Star Wars - Il Mito dai Mille Volti, intervista all'autore Andrea Guglielmino

Arriva in libreria Star Wars - Il Mito dai Mille Volti e per l'occasione abbiamo incontrato il suo autore Andrea Guglielmino.

intervista Star Wars - Il Mito dai Mille Volti, intervista all'autore Andrea Guglielmino
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Dopo l'uscita di Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith nel 2005, dunque con la conclusione ufficiale dell'esalogia pensata da George Lucas, il mondo cinematografico di Star Wars si è fisiologicamente assopito. È sprofondato in un sonno durato ben 10 anni, ovvero finché la Disney non ne ha assorbito i diritti elaborando un piano commerciale a dir poco minaccioso: un film ogni anno a partire dal 2015, alternando capitoli canonici e spin-off di complemento. Con Star Wars: Il Risveglio della Forza siamo così tornati alla galassia lontana lontana che tanto ha caratterizzato la storia del cinema dal 1977 in poi, plasmando una buona fetta della cultura popolare contemporanea. Ci siamo immersi nuovamente in un mondo abitato da centinaia di personaggi più e meno caratteristici, pianeti, navicelle, battaglie e spade laser, godendoci l'intrattenimento di base che è proprio dei prodotti di genere. C'è qualcuno però che ha colto l'occasione per analizzare e raccontare Star Wars e il suo pubblico guardando al fondo delle cose, scardinando la superficie e scavando nei personaggi e nelle situazioni da un punto di vista prettamente antropologico, elevando azioni e significati. Parliamo di Andrea Guglielmino, giornalista, scrittore e fumettista romano che ha scritto un nuovo libro interamente dedicato al mondo fantastico di George Lucas, Star Wars - Il Mito dai Mille Volti, disponibile dal 4 giugno 2018 in tutte le librerie e sul sito dell'editore Golem Libri (dove si può ordinare il volume con un piccolo sconto rispetto al prezzo di copertina). Chi pensa che la saga di recente acquistata da mamma Disney generi soltanto prodotti commerciali, probabilmente sbaglia di grosso.

Un mito contemporaneo

Andrea, il tuo approccio al mondo di Star Wars è quantomai serio, inedito, che guarda le cose in profondità, cosa ti ha spinto a scavare nell'universo di George Lucas?
Sicuramente guardare le cose in modo approfondito è una caratteristica che mi appartiene, è quello che faccio ogni giorno con il mio lavoro, con la cronaca e la critica. Quando sento di avere qualcosa da aggiungere alla superficie, di poter fare un discorso più ampio su un film o su una saga, anche a livello comunicativo, mi piace scrivere saggi di approfondimento. Questo libro poi è uno spin-off, chiamiamolo così, del mio libro Antropocinema, antologia di saggi sul cinema di genere, quindi andare al fondo delle cose è proprio una mia specialità. Nel caso di Star Wars non esiste il concetto di cultura alta o bassa, non c'è un prodotto più superficiale di un altro, ho studiato antropologia e quindi mi viene naturale riconoscere il mito anche in prodotti più popolari. Ogni film poi esiste grazie al suo pubblico di riferimento, quindi io voglio capire a chi parla una determinata saga come quella creata da Lucas, che inoltre ti rende le cose abbastanza facili: racconta di un universo ricco, esteso, attraversa varie fasi, inoltre possiede caratteristiche che sono proprie del mito, in un certo senso. Innanzitutto la storia è ambientata "tanto tempo fa in una galassia lontana lontana", elemento che accosta subito la saga alla fiaba, al "C'era una volta", e poi è estremamente mutevole. A volte cambia in modo impercettibile, altre più radicalmente, di certo parliamo di un universo dinamico, in continuo movimento, esattamente come accadeva con il mito, che deve cambiare perché cambia la storia, è questo il suo paradosso.

