Intervista Run All Night: Intervista a Liam Neeson

Il mitico protagonista di tante pellicole leggendarie ci parla del suo ultimo ruolo nel film di Jaume Collet-Serra, della sua carriera nel genere action ma anche della sua esperienza nel nostro Paese...

intervista Run All Night: Intervista a Liam Neeson
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Prima di appendere al chiodo il cappello da action hero, Liam Neeson è pronto a stupire ancora una volta il pubblico con Run All Night - Una notte per sopravvivere, ora in tutte le sale per Warner Bros. L’abbiamo raggiunto a Madrid in occasione della première spagnola per parlare con lui di questa fatidica data di scadenza sul capitolo d’azione nella sua carriera. E non solo: la pellicola ha un lato da family drama che permette d’indagare un risvolto molto umano di quest’artista. Chi ha visto qualche sua intervista sa che questo gigante irlandese di quasi due metri dispensa raramente sorrisi (mentre nel video che vi proponiamo accade, eccome...) e ancor meno digressioni private. A scoraggiare domande indiscrete, d’altronde, come se la stazza non fosse sufficiente, ci pensa la solennità con cui approccia l’interlocutore. Niente pacche sulla spalla - neppure ai colleghi maschi - né battute per rompere il ghiaccio: prima di rispondere fa delle pause che sembrano infinite e fanno temere il peggio. L’incubo di ogni reporter è quello di urtare la suscettibilità dell’artista o toccare un nervo scoperto, per poi essere tristemente cacciati dalla stanza. Liam Neeson non lo farebbe mai perché ha un garbo e un’educazione d’altri tempi. Ma non fatelo arrabbiare: sul grande schermo abbiamo spesso visto che chi lo fa non finisce bene...

Jimmy's Legacy

Jimmy, come tutti, è preoccupato del retaggio che lascerà al figlio, tanto che gli dice - e cito testualmente: “Voglio per te una vita migliore di quella che io ho scelto per me stesso”. Qual è l’eredità che vorrebbe lasciare lei, come essere umano?
Credo che parlare di eredità voglia dire coinvolgere il proprio ego e l’ego è davvero pericoloso quando cominci a metterlo nero su bianco (letteralmente fa il gesto dello scrivere a macchina perché parla di “typing”, ndr.). L’eredità... fammi pensare... ho fatto dei film, di alcuni ne vado fiero, e quelli penso siano una specie di eredità artistica: sicuramente Schinder’s List, Michael Collins e un paio d’altri... spero anche Run All Night.

Come si relazione all’aspetto di family drama del film? Crede che essere padre sia il lavoro più difficile al mondo? Prendiamo Jimmy: di lavoro fa il killer eppure quello che gli riesce più complicato fare è proprio il genitore...
Sono perfettamente d’accordo. Essere padre, ma anche madre, è molto, molto pesante, molto, molto difficile, per le responsabilità che comporta, ma la decisione che ha preso tempo prima Jimmy riguarda il fatto di tenere alla larga il figlio da questa professione tremenda a cui si è votato, uccidere la gente. Dal suo punto di vista, si tratta di un gesto d’amore prendere le distanze dal figlio e tagliare i ponti del rapporto.

When in Rome...

Peccato che abbia deciso di lasciare a breve il mondo degli action movie, perché Run All Night è davvero buono... Ne è sicuro?
Ma sì, dai, al massimo un paio d’anni mi pare equo. Altrimenti diventerei troppo vecchio, non mi piacerebbe diventare una di quelle star action che si tingono i capelli di nero per sembrare più giovani. Non vorrei proprio arrivare a tanto.

Jimmy, per proteggere il figlio Mike, è pronto a tutto... lei come si è rapportato a questo suo temperamento?
Per via della sua “professione” è capace di indossare una maschera di grande forza ma è vulnerabile e anche molto sensibile, penso. Mi sembra problematico trovare un equilibrio per questi due lati del suo carattere. Lui e Shawn, il personaggio di Ed Harris, hanno servito insieme nella guerra del Vietnam ma il film non esplora quel lato della storia. Tutti, di ritorno da un conflitto del genere, tornano a casa cambiati in una qualche misura, e sono pochi quelli nella società che possono empatizzare con quest’uomo e con quello che ha passato... io usato questa chiave di lettura per avvicinarmi a lui e ho letto un bel po’ sull’argomento, sui veterani del Vietnam e sulla guerra, per dar vita alle sfaccettature del personaggio.

Più di una volta ha girato film in Italia. Ha un ricordo o un motivo particolare per cui si sente legato al nostro Paese?
Mio figlio maggiore è stato battezzato lì, appena fuori Roma, e poi girare a Cinecittà Gangs of New York è stata un'esperienza grandiosa. Già solo per il fatto di essere al cospetto di questi studi storici, ripensare a Fellini e a tutti i grandi film che sono stati girati lì era motivo di esaltazione ogni mattina. Chiaramente il cibo non è niente male, sai?! È davvero una gioia essere lì... e anche un paio d’anni fa ho girato un altro film da quelle parti: Third Person. È stato adorabile poterci tornare, anche se hanno ridimensionato il set di Gangs of New York, che però è ancora lì...non vedo l’ora di tornarci, che città spettacolare!

La aspettiamo!
Ci rivediamo lì!

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