Sono Tornato: Miniero, Matano e Popolizio raccontano Mussolini a Villa Torlonia

Nella suggestiva cornice del Teatro Torlonia abbiamo incontrato Luca Miniero e i protagonisti di Sono Tornato per parlare della resurrezione di Mussolini.

intervista Sono Tornato: Miniero, Matano e Popolizio raccontano Mussolini a Villa Torlonia
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Il prossimo mese di marzo il nostro Bel Paese tornerà alle urne per scegliere i parlamentari di una nuova legislatura, in un clima alquanto teso e nervoso. Sul piatto infatti ci sono diverse situazioni critiche, dai migranti alle pensioni, passando per i vaccini e le tasse. Le cose che non vanno effettivamente sono molte, ma al di là di chi abbia governato negli ultimi anni, secondo voi cosa penserebbe Benito Mussolini se tornasse in vita a oltre 70 anni dalla sua morte? Partendo da questo strambo soggetto, ispirato direttamente al film tedesco Lui è tornato (Er ist wieder da), Luca Miniero e Nicola Guaglianone hanno provato a dare una risposta in Sono Tornato, film in arrivo nelle nostre sale l'1 febbraio prossimo. Così come cade una goccia di pioggia dal cielo, Benito Mussolini piomba in un parco nel quartiere Esquilino a Roma, trovando attorno a sé ragazzini che giocano a pallone di ogni nazionalità e provenienza - che parlano perfettamente il dialetto romanesco.
Da questo momento inizia per il Duce una nuova fase, la sua resurrezione ha per lui un solo significato: riconquistare l'italica patria e ridare ordine e lustro a una nazione che vive di populismo spinto e poco più. Del film parleremo in dettaglio nella nostra recensione completa, prima però vogliamo raccontarvi di un incontro stampa più unico che raro, nella suggestiva cornice di Villa Torlonia a Roma, residenza del Duce dal 1925 al 1943.

La storia ripete i suoi errori

Ordinati come studenti in gita, abbiamo oltrepassato la villa signorile che ha ospitato Mussolini per quasi vent'anni della sua vita, oggi un museo fra i più visitati della capitale, e abbiamo raggiunto il Teatro Torlonia, situato a pochi metri dalla struttura principale del parco. Un complesso che toglie il fiato, con soffitti e corridoi interamente affrescati, seppur stretti e bassi fino all'arrivo nel teatro vero e proprio. Un ambiente raccolto a forma di mezzaluna che ospita appena 135 spettatori, fra palchetti adornati e colonne ordinate. Una location tanto insolita quanto perfetta ad accogliere regista, sceneggiatore e interpreti di Sono Tornato, ovvero i suddetti Luca Miniero e Nicola Guaglianone, Frank Matano e Massimo Popolizio - quest'ultimo incaricato di donare di nuovo la vita a Mussolini sullo schermo. Partiamo proprio da questo, perché portare su grande schermo un'idea simile?
"La storia non impara mai dai suoi errori" ci ha detto Guaglianone, ormai uno degli scrittori più fecondi del nostro cinema, "ci sono molti italiani che vorrebbero tornare alla dittatura, dimenticando che non esiste mai una seconda chance, semmai si ha la possibilità di fare un errore due volte. Quando abbiamo girato la scena di Mussolini ospite di Alessandro Cattelan, in un programma Sky, non abbiamo detto nulla al pubblico in studio. Volevamo girare tutto al limite della candid camera, infatti le persone erano inizialmente basite, scioccate, dopo 15 minuti però l'ambiente si è riscaldato e la gente ha iniziato a ridere e a chiedere selfie. È questo che ci fa paura, non il ritorno al fascismo che è morto e sepolto, ma il populismo spinto e la memoria corta. Siamo noi stessi che facciamo paura".