Ecco, a proposito di cambiamenti, sembra che le nuove generazioni non amino le grandi rivoluzioni applicate al cinema: ci può essere solo Robert Downey Jr. per Iron Man, solo Harrison Ford per Han Solo, Hugh Jackman per Wolverine e così via, per parlare soltanto di interpreti e personaggi. Nel tuo libro invece, e come hai ricordato appena sopra, si capisce quanto sia importante che un mondo letterario, cinematografico, mitologico cambi continuamente per adattarsi alla cultura popolare. In quest'ottica cosa pensi del nuovo corso di Star Wars? La Disney sta facendo poco, troppo o il giusto?
Penso che la Disney stia passando una fase alquanto schizofrenica riguardo a Star Wars. Partiamo da quello che ha fatto ai supereroi della Marvel, attuando un'opera non di cambiamento ma proprio di sradicamento, strappando il supereroe dal suo ambiente naturale, epico, mitologico per porlo al centro di diversi generi cinematografici, come la commedia. Questo ha permesso anche al grande pubblico che non ha mai letto i fumetti, e mai li leggerà, di apprezzare i cinecomic della Casa delle Idee. È paradossale ma molta gente che ha amato Avengers: Infinity War non ha letto e non leggerà mai Il Guanto dell'Infinito, è interessante e triste allo stesso tempo. In questo senso la formula ha avuto successo perché i fumetti, pur essendo abbastanza popolari, non erano diffusi in modo capillare, non erano conosciuti come Star Wars. Con la saga di George Lucas la Disney si è ritrovata in mano un prodotto sterminato e rischioso, motivo per cui quella legata a Il Risveglio della Forza è stata una grande operazione nostalgia, hanno riscritto Episodio IV cambiando qualche elemento senza osare molto di più. La cosa ha funzionato perché ha legato la vecchia generazione alla nuova, con Gli Ultimi Jedi invece la Disney si è forzata a far qualcosa di nuovo, altrimenti avrebbe annoiato il pubblico, così ha demitizzato l'universo di Star Wars percorrendo la medesima strada battuta con la Marvel.

Hanno realizzato un prodotto dissacrante, pieno di battute, con una deriva parodistica che non si era mai vista prima; c'era molta ironia in Star Wars ma la parodia appartiene più a Balle Spaziali. Prendiamo ad esempio la scena del ferro da stiro: è la macchina da presa che prende in giro i personaggi, non sono i personaggi a essere ironici. Questa cosa non è andata giù a molti, è andata bene per i supereroi ma per Star Wars no. È una saga con cui molti sono cresciuti, che tutti conoscono, le modifiche sono così apparse come una dissacrazione negativa; il grande pubblico invece non conosceva i supereroi originali dei fumetti, quindi anche i cambiamenti più radicali applicati ai cinecomic sono piaciuti senza grossi problemi. Il fan di Star Wars ha una vera e propria fede, dietro i film c'è un culto, cosa che rende ancor più interessante studiare la cosa dal punto di vista antropologico. Dunque, tornando alla Disney, lo studio sta provando a trovare una dimensione ben precisa rispetto a Star Wars ma ancora non c'è riuscito, tanto è comunque sicuro di far sempre un sacco di soldi. Con Solo non sta andando benissimo, hanno sviluppato un prodotto molto classico, carino, c'è però il problema di Harrison Ford che non è più Han Solo.

A Hollywood, lo sappiamo, sono gli attori che spingono i film, anche per questo i cinecomic attirano tantissimo pubblico, perché ci sono le star. Pensiamo ai poster dei film: i supereroi non hanno mai la maschera perché è importante che si veda il volto dell'attore, è questo che porta al cinema la gente, mentre andando in fumetteria troviamo gli eroi perfettamente mascherati perché parlano a un pubblico diverso che vuole le storie e i personaggi. Questo può essere un problema perché quando un attore deve lasciare, pensiamo a Robert Downey Jr. o a Hugh Jackman, gli studi non sanno come fare per lanciare nuovi volti. Sostituire Harrison Ford era un'impresa titanica e gli scarsi risultati di Solo potrebbero essere indicativi, vedremo invece come andrà con il film monografico su Boba Fett, dove c'è molto più spazio di manovra.

