Intervista Solo Dio Perdona - Only God Forgives - Incontro con Refn e Jodorowsky

Due maestri del cinema a confronto diretto a Roma!

intervista Solo Dio Perdona - Only God Forgives - Incontro con Refn e Jodorowsky
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Coloro che hanno avuto modo di visionare il violentissimo Solo Dio perdona di Nicolas Winding Refn, secondo lungometraggio del cineasta danese che è riuscito ad avere una regolare distribuzione cinematografica nazionale italiana dopo l'ottimo Drive, del 2011, non possono essersi lasciati sfuggire la dedica che l'autore di Bronson ha posto nei titoli di coda ad Alejandro Jodorowsky, scrittore, drammaturgo e regista cileno naturalizzato francese conosciuto soprattutto per i suoi surreali lavori risalenti agli anni Settanta, da El topo a La montagna sacra.
Lo stesso Jodorowsky che, a ventitré anni da Il ladro dell'arcobaleno, risalente al 1990, è tornato dietro la macchina da presa per occuparsi di La danza de la realidad, ma che abbiamo avuto modo di incontrare presso la Casa del cinema di Roma in occasione dell'uscita in blu-ray - sotto il marchio 01 Distribution - di una collector's edition contenente i dischi dei due succitati film di Refn, corredati di extra costituiti per lo più da interviste e dietro le quinte.
Perché anche Refn è stato presente all'incontro che già è storia e al quale, ovviamente, ha preso inoltre parte il produttore e distributore Fulvio Lucisano, ovvero colui che ha consentito a Drive e Solo Dio perdona di raggiungere i nostri grandi schermi.

Il "piccolo" Nicolas e il suo maestro

Cosa trova a livello artistico Alejandro Jodorowsky in Nicolas Winding Refn?

Alejandro Jodorowsky: Io penso che il cinema sia la forma d'arte più importante, perché contiene tutte le altre, la scultura, la pittura, la letteratura, la poesia, la danza e la musica. Purtroppo, è un'arte che ha finito per prostituirsi all'industria e, in particolar modo, nell'industria americana si è trasformata in qualcosa di assolutamente penoso, perché non si va più al cinema per l'arte, per provare un'esperienza di ricchezza spirituale o psicologica, si entra in una sala, si ammira la tecnica e se ne esce stupidi, come si era entrati. Per anni ho aspettato di incontrare qualcuno che mi ridesse la speranza nel cinema e, un giorno, ho avuto la fortuna di imbattermi in Bronson di Nicolas. Finalmente, mi sono detto che avevo trovato un artista o, comunque, quello che io ho sempre pensato dovesse essere un artista, ovvero una persona coraggiosa e originale. Perché oggi nel cinema ci sono molti imitatori e pochissimi creatori.

Nicolas Winding Refn:
Io sono nato dopo che Jodorowsky aveva cominciato a fare film e, essendo cresciuto a New York, ero a conoscenza di questo suo mito, poi, quando sono stato grande abbastanza per poter guardare i suoi film, mi sono reso conto di quanto fosse speciale e particolare il suo modo di fare cinema e di quanto lui fosse capace di realizzare film così. Non solo da un punto di vista spirituale e psicologico, ma anche dal punto di vista commerciale. Io credo che l'arte sia ciò che evoca pensieri nella mente dello spettatore. Oltretutto, era difficile trovare i suoi film, è un qualcosa che mi sono portato dietro, che ha viaggiato con me.

Nei vostri ultimi film si affronta il rapporto tra un figlio e una madre...

Nicolas Winding Refn:
Io penso ci sia qualcosa di molto erotico per quello che riguarda la propria madre. Tutti gli uomini, prima o poi, hanno comunque questa fantasia e credevo fosse molto interessante fare un film su tale questione estremamente complicata, perché, in un certo senso, l'uomo è eccitato ma, allo stesso tempo, prova repulsione. Quindi, si tratta di una situazione estremamente conflittuale che può renderlo un essere inattivo, incapace di agire.