Una giornata con Mussolini

Ciò che è accaduto nello studio di E Poi C'è Cattelan è stato soltanto un antipasto, poiché Popolizio ha girato travestito da Mussolini per diverse città d'Italia incontrando riscontri spesso inaspettati. "Per realizzare il film tedesco, l'attore che ha interpretato Hitler ha girato la Germania raccogliendo soprattutto odio e disprezzo. Qui da noi come sarebbero andate le cose?" ha detto il regista Luca Miniero.
"Siamo andati anche noi in giro con Massimo in abiti di scena e ovviamente capitava di incontrare persone disgustate, molte però non vedevano l'ora di farsi una foto, di fare il saluto romano, tante addirittura gli parlavano come fosse davvero Mussolini, pregandolo di tornare. Quello che abbiamo fatto successivamente nel film è stato trasporre la realtà, nulla di più. Qualcuno ci ha detto di essere stati troppo teneri, anche Alessandra Mussolini ha apprezzato il film, ma non abbiamo fatto alcun tipo di apologia, ci siamo dovuti adattare alla realtà."


Due figure complementari

Dal punto di vista storico, effettivamente Hitler e Mussolini erano due figure quasi agli antipodi, nonostante diversi punti in comune. Per questo motivo la sceneggiatura non poteva ricalcare esattamente quella tedesca: "Hitler è stato sempre più diretto nel suo modo di fare politica, con leggi razziali, stermini di massa e tutto quello che sappiamo. Mussolini invece rappresentava l'antipolitica, è riuscito a entrare nell'immaginario popolare come un benefattore, sfruttando argomentazioni che facevano presa sulla gente. La nostra sceneggiatura si è adattata di conseguenza" ha detto sempre lo sceneggiatore romano.
Se Miniero e Guaglianone possono rappresentare generazioni appartenenti agli anni '60 e '70, con Frank Matano diamo invece voce a ragazzi nati a fine anni '80/inizio '90: "Ovviamente non ho vissuto personalmente l'era mussoliniana, ricordo però che mio nonno aveva un sacco di busti a casa, era un fedelissimo. A mio nonno ovviamente voglio bene lo stesso, ma non penso che la dittatura sia la strada giusta oggigiorno. Moltissimi giovani sperano di veder tornare il fascismo, ma magari conoscono solo la superficie del fenomeno perché non hanno vissuto in prima persona quegli anni".

Mai giudicare un personaggio

Se Frank Matano è un giovane e sgangherato regista in cerca di fortuna, a Massimo Popolizio è spettato il compito ben più complicato di interpretare Benito Mussolini in persona: "Mi sono immolato in nome del cinema, è stato semplice e puro lavoro. Quando interpreti Riccardo III non lo giudichi perché ha massacrato dei bambini, non devi mai giudicare il tuo personaggio. Ti devi calare nella parte rimanendo fedele alla sceneggiatura, non puoi fare altrimenti. Sono contento però della riuscita del film, Mussolini ha inventato di proprio pugno la propaganda e oggi, nel 2018, vederlo fare i conti con i media moderni è stato stimolante. Ha avuto a che fare con un pubblico che magari non si scandalizza per i crimini del passato ma diventa matto se si maltratta o uccide un cagnolino, è esattamente questo che è diventata la TV contemporanea".

Subire gli eventi, non risolverli

Sarà dunque molto interessante veder tornare in vita Benito Mussolini, in un mondo che vive di social network e multiculturalità, in cui il panorama politico è quantomai instabile e atipico. "Penso che nessun politico di oggi gli assomigli" ha concluso Luca Miniero, "oggi bisogna badare al politically correct, mentre Mussolini non aveva bisogno di esserlo. Certo oggi rappresenterebbe l'emblema massimo del populismo, nel film non lo vediamo mai proporre soluzioni innovative e funzionali, sa soltanto attaccare, dire ciò che non va bene, ma non sa mai come risolvere le cose. Sta lì al suo posto a vomitare cattiverie ma non propone mai una risoluzione. È questo che ci interessava mostrare, oltre a raccontare come la gente alla fine non lo abbia mai dimenticato, nonostante tutto."

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