ROMA 2013

Intervista Song' e Napule - Incontro con il cast

I Manetti Bros ci raccontano la loro Napoli poliziottesca

Intervista Song' e Napule - Incontro con il cast
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Pianista raffinato e disoccupato, Paco, con le fattezze dell'Alessandro Roja conosciuto soprattutto per aver incarnato Dandi nella popolare serie televisiva Romanzo criminale, entra in polizia tramite raccomandazione, per poi ritrovarsi infiltrato nel gruppo del cantante neomelodico Lollo Love alias Giampaolo Morelli.
La motivazione è semplice: la band si esibirà al matrimonio della figlia di un boss malavitoso, dove, a quanto pare, sarà presente anche un pericoloso killer della camorra ricercato dall'anticrimine.
Chiaro omaggio al filone della commedia poliziottesca che diede popolarità a Tomas Milian nel nostro paese, Song' e Napule è il sesto lungometraggio cinematografico dei romani Marco e Antonio Manetti, ovvero i Manetti Bros che avevamo visto l'ultima volta dietro la macchina da presa con l'horror Paura 3D (2012).
Presentata fuori concorso presso l'edizione 2013 del Festival internazionale del Film di Roma, la pellicola vanta nel cast anche Paolo Sassanelli nei panni di un commissario dell'anticrimine e la televisiva Serena Rossi in quelli della sorella di Lollo Love, approdati nella capitale, insieme ai registi, al co-sceneggiatore Michelangelo La Neve ed ai due protagonisti, per incontrare la stampa.

La polizia s'ingazz'

Questo vostro ultimo lavoro è stato prodotto da Luciano Martino, storico nome del cinema di genere nostrano, recentemente scomparso...

Marco Manetti:
Luciano Martino è stato un produttore che ha donato al nostro cinema una linfa vitale inesauribile. L'incontro con lui ha dato un senso alla nostra carriera, perché il cinema che proponiamo in Italia, purtroppo, non ha la risposta che ci si aspetta da parte del pubblico, ma Luciano è stato capace di guidarci e darci una direzione ben precisa.

Come è nata l'idea di girare un poliziesco a Napoli?

Marco Manetti: A noi piace sperimentare, cambiare genere. In questo caso, il film ha avuto una genesi complessa, in quanto nato da un'idea geniale di Giampaolo Morelli poi sviluppata da noi insieme a lui e a Luciano, come tutti i film che abbiamo fatto fino ad ora. Siamo orgogliosi di aver diretto il suo ultimo film da produttore, tra l'altro molto più suo di quanto non sia nostro.

Allora sentiamo cosa può raccontarci Giampaolo Morelli...

Giampaolo Morelli:
Io sono nato e cresciuto nel quartiere napoletano dell'Arenella e ho frequentato la scuola del quartiere. Ho avuto conoscenze in tutte le classi sociali e, di conseguenza, mi ha sempre incuriosito la reazione che avrebbe potuto avere un napoletano borghese ritrovandosi nella Napoli popolare dei vicoletti, quella che ama tanto i cantanti neomelodici, i quali mi hanno sempre affascinato molto. Ma non parlo di quelli più famosi, parlo di coloro che lottano ogni giorno contro i pregiudizi e vanno avanti con un lavoro spesso denigrato e considerato trash. In realtà, spesso si tratta di musicisti di grande talento. Mi attirava, quindi, l'idea di raccontare il loro mondo e l'universo dei matrimoni napoletani, talmente infiniti che sembrano sequestri di persona (ride).

Non temete che ci possano essere delle polemiche riguardo al tema del legame tra cantanti neomelodici e camorra, di cui si è occupata spesso anche la cronaca?

Giampaolo Morelli:
Personalmente, ho voluto scrivere il soggetto del film proprio per sfatare questo falso mito dei legami tra cantanti neomelodici e boss della camorra. La loro vita è fatta di esibizioni a compleanni, matrimoni e comunioni, quindi, può capitare che si ritrovino a suonare all'interno di eventi legati alle famiglie dei malavitosi, ma, del resto, sono le famiglie più facoltose a potersi permettere di pagare per questo tipo di spettacoli. A Napoli ci sono anche persone che, per pagare il miglior cantante, il miglior vestito e il miglior ristorante, si indebita a vita, perché è una città piena di gente onesta.

Marco Manetti: La nostra è una dichiarazione d'amore nei confronti di Napoli e della cultura popolare. Il crimine esiste in ogni città del mondo, ma non si può identificare un luogo così bello soltanto attraverso le cose negative che lo caratterizzano. Inoltre, in qualche modo spero che Song' e Napule riesca ad aiutare i musicisti e i neomelodici troppo spesso associati al trash e alla volgarità.

Alessandro Roja è un romano che si improvvisa napoletano e poliziotto imbranato...

Alessandro Roja: Interpreto Paco, un ragazzo che sogna di diventare musicista, ma che, nel frattempo, ha dovuto accettare di essere raccomandato in polizia. Paco si sente un po' come un alieno nella sua città natale, ha tentato di dimenticare le sue origini per non soffrire, ma, in verità, lui ama alla follia Napoli e riscopre questa passione proprio quando deve affrontare da vicino la cruda realtà criminale. Comunque, il film riguarda anche i pregiudizi e le difficoltà che troviamo oggi nell'instaurare rapporti d'amore e d'amicizia.

Serena Rossi, invece, interpreta nel film la sorella di Giampaolo...

Serena Rossi:
Io sono contentissima di questa mia prima esperienza cinematografica. Tra l'altro, mi trovo un po' nella stessa situazione di Alessandro, perché come lui, romano, ha interpretato un napoletano, io, napoletana, interpreterò una romana nel Rugantino teatrale con Enrico Brignano.

Cosa pensa Giampaolo Morelli del risultato?

Giampaolo Morelli:
Marco e Antonio erano gli unici che avrebbero potuto raccontare la Napoli che vedo io con i miei occhi, ormai conosco il loro sguardo e lo trovo molto somigliante al mio. Personalmente, non vedevo una Napoli così al cinema dai tempi di Nanni Loy e Song' e Napule racchiude tutto quello che io ho sempre sognato di vedere in un film.

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