Fanservice e rottura degli schemi

Come leggiamo in un capitolo del libro, George Lucas ha sicuramente tratto da Star Wars moltissimi benefici ma anche molteplici problemi. È stato più volte criticato dal pubblico, i più fanatici sono arrivati addirittura a strappargli la paternità della saga, come se una "dittatura mediatica" volesse in tutti i modi cambiare il corso degli eventi narrati. La domanda dunque è: di chi è Star Wars?
Come ricordavamo prima, Star Wars è uno dei pochi franchise, insieme forse al Doctor Who e a pochi altri, per cui da principio il pubblico è stato invitato a partecipare attivamente all'evoluzione. Ricordo che il mio primo approccio con la saga è stato con le action figure, con le maschere, non con i film. Il merchandising è arrivato decisamente prima, si poteva tranquillamente comprare una scatola alla cieca, solo successivamente si badava al pupazzo. Al di là dell'aspetto commerciale, era un modo per dire al pubblico "Tu sei parte di questa cosa", con le action figure potevi decidere tu cosa faceva Anakin o Darth Vader e chi era chi. Non esisteva ancora il canone, persino George Lucas ha pensato a Vader come padre di Luke fra Episodio IV e V, non c'era nulla di preconfezionato, il mondo era in piena fase creativa. Anche quando la saga ha iniziato a prendere forma nella sua interezza, il coinvolgimento del pubblico è continuato senza problemi, almeno fino alla fine della trilogia classica. Quando invece sono arrivati i prequel, George Lucas ha - per certi versi - cancellato tutto ciò che avevano inventato i fan e creato la sua versione della storia - anche con una certa arroganza, come si può capire dalle interviste dell'epoca. In maniera abbastanza irriverente, ha fatto l'esatto contrario di ciò che si aspettavano i fan, non ha fatto ciò a cui Obi Wan accennava negli episodi IV, V e VI. Questo ovviamente ha creato più di un malumore fra gli appassionati. Ora con la Disney tutto è ancora più confuso, è venuta a mancare anche la struttura classica a episodi se vogliamo, nei titoli non trovate più Episodio VII o VIII, sono gli stessi produttori che non vogliono più la numerazione. Si sta andando decisamente verso un'altra fase.

A proposito della nuova fase Disney, i film classici della saga sono usciti a tre anni di distanza uno dall'altro, fra Il Ritorno dello Jedi e La Minaccia Fantasma ne sono passati addirittura sedici. Questa attesa ha in qualche modo aiutato a creare un'aura mitica attorno ai film, li ha fatti diventare eventi, oggi invece si rilascia un lungometraggio all'anno con cadenza meccanica. Questo modus operandi, alla lunga, può stancare il pubblico? Persino Ubisoft - per fare un paragone videoludico - con la saga di Assassin's Creed ha dovuto frenare il ritmo produttivo, rilasciando un nuovo gioco ogni due anni anziché uno per non perdere i fan storici.
Sicuramente la Disney, con la potenza di fuoco che può vantare, ha messo in moto una macchina produttiva micidiale, non penso però che possa essere questo a stancare il pubblico. Il marchio Star Wars ha sempre ottime garanzie, sicuramente troveranno un buon modo per andare avanti - magari per altri settant'anni, anche con un film all'anno, se si trova la chiave giusta. Certo si perde quell'aura di evento attorno a ogni film, anche se in fondo persino il peggior cinico non aspetta altro se non il vedere un nuovo capitolo. Parliamo comunque di un universo sterminato che si adatta a tutto, dalla fantascienza fantasy alla commedia, passando per il film di guerra, il western e l'horror (ci sono delle puntate della serie Clone Wars che somigliano a un horror cronenberghiano); ci sono poi svariati personaggi da approfondire, ad esempio vorrei uno spin-off su Jar Jar Binks anche se non accadrà mai, insomma c'è davvero tantissimo materiale.

Ci salutiamo con una domanda che sembra banale ma che in realtà è molto utile a capire quale fase di Star Wars preferisci: chi ha sparato per primo?
Per me ha sparato prima Han, sono cresciuto con l'Han Solo contrabbandiere della prima versione di George Lucas, anche se poi è stato proprio lui a tradire rimontando la famosa scena della sparatoria. Fortunatamente anche in Solo: A Star Wars Story Han spara per primo, in un certo senso, è stato un ritorno alle origini, un modo per risanare quella frattura e per parlare proprio alle generazioni che sono cresciute con la trilogia classica.

Trovate Star Wars - Il Mito dai Mille Volti di Andrea Guglielmino in tutte le librerie dal 4 giugno 2018, oppure direttamente sul sito dell'editore Golem Libri. La presentazione ufficiale del libro avverrà il 7 luglio 2018 presso il caffè letterario Mangiaparole di Roma, ore 19:30.

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