione. Noi vogliamo sovvertire tutto e portare The End? L'Inferno Fuori nei cinema il 14 di agosto, senza rischiare di rimanere soffocati da commedie o blockbuster."
"Vogliamo anche sfatare il mito della gente che non va in sala in piena estate. Il nostro film invece è perfetto per il periodo in cui esce, speriamo in un'ottima risposta di pubblico".
Questo ci porta naturalmente a parlare del film, a sentire la voce diretta del regista, soggettista e sceneggiatore Davide Misischia.

Claustrofobia

"Conosco i Manetti da diversi anni ormai, mi hanno dato fiducia dopo aver visto e premiato alcuni miei corti (fan film dedicati a Resident Evil e Silent Hill, ndr), mi hanno fatto diventare assistente e regista della seconda unità. Quando ho tirato fuori dal cassetto la sceneggiatura di The End? L'Inferno Fuori si sono innamorati subito."
"Si parla di gente infetta, di un uomo chiuso in un ascensore, di una Roma piegata da un virus sconosciuto, non mi avrebbero mai detto di no. Qualcuno mi ha chiesto se mi sono lasciato ispirare da Piano 17
(film dei Manetti Bros. del 2005 che vede per l'appunto i protagonisti rimanere bloccati in un ascensore, ndr), in realtà ho scritto questo film molto prima di conoscere il duo, anche se qualche influenza inconscia può essere arrivata. In maniera più lucida invece posso nominare Buried, In Linea con l'assassino, che sono film che adoro. Quando sei chiuso all'interno di una singola location minuscola, non hai molta libertà, qualche similitudine con qualche altro film è possibile."
In The End? L'Inferno Fuori dunque qualcuno rimane chiuso all'interno di un ascensore, e per gran parte del tempo, mentre al di fuori si scatena l'apocalisse: parliamo di Claudio Verona, personaggio interpretato da Alessandro Roja.

Un uomo solo

Roja presta volto e voce a un uomo d'affari antipatico, prepotente ma affascinante, ben conscio delle sue possibilità, che si lascia subito odiare dal pubblico. Con il passare dei minuti però compie un percorso ben preciso, che lo porterà a essere diverso.
"Non amo interpretare personaggi che siano per forza di cose simpatici al pubblico, mi annoiano, preferisco gli outsider. Per divertirmi cerco sempre di essere schizofrenico, il giorno in cui smetterò di saltare da un'emozione all'altra come una scheggia impazzita significa che avrò esaurito tutto ciò che potevo dare."
"Son stato davvero bene con i Manetti e con Davide Misischia, ho letto la sceneggiatura più volte e alcuni momenti mi hanno commosso, non voglio parlare di One Man Show però."
"Non ero solo, oltre ai validi colleghi che ogni tanto entrano in scena, anche gli infetti hanno fatto un gran lavoro, non è facile giocare in modo serio. Sono stato a mio agio durante tutta la lavorazione, anche se è stato stancante. Per accrescere il senso di stanchezza del mio personaggio abbiamo girato anche 18 pagine di sceneggiatura in un giorno, inoltre Daniele improvvisava attacchi per sorprendermi, è stato davvero emozionante."
"Abbiamo lavorato costantemente in nome della realtà, senza mai ingannare lo spettatore, per questo Claudio subisce il rinculo dei fucili, si sporca dalla testa ai piedi e non diventa un supereroe. Al contrario si fa umano. Siamo stati onesti."

Vi abbiamo dunque raccontato di tutti gli elementi principali che compongono The End? L'Inferno Fuori, tranne uno, spesso in disparte eppure fondamentale, Roma. "La capitale è un personaggio principale, assolutamente, era importante per noi localizzare il film, mostrare la nostra città più famosa piena di corpi, distrutta, deserta" ha concluso Daniele Misischia. "Secondo qualcuno è una critica politica e non posso affermare il contrario, sicuramente ho inserito qualcosa nel sotto testo, anche se questo aspetto non prende mai il sopravvento, com'è giusto che sia. Il cuore del film è altrove."

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