Alejandro Jodorowsky: Nel mio caso non ho fatto La danza de la realidad come se fossi un adulto, l'ho fatto col mio sguardo da bambino, non era uno sguardo sessuale il mio, è il conflitto tra il padre e la madre, una donna umiliata. Lui è stato allevato da un padre molto rigido e sviluppa valori maschili, ma, a poco a poco, comincia a capire quali siano i valori della madre, che acquisisce maggiori qualità spirituali. Perché il figlio crea un'unione spirituale con lei e diventa il padrone del padre, lo umanizza. Quello che trovo eccezionale nel film di Nicolas è questo richiamo alla tragedia greca che scava nelle pieghe dell'inconscio più profondo, alla ricerca di quelle che sono le nostre pulsioni. Ma non solo il rapporto con la madre, anche il rapporto con il fratello, che è stato il figlio preferito della madre. È un film ricchissimo di significati inconsci, secondo me il suo miglior film. È girato quasi tutto di notte, e la notte è l'inconscio.
Noi amiamo entrambi la violenza e la vediamo come una forma d'arte. Nel suo film ci sono momenti di una violenza incredibile, ma di estrema perfezione, non è la violenza volgare del cinema americano e di tutti coloro che lo imitano, non è la violenza idiota dei film cinesi. C'è anche un combattimento tra l'uomo e Dio, anche se, in realtà, si tratta del capo della polizia. Ora Nicolas dirà che non è vero nulla di ciò che ho detto, ma questa è la mia interpretazione (ride).

Nicolas Winding Refn:
È tutto vero (ride).

Alejandro Jodorowsky: Drive è un film che si capisce subito, ma lui con Solo Dio perdona non è rimasto a quel livello, è voluto andare oltre ed ha fatto un lungometraggio che va digerito, non immediatamente chiarissimo, va ricreato, ciascuno di noi deve ricrearlo. Se si guarda La Gioconda, ci si domanda per quale motivo sorrida: questo è il lavoro cui deve dare vita l'arte.

Perché Dio canta al karaoke in questo film?

Alejandro Jodorowsky:
Perché è una cosa che facciamo tutti, tutti ripetiamo, siamo tutti nel karaoke.

Solo Dio perdona può essere considerato, come El topo, un western allucinato?

Alejandro Jodorowsky: Io direi che è più un poliziesco, un noir, non un western.

Nicolas Winding Refn: Io credo che parte del mito di questi personaggi larger than life contenga aspetti che hanno a che vedere con il western, anche se non sono un grosso fan del genere. Mi piacciono gli spaghetti western, ma ciò che mi interessa, fondamentalmente, è la modernità.

Cosa ha mutuato primariamente Refn da Jodorowsky
?

Nicolas Winding Refn:
Io ho rubato moltissimo da Jodorowsky (ride), anche se devo dire che è impossibile rubare da lui, non si riesce neanche a imitarlo. Sicuramente, sono stato molto ispirato da lui e credo che il nostro rapporto sia cambiato quando io ho trovato il modo per poter utilizzare quelle che sono le mie esigenze, i miei bisogni personali. La prima volta che ci siamo incontrati fu a Parigi, io ero a Los Angeles per girare Drive, ma, attraverso una serie di conoscenze, ho saputo che lui sarebbe stato disposto a incontrarmi se io fossi capitato nella capitale francese. Quindi, ho preso un aereo e sono andato a cena a casa sua, abbiamo parlato di tantissime cose e lui mi ha fatto i tarocchi. Io ero indeciso se fare Drive, se sarebbe stata per me la scelta giusta, e lui mi disse che io con quel film avrei viaggiato. Ha avuto ragione, perché, mentre lo facevamo, tutti pensavano che sarebbe stato un fallimento, invece il film mi ha portato in giro per il mondo. Poi, quando si è trattato di girare Solo Dio perdona, lui mi ha rifatto i tarocchi e mi ha detto che il film dovevo farlo, non avevo altra scelta e avrebbe avuto successo soltanto se non ci avessi pensato. Quindi, ho smesso di pensarci e, in questo modo, lui è stato per me una grandissima fonte d'ispirazione. Quando ho saputo che dovevamo vederci qui a Roma, l'ho chiamato per dirgli di portare le carte, perché avevo una serie di domande importanti da fargli (ride).

Alejandro Jodorowsky: Però ha dimenticato di raccontarvi che, quando fece Drive, mi disse che aveva paura di Hollywood, ma io lo rassicurai dicendogli che i produttori sono solo uomini d'affari, vogliono esistere e vengono da te per chiederti in continuazione di cambiare qualcosa del film. Ma tu fai quello che vuoi, tanto dimenticheranno cosa ti hanno chiesto di fare (ride).